Nei Palazzi delle Poste degli anni Trenta un patrimonio artistico straordinario: è il Futurismo che guarda alle comunicazioni

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Giuseppe Botti, Roma

C’è un patrimonio artistico che parla di un periodo storico molto controverso della storia italiana moderna, ma per certi versi molto dinamico dal punto dell’espressione culturale. E che inevitabilmente si coniuga con l’architettura. Le opere sono quelle riconducibili al Futurismo e il patrimonio in questione è nientemeno quello di Poste Italiane. I grandi Palazzi delle Poste costruite intorno agli anni Trenta del Novecento racchiudono testimonianze preziose, quasi sempre sconosciute ai più. Una mostra ha riacceso i riflettori su questi lavori.

 

(TurismoItaliaNews) Il Futurismo, soprattutto nel dopoguerra, è stato spesso relegato in una sorta di limbo che è arrivato persino a negare il suo valore, soprattutto per la sua contemporaneità al fascismo. Tuttavia questo è un dettaglio che non rende giustizia (ed anzi ne falsa i contenuti) ad artisti di grande valore come Giacomo Balla, Tommaso Marinetti, Duilio Cambellotti, Filippo Tommaso Marinetti, Mario Sironi, Fortunato Depero, Benedetta Cappa Marinetti.

Nell’anno della celebrazione del centenario della morte di Umberto Boccioni, Poste Italiane bene ha fatto a realizzare la mostra “Futurismo e Comunicazione” che, attingendo dal proprio archivio storico, ha riportato all’attenzione uno straordinario patrimonio che spazia trasversalmente fra arte, architettura, design, scienza e tecnologia. Un insieme che fra le due guerre si è ritrovato nell'universo delle Poste e delle Comunicazioni. Ad occuparsi dell’esposizione (presentata con successo al Salone internazionale del francobollo “Italiafil 2016” svoltosi a Bologna) sono stati Federica Albanesi, Federica Cosenza, Mauro De Palma e Chiara Pisana con l’allestimento curato da Enrico Celani. Il sottile filo rosso che lega il tutto alla filatelia è fin troppo evidente.

La mostra è un viaggio attraverso tre Palazzi delle Poste emblematici ed esemplari. Perché? Lo spiegano bene i curatori: “Filippo Tommaso Marinetti, autore nel 1909 del Manifesto futurista, Mario Sironi, Fortunato Depero spediscono cartoline su cui tracciano schizzi o veri e propri disegni, collage e composizioni grafiche, dando vita così a primi esperimenti di mail art. Scienza e tecnologia producono un'accelerazione nella comunicazione. A Roma, Milano, Napoli lettere e telegrammi viaggiano all'interno di bossoli che vengono sparati nelle condutture sotterranee della posta pneumatica che mettono in rete gli uffici postali della città”. E ancora: “Nuovi mezzi di trasporto affiancano e sostituiscono in misura sempre maggiore i vecchi battelli a vapore, i carri trainati da cavalli. Ci sono ora transatlantici che solcano i mari e che, oltre a merci e passeggeri, trasportano lettere, pacchi e cartoline. Le tradizionali vie della posta, punteggiate da uffici e ricevitorie postali, ora sono sempre più attraversate da auto, omnibus e treni. Per il trasporto di corrispondenza e giornali altre vie si dipanano in cielo, dopo il primo importante esperimento di posta aerea, nel 1917, sulla tratta Torino - Roma, immortalato anche dalla prima emissione al mondo di un francobollo dedicato a questo nuovo servizio”.

L'archivio storico di Poste Italiane
La nostra memoria

L'Archivio Storico di Poste Italiane è la memoria dell'identità aziendale e opera per preservare e valorizzare il patrimonio storico, culturale e artistico di Poste Italiane attraverso un delicato lavoro di raccolta, digitalizzazione, catalogazione, comunicazione e divulgazione. Conserva 50.000 fotografie; 400 filmati, dal secondo dopoguerra; oltre 80.000 fascicoli del personale, dagli inizi del secolo scorso; la documentazione sugli uffici postali delle colonie; un'ampia raccolta di Bollettini Postali; le Relazioni Statistico-finanziarie, equivalenti alle attuali Relazioni di Bilancio, sin dalla prima pubblicata nel 1864.

“Una rete wireless di comunicazione – spiegano ancora i curatori della mostra ‘Futurismo e Comunicazione’ - si diffonde nel mondo con il telegrafo senza fili (o radio-telegrafo) di Guglielmo Marconi i cui studi portano alle trasmissioni radiofoniche e preannunciano quelle televisive. Le nuove vie e i nuovi strumenti del comunicare, insieme ai nuovi mezzi di trasporto, suscitano l'entusiasmo dell'avanguardia artistica. Si afferma una nuova corrente, l'aereo-pittura che raffigura fantasmagoriche prospettive di città industriali riprese dall'alto, come nei francobolli disegnati da Giacomo Balla nel 1923. Architetti e ingegneri come Giuseppe Vaccaro, Adalberto Libera, Marcello Piacentini, Mario Ridolfi, Angiolo Mazzoni, Roberto Narducci, Cesare Bazzani, Franco Petrucci, ognuno con il proprio stile e la propria visione, progettano Palazzi delle Poste che lasciano un segno nella storia dell'architettura del Novecento, anche grazie agli arredi di design e alle opere d'arte che accolgono. Tutto questo si concentra al massimo grado in tre dei numerosi Palazzi delle Poste progettati dal bolognese Angiolo Mazzoni, ingegnere e architetto del Ministero delle Comunicazioni, e nelle opere d'arte che commissiona ai suoi artisti futuristi prediletti, suggerendone il tema: la comunicazione, le sue vie, le sue forme, i suoi mezzi di trasporto”.

In quello di Palermo, con cinque grandi tele di Benedetta Cappa Marinetti (moglie di Tommaso Marinetti) allegorie delle comunicazioni, folgorante manifestazione di aero-pittura; in quello di La Spezia, con circa 200 metri quadri di mosaici futuristi di Luigi Colombo (Fillia) e di Enrico Prampolini (della cui morte ricorre il sessantesimo anniversario) sul tema della vie del cielo e del mare (ma compaiono anche quelle terrestri) e in quello di Trento (dove Mazzoni ha riplasmato un preesistente Palazzo delle Poste austroungariche), con tre vetrate di Enrico Prampolini, allegorie futuriste della Posta, del Telegrafo, del Risparmio. Opere che si caratterizzano per una “caleidoscopica esplosione di colori – per dirla con le parole dei curatori della mostra - che ritroviamo, per esempio, nel Palazzo delle Poste di Palermo, con pareti rivestite di marmo rosso, pavimenti con intarsi di marmo giallo, polvere rossa ricavata dal marmo Li Vigni sulla volta, lastre di marmo grigio, strutture tubolari anticorodal, vetri prismatici, sgabelli in rame. In questi Palazzi, scrive il pittore Fillìa, si respira la nuova bellezza dell'estetica del nostro tempo”.

Il foldel filatelico che Poste Italiane ha dedicato al Futurismo

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