Da Sentinum a Sassoferrato: nel Museo Archeologico i reperti raccontano l'antica “Battaglia delle Nazioni” dei Romani

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Giovanni Bosi, Sassoferrato / Marche

Sassoferrato, in provincia di Ancona sul confine con l’Umbria, per la sua posizione incuneata nell’Appennino ha avuto una storia che si differenzia da quella di altri centri marchigiani. I reperti provenienti dall’antica città romana di Sentinum documentano il suo passato, incluso il famoso episodio della “Battaglia delle Nazioni” del 295 a. C., raccontata da Tito Livio nella sua Storia di Roma.

 

(TurismoItaliaNews) Un contenitore storico per reperti che parlano di storia. E’ il Museo Civico Archeologico di Sassoferrato, allestito all’interno del Palazzo dei Priori, un edificio costruito nel 1355 in seguito alla nascita del libero Comune. E’ qui che in quattro sale possono essere ammirati i reperti tornati alla luce durante diverse campagne di scavo nel vicino Parco Archeologico di Sentinum, l’ultima delle quali ha visto collaborare insieme il Comune di Sassoferrato, la Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche e le Università di Urbino e Genova.

Al piano terra sono situati la biglietteria, il bookshop e la sala che illustra con un plastico ricostruttivo la “battaglia delle Nazioni” svoltasi nel 295 a. C., al termine della terza guerra sannitica. Un’ampia scalinata , che conserva ancora i gradini in pietra dell’originaria struttura del Palazzo dei Priori, conduce alle sale del primo piano con esposizione tematica dei reperti. Sulle pareti sono murati alcuni stemmi che appartenevano al potestà dell’antico Comune e uno di Papa Paolo V che ricorda la sua visita nella città. Le sale principali di questo settore del Museo sono connotate dalla presenza di pavimenti a mosaico e l’allestimento riproduce idealmente l’ingombro dei muri delle stanze in cui si trovavano in origine.

I reperti illustrano diversi aspetti della vita quotidiana e della società nell’antica città romana di Sentinum. Dall’ingresso si accede alla sala delle sculture dove sono esposte teste e dorsi di statue di marmo. Sempre nella stessa sala, sono alcune grandi epigrafi su marmo e la riproduzione delle tre lastre bronzee su cui è scritto il testo di documenti ufficiali con cui le associazioni dei commercianti di Sentinum e Ostra conferivano a personaggi di spicco della città il titolo di patronus, cioè il protettore. Di qui, si accede alla sala di nuova costituzione dedicata ai reperti che attestano la frequentazione del territorio sentinate in epoca preistorica.

Nella sala successiva è il mosaico pavimentale raffigurante il ratto di Europa, insieme a numerose epigrafi funerarie, tra cui le steli tipiche delle sepolture femminili con la rappresentazione della porta degli inferi. Nel corridoio una vetrina raccoglie i reperti che documentano l’esistenza a Sentinum di una bottega di bronzista che probabilmente produceva anche pezzi di statuaria, simili a quelli di Cartoceto.

Nella sala dell’Aiòn il pavimento è una riproduzione a grandezza naturale del mosaico rinvenuto a Sentinum nell’Ottocento e ora conservato nella glittoteca di Monaco. Nelle vetrine sono gli oggetti di uso comune che mostrano i diversi aspetti della vita quotidiana: la mensa, la religione, le arti e i mestieri, la donna e le sue attività. Nell’ultima sala è esposto un frammento del grande mosaico pavimentale con tritoni, in precedenza conservato al Museo Archeologico nazionale di Ancona. I pezzi di decorazione architettonica, disposti attorno al mosaico, sono le testimonianza dell’ultima fase di vita della città antica. Due vetrine raccolgono il vasellame da cucina usato in epoca romana. La vetrina centrale contiene alcune tra le più belle monete rinvenute a Sentinum, databili tra la fine del III secolo a. C. e la fine del IV secolo d. C.. Le ultime due vetrine accolgono le ceramiche cinquecentesche rinvenute nei recentissimi scavi eseguiti nel palazzo stesso che ospita il Museo. Su alcune di esse è raffigurato l’antico stemma di Sassoferrato.

Ma al piano terra ci sono altre importanti opere assolutamente da vedere. E’ la cosiddetta raccolta Perottiana, una preziosa collezione di reliquari bizantini e fiamminghi, tra cui l’Icona di San Demetrio. Opera d’arte bizantina di piccole dimensioni realizzata alla fine del XIV secolo, è un mosaico su supporto ligneo rivestito in lamina d’argento sbalzato e dorato; il grande valore di questa icona musiva portatile è rappresentato dalla sua rarità, in particolare per la tecnica di realizzazione, completamente diversa da quella dei mosaici parietali o delle icone musive di grandi dimensioni. L’opera, per il suo altissimo valore storico-artistico, è stata esposta in occasione di due grandissimi eventi, primo dei quali la mostra dal titolo “Bisanzio: la fede e il potere (1261-1557)”, allestita al Museum of Art di New York; successivamente l’icona è stata esposta nella Basilica di San Demetrio a Salonicco (Grecia) in occasione del 1.700° anniversario del martirio del Santo. Molto venerato a Salonicco, San Demetrio è il patrono di tale città, la cui ricorrenza cade il 26 ottobre.

“Gli scavi condotti nel parco archeologico di Sentinum hanno mostrato le ottime potenzialità di questo luogo – evidenzia il sindaco di Sassoferrato, Ugo Pesciarelli – è stata riportata in luce la sezione di un ampio tratto della città antica, con edifici pubblici e privati, tuttora in ottimo stato di conservazione sotto la coltre del terreno agricolo. In seguito, sono state eseguite su tutta la superficie compresa entro le mura della città delle indagini non invasive, mediante una tecnica delle prospezioni magnetometriche. In questo modo è stato possibile rilevare la presenza delle strutture presenti nel sottosuolo e disegnarne l'andamento. È così emersa la trama di gran parte dell'abitato di Sentinum, con strade ed edifici. In base a questi nuovi dati è stato individuato un settore, nella parte occidentale della città, particolarmente interessante per capire lo sviluppo urbanistico dell’abitato antico”. Qui lo scavo è iniziato, riportando in luce gli strati relativi alla fase di fine IV - V secolo d.C., relativa all'abbandono, e un grande edificio a portico. Lo scavo si è esteso anche al settore orientale della città, in corrispondenza dell’incrocio tra il cardine massimo e il decumano massimo.

L’epica “Battaglia delle Nazioni”
L’esercito dei Romani, formato dalle quattro legioni della leva annuale (circa 40.000 uomini computando anche i contingenti degli alleati nei quali i Piceni avevano la parte preponderante) e comandato dai due consoli eletti nel maggio precedente Fabio Rulliano e Publio Decio Mure, provenendo da Chiusi, attraversò l’Appennino ed i soldati si accamparono nel territorio di Sentinum. La battaglia si sviluppò in due fasi e l’esito fu incerto fino all’ultimo. Poi la tenacia di Fabio Rulliano, abilissimo nel temporeggiare e attaccare nel momento opportuno, e la compattezza delle forze romane ebbero la meglio. Al successo contribuì anche la devotio compiuta da Decio Mure, che aveva saputo contenere l’impeto della cavalleria e dei carri dei Galli. “Grande fu la fama di quella giornata in cui si combatté nel territorio di Sentinum” racconta Tito Livio nella sua Storia di Roma. La coalizione delle forze opposte, pur imponente per numero, aveva avuto la sua debolezza nella eterogeneità dei popoli che la componeva.

Secondo una fonte greca i morti dalla parte dei coalizzati sarebbero stati 100.000, Livio li ridimensiona in 25. Tra di essi vi fu anche il comandante sannita Gellio Ignazio. Invece nell’esercito romano le truppe guidate da Decio Mure ebbero 7.000 morti e 1.200 furono i morti in quelle guidate da Fabio Rulliano. A Decio Mure furono celebrati solenni funerali e quindi cremato, Fabio Rulliano tornato a Roma ottenne l’onore del trionfo. Da notare, per inciso, che ancora oggi a Sassoferrato esistono tre vie cittadine rispettivamente intitolate a Gellio Ignazio, a Decio Mure e a Fabio Rulliano.

Le conseguenze della vittoria romana furono disastrose per l’indipendenza politica degli Italici. Gli Etruschi chiesero ed ottennero nel 294 a.C. trattati di pace della durata di 40 anni; l’anno dopo anche i Fallisci si arresero. Gli Umbri perdettero i territori di Spoleto e di Foligno, ottenendo trattati di alleanza per Camerino e Gubbio. I Galli Senoni furono ricacciati verso il mare. Lo studioso irlandese Rolleston agli inizi del secolo scorso in un suo lavoro sui Celti ascrisse proprio alla battaglia di Sentino una delle concause della caduta dell’impero dei Celti in Europa. Le forze superstiti dei Sanniti furono inseguite e in parte distrutte nel territorio dei Peligni. Quanto ai Sabini, il cui apporto alla grande coalizione di Sentino non è precisabile, essendo frequente nelle fonti lo scambio del loro nome con quello dei Sanniti, vennero furiosamente aggrediti nel 290 a.C. per completare l’espansione del territorio dello Stato fino alla costa adriatica al fine di controllare più direttamente i popoli del nord della penisola e quelli del sud, in modo da evitare i collegamenti che avevano creato le premesse per la pericolosa coalizione di Sentino. La città greca di Ancona entrò nell’alleanza romana.

Con le nuove incorporazioni, conseguenti alla vittoria nella battaglia di Sentino, il territorio romano si era quasi triplicato rispetto alla fine della guerra latina, passando da circa 5.000 a 13.000 kmq con oltre un milione di abitanti. Gli studiosi hanno tentato in più riprese di individuare con precisione il luogo o i luoghi dello scontro. Tito Livio l’ha narrata con molti particolari, ma non descrive la topografia del luogo. Un elemento certo è la sua affermazione che la battaglia avvenne nel territorio di Sentinum.

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