Musei Vaticani al tramonto, la visita che riserva suggestioni fra i capolavori assoluti

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Giacomo Celletti, Città del Vaticano

Solennità. Non basta certo una parola sola per definire l’esplosione emozionale che si sprigiona visitando i Musei Vaticani. Emozione considerevolmente amplificata se la visita avviene nell’affascinante atmosfera notturna, come fatto da noi. Le suggestioni sono continue e costanti, a partire dal Cortile della Pinacoteca che, affacciandosi sul Giardino Quadrato, gode di una spettacolare vista sul Cupolone di San Pietro osservato da una insolita prospettiva in un particolare momento della giornata come quello del tramonto.

 

(TurismoItaliaNews) I Musei Vaticani, che ogni anno accolgono milioni di visitatori da ogni parte del mondo, annoverano un’incredibile quantità di collezioni costituite da veri e propri tesori del mondo antico e moderno, non solo pontificio. Si respira storia a pieni polmoni immergendosi nelle raccolte egizie, etrusche, greco-romane, cristiane, con digressioni rinascimentali ed etnologiche, fino all’arte contemporanea.

L’eccellente opera di tutela e conservazione brillantemente e quotidianamente perpetrata dalla macchina istituzionale dei Musei consente di fruire in modo totale e dinamico delle imponenti eredità che la storia, il genio umano e le civiltà del passato hanno tramandato fino ad oggi. La punta di diamante ed assoluto capolavoro dei Musei Vaticani è, senza troppe sorprese, la Cappella Sistina. Dedicata a Maria Assunta in Cielo ed edificata tra il 1475 ed il 1481 su iniziativa di papa Sisto IV della Rovere, che ereditò da papa Martino V l’impegno di porre fine al lungo periodo di abbandono e degrado che i monumenti cristiani di Roma avevano subìto durante la parentesi avignonese, la Cappella ha le medesime dimensioni del Tempio di Salomone (stando a quanto riportato nell’Antico Testamento), ovvero 40,93 metri di lunghezza per 13,41 metri di larghezza.

Dal 1870 la Cappella Sistina è teatro del Conclave in occasione dell’elezione dell’erede al Soglio di Pietro. Non è necessario professarsi cristiani per rimanere sopraffatti dalla maestosità delle opere dei più illustri esponenti artistici del Rinascimento come Sandro Botticelli, Pinturicchio, Luigi Signorelli, Pietro Perugino, solo per citarne alcuni. Ciò che ispira l’osservazione degli affreschi è indescrivibile, di difficile esternazione. Ma è Michelangelo Buonarroti l’artefice dei capolavori che hanno reso la Cappella Sistina uno straordinario tesoro che tutto il mondo ossequia. La volta costituisce indubbiamente la più imponente espressione artistica del Rinascimento, le capacità tecniche del pittore toscano erano talmente supreme che ognuna delle nove storie dipinte sembra prender vita agli occhi dell’osservatore, con il caratteristico tratto dinamico e spumoso conferito ai protagonisti delle opere che rende quasi sovrannaturale la personale esperienza tra le mura della Cappella Sistina. È ormai noto che l’artista toscano non accettò immediatamente e di buon grado l’incarico di affrescare la volta della cappella conferitogli dal Papa, dal momento che lui stesso si autodefiniva scultore piuttosto che pittore.

Nonostante l’iniziale rifiuto e dopo alcuni tentennamenti, accettò il compito riuscendo ad iniziare ed ultimare le lavorazioni quasi esclusivamente da solo ed in soli quattro anni, tra il 1508 ed il 1512, dando vita ad uno dei più ammirati e noti capolavori della storia. I cicli di affreschi che decorano la volta sono costituiti da nove storie tratte dal Libro della Genesi, con un ordine cronologico invertito volontariamente dallo stesso Michelangelo. Apice dell’opera è la Creazione di Adamo, in posizione quasi centrale rispetto all’intera superficie della Cappella Sistina. L’arte di Michelangelo Buonarroti, tuttavia, non è circoscritta all’affrescatura della volta. Commissionata da papa Paolo III Farnese, con una superficie di oltre 160 metri quadrati, l’opera del Giudizio Universale si distribuisce su tutta la parete ovest, alle spalle dell’altare, ed ha richiesto ben sei anni di lavoro, dal 1535 al 1541, rappresentando uno spartiacque per la storia dell’arte e per la società dell’epoca.

Se fino a quel momento l’essere umano era fulcro e regolatore della propria terrena esistenza, Michelangelo infonde con il suo capolavoro una visione pregna di smarrimento, che rende il figlio di Dio vulnerabile ed orfano di ogni protezione, di ogni riferimento, di ogni possibilità di salvezza. Mentre si continua a calcare il marmoreo pavimento della Cappella Sistina, sempre in preda ad uno stato di sopraffazione di fronte ad una simile potenza artistica, si cerca di catturare con lo sguardo, in maniera quasi ossessiva, quanto più possibile per suggellare gli istanti pieni di meraviglia che quella sterminata serie di assoluti capolavori dona alla vista, alla mente e al cuore del visitatore.

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