Torna ad essere museo il Palazzo Pretorio di Prato, patrimonio recuperato alla città

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Prato ritrova il proprio patrimonio di storia e di bellezza, con le opere di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Donatello, Filippo e Filippino Lippi, le grandi pale d'altare dipinte ad esempio da Santi di Tito e Alessandro Allori, la gipsoteca di Lorenzo Bartolini. Dopo quasi 20 anni il Palazzo Pretorio, monumento simbolo della città, viene integralmente restituito alla fruizione dopo essere rimasto chiuso per problemi alle strutture.

 

(TurismoItaliaNews) La data della riapertura è stata fissata per l’11 aprile 2014 e il mondo della cultura e del turismo ritrova così una meta fondamentale per chi visita la Toscana. Il Palazzo ha assunto le sue forme attuali tra il ‘200 e il ‘300, conglobando tre edifici preesistenti. Nella trama dell’architettura è ancora possibile distinguere le diverse parti originarie, magistralmente unite nella definitiva costruzione. Oggi il Palazzo Pretorio torna alla funzione di Museo che già aveva dal 1912 e gli interventi di restauro e di adeguamento agli standard internazionali fissati per la conservazione delle opere d’arte, si sono rivelati piuttosto complessi.


L’edificio medievale, voluto come sede del Podestà cittadino, della magistratura e delle prigioni, venne rimaneggiato in epoca cinquecentesca anche a causa di un parziale crollo. Mutando in parte le funzioni, mutò anche la suddivisione degli spazi interni: i grandi ambienti di rappresentanza e di incontro vennero suddivisi in vani più piccoli. Poi il terremoto del 1899 e i nuovi danni all’edificio. La rinascita risale al 1912, quando Palazzo Pretorio venne destinato a Museo Civico, funzione che ha adempiuto sino al 1997 quando, davanti alle evidenti esigenze di restauro, le opere furono provvisoriamente esposte nel vicino Museo di Pittura Murale. Fra queste i capolavori di Filippo e Filippino Lippi, Fra’ Diamante e Donatello. Oltre che adeguare l’intero edificio alle nuove esigenze di fruizione e di conservazione, il restauro voluto dall’amministrazione comunale e che con la riapertura del Museo giunge al suo completamento anche funzionale, ha messo in sicurezza la parte muraria ed ha riportato all’antica bellezza gli stemmi dei podestà affrescati alle pareti ed i meravigliosi soffitti lignei dipinti, tra i più belli in Toscana.

 

Le opere che qui ritrovano casa hanno ora a disposizione ambienti a norma per climatizzazione e per ogni altro aspetto collegato alla salvaguardia. Il pubblico può così ammirarle in un nuovo e innovativo allestimento, in un museo dotato dei servizi per la didattica, l’accoglienza e la comunicazione multimediale. A firmare il progetto del nuovo allestimento, promosso dal Comune di Prato, gli architetti Adolfo Natalini, Marco Magni e Piero Guicciardini, che hanno scelto di utilizzare nel percorso allestititivo i tessuti, che sono il simbolo di Prato. E il Museo idealmente travalica gli spazi di Palazzo Pretorio per estendersi in tutto il nucleo storico di Prato, dal vicino Duomo, a chiese e Palazzo di una città che è stata grande e che è oggi una città d’arte tutta da riscoprire.

 

Un percorso che abbraccia l'intera storia artistica di Prato

Il percorso di visita inizia dal piano terra del medievale Palazzo, dedicato all’accoglienza e ai servizi di sussidio alla visita, guardaroba e bookshop. Ma qui già inizia il percorso, proponendo la conoscenza dell’importante “contenitore”, ovvero della struttura e della sua storia. La seconda sala ospita una grande linea del tempo che illustra le date più significative della storia di Prato, dall’insediamento etrusco di Gonfienti fino alla riapertura di Palazzo Pretorio. Nello stesso spazio sono esposte opere e oggetti che raccontano simbolicamente la storia della città e preparano alla visita delle sezioni successive. Due grandi sale con volte a crociera sono destinate alle mostre temporanee. La storia delle collezioni apre ad esempio il percorso museale del primo piano, con la preziosa reliquia della Sacra Cintola conservata nella cattedrale, con una suggestiva ricostruzione virtuale degli affreschi di Agnolo Gaddi nella cappella della Cintola in Duomo, le tavole di Bernardo Daddi, Agnolo Gaddi e di altri autori del tardo Trecento. Il grande salone che anticamente ospitava il tribunale oggi accoglie le opere più importanti del Museo: gli splendenti polittici tardogotici, tra cui la grandiosa macchina d’altare di Giovanni da Milano, e i capolavori di Filippo Lippi e dell’Officina Pratese. Complessivamente si tratta di un percorso lungo una linea ininterrotta che parte dal Rinascimento Pratese, che grazie all’Officina createsi intorno al cantiere del Duomo anticipò quello fiorentino, sino all’intero Novecento. Con un occhio di naturale riguardo all’arte e agli artisti che a Prato vissero e operano ma, in parallelo una apertura al mondo, com’è testimoniato dal nucleo, unico per importanza in Italia, di sculture e disegni del grande maestro lituano-franco-statunitense Lipchitz.

 

 

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