Oro, zaffiri e rubini: il Reliquiario di Sisto V dopo il restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

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E’ un cimelio straordinario, il cui valore artistico e la cui entità storica sono stati al centro di studi e ricerche da tempo. L’ingegno dell’arte ha prodotto un autentico capolavoro, preziosissimo, opera di sorprendente oreficeria parigina della fine del XIV secolo e riconosciuto in un cimelio appartenuto all’Oratorio della Cappellina di Carlo V de Valois, sovrano francese. Adesso è uno dei pezzi forti del Museo Sistino Vescovile di Montalto delle Marche. Dopo il restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, il Reliquiario di Sisto V può essere ammirato fino al 7 settembre.

 

(TurismoItaliaNews) “Oro, zaffiri e rubini. Il reliquiario di Montalto dopo il restauro dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze” è il titolo della mostra che presenta il prezioso gioiello dopo il nuovo intervento di restauro, resosi necessario per la fuoriuscita di composti salini di alterazione sulla superficie metallica del reliquario. L’indagine ha dimostrato che l’alterazione è avvenuta per interazione tra la lega d’argento con l’acido formico presente nella cassa in legno che anticamente ospitava il manufatto. E’ collegato al nome del pontefice, in quanto venne donato da Papa Sisto V all’amata cittadina di Montalto.


 

Tra l’altro si era osservata la leggera sbollatura della doratura e risultava compromessa l’adesione dello smalto al supporto in argento, anziché in oro, della parte corrispondente al prato nella scena del Compianto di Cristo. L’Opificio delle Pietre Dure ha provveduto a smontare le parti che costituiscono il Reliquiario di Montalto, al consolidamento, alla pulitura e alla protezione delle parti metalliche (eccetto nelle zone smaltate).


Il Reliquiario di Montalto, opera di sorprendente oreficeria parigina della fine del XIV secolo, è con molta probabilità riconoscibile in un cimelio appartenuto all’Oratorio della Cappellina di  Carlo V de Valois, sovrano francese. Importanti collezionisti come Lionello d’Este duca di Ferrara e il Cardinale Pietro Barbo (1457) sono venuti in possesso di questa stupenda opera impreziosita di smalti en ronde bosse, perle, zaffiri e spinelli. Nello specifico il Cardinale di Venezia apportò delle sostanziali modifiche al Reliquiario inserendo una base polilobata, quattro stemmi e tre iscrizioni dedicatorie. Divenuto Pontefice con il nome di Papa Paolo II il manufatto confluì tra i tesori del Vaticano. Nel 1587 Papa Sisto V donò il Reliquiario alla città di Montalto. Nell’occasione capovolse due delle tre iscrizioni di Pietro Barbo e fece apporre la propria dedica alla “sua patria carissima”; modificò poi gli stemmi dell’antico possessore aggiungendovi i propri emblemi: la stella e tre monti. Quindi dotò il manufatto di 8 reliquie disposte in teche affiancate alla scena della Deposizione nel sepolcro.


Le eleganti lettere gotiche sono rese con un'incisione puntiforme, la preziosa tecnica pointillée diffusa nell'oreficeria d'Oltralpe, che decora minutamente anche le ali degli angeli e le parti originali della tavola d'argento dorato, in particolare la piatta incorniciatura quadrangolare lungo la quale si svolge una decorazione vegetale in cui sono state riconosciute alcune piante (la calendula, il biancospino, la viola, il garofano, la rosa selvatica, il lino), alcune simbolicamente riferibili alla Vergine Maria, altre alla Passione, per il loro carattere funerario.


L’esposizione è stata promossa dalla Diocesi di San Bendetto del Tronto-Ripatransone-Montalto delle Marche e dai Musei Sistini del Piceno con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Comune di Montalto delle Marche e di Marche Musei e con il contributo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, della Regione Marche e di Hydrowatt.


La mostra può essere visitata fino al 7 settembre, dalle ore 16 alle 19.


Per saperne di più
www.museisistini.it
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Tel. 347-3804444

 

 

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