In Umbria lo splendore dei capolavori del Trecento riaccende la grandiosità del patrimonio di Trevi, Montefalco e dintorni

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Giovanni Bosi, Trevi / Umbria

Quattro città, cinque sedi espositive e davanti agli occhi un patrimonio artistico prodotto nell’arco di un secolo che si è rivelato grandioso per l’Umbria e che a ben guardare coinvolge praticamente tutta l’Italia centrale. Così la mostra “Capolavori del Trecento. Il cantiere di Giotto, Spoleto e l’Appennino” appare subito come un evento che ha il pregio di richiamare l’attenzione su autentici tesori ma, al contempo, anche sui luoghi per i quali furono pensati. L’evento è organizzato da Civita Mostre e Sistema Museo.

 

(TurismoItaliaNews) E’ un’emozione dopo l’altra quella che si vive davanti alle straordinarie opere d’arte in esposizione a Montefalco nel complesso museale di San Francesco, a Scheggino nello Spazio Arte Valcasana, a Spoleto nel Museo Diocesano e nella Rocca Albornoz e a Trevi nel Museo di San Francesco. Quello che hanno pensato e messa in atto Vittoria Garibaldi, Alessandro Delpriori e Bernardino Sperandio, curatori di questa rassegna “diffusa”, è un progetto che ha la lungimiranza alla base di tutto: non solo rendere fruibili pitture e sculture di un periodo artisticamente prolifico per l’Umbria, ma soprattutto portare in evidenza i luoghi e i “contenitori sacri” che erano destinati ad accoglierli, alcuni dei quali oggi, dopo il disastroso sisma del 2016, non sono più visibili a causa dei danni subìti.

“Visitando le sedi espositive e i luoghi nel territorio è possibile entrare in una bottega d'artista medievale, per comprenderne il virtuoso e febbrile impegno nel realizzare fondi oro, sculture, miniature, oreficerie, affreschi – ci spiega Bernardino Sperandio (che di Trevi è anche il sindaco) - in un caleidoscopio di raffinate e originali personalità che vivevano il loro punto di riferimento in una delle capitali artistiche dell’Italia medievale, la città ducale di Spoleto: il Maestro delle Palazze, il Maestro di Sant'Alò, il Maestro di San Felice di Giano, il Maestro di Cesi, il Maestro di San Ponziano, il Maestro della Croce di Trevi, il Maestro della Croce di Visso, il Maestro di Fossa”.

I visitatori di queste mostre possono così vivere il privilegio di ammirare opere rese visibili per la prima volta al vasto pubblico come “i due stupefacenti dossali esposti nell’appartamento di rappresentanza del Pontefice, entrambi provenienti da Montefalco, restaurati per l'occasione dai magistrali laboratori dei Musei Vaticani – sottolinea Vittoria Garibaldi - oppure lo straordinario riavvicinamento del Trittico con l'Incoronazione della Vergine del Maestro di Cesi e Crocifisso con Christus triumphans dipinti entrambi per il monastero di Santa Maria della Stella di Spoleto, oggi separati tra il Musée Marmottan Monet di Parigi e il Museo del Ducato di Spoleto. Per la prima volta, dall'inizio dell'Ottocento, sono tornati insieme”.

Nella Chiesa di San Francesco (prima di tutto museo di se stesso ed integrato nel percorso della Pinacoteca Comunale) è conservata una splendida e gigantesca croce sagomata databile intorno al 1317. “Si tratta di un'opera straordinaria per conservazione e qualità, dipinta da uno dei maggiori protagonisti di quella stagione, il Maestro della Croce di Trevi, che prende il nome dalla sua opera più rappresentativa, lo stesso amato da Roberto Longhi che lo aveva battezzato come Maestro del 1310 – sottolinea Bernardino Sperandio nell’accompagnarci in visita – il Maestro partecipò senz'altro alla decorazione assisiate e fu attivo probabilmente già alla fine del XIII secolo, proprio in parallelo alla presenza di Giotto in Umbria. L'opera di Trevi è sintomatica di quel momento, ha dentro tutta la forza del pittore toscano, ma anche l'espressività locale, la capacità di parlare allo spettatore, la coscienza di un messaggio diretto a chi le rivolgeva lo sguardo. Andare a studiare il Maestro della Croce di Trevi e i pittori e gli scultori in legno (che in qualche caso potrebbero combaciare tra loro), attivi a Spoleto e dintorni alla fine del Duecento e all'inizio del secolo successivo, significa ricostruire per la prima volts un tessuto lacerato e a grandi tratti perduto, ma di qualità eccezionale. Significa poter rivedere un panorama artistico nuovo e per quel territorio fortemente identitario”.

E qui a Trevi viene esposto per l’occasione il corpus delle opere del Maestro di Fossa, personalità altissima capace di muoversi a valle della cultura di Giotto, ma innestato della grazia di Simone Martini in perfetto parallelo con Puccio Capanna. Vero e grande artista di Spoleto alla metà del XIV secolo, il Maestro di Fossa è un faro per tutta l'arte a seguire fin dentro il Quattrocento. Tutto lo svolgersi della pittura locale si basa sul suo insegnamento, dal possibile Bartolo di Spoleto, il cosiddetto Maestro dei Calvari, fino agli inizi di Giovanni di Corraduccio.

A Montefalco, il complesso museale di San Francesco, splendido scrigno delle opere di Benozzo Gozzoli e del Perugino, ha aperto le porte a tre opere trecentesche importantissime, di cui “la citta è stata privata dalle spoliazioni napoleoniche e dalla dispersione del patrimonio mobile che ne seguì – sottolinea Serena Marinelli, responsabile del Museo, mentre ci guida nella visita - sono il grande dossale che era sull'altare maggiore della Chiesa di San Francesco, opera del Maestro di Fossa; la tavola per l'altare della Cappella di Santa Croce nella Chiesa di Santa Chiara di Montefalco, opera estrema del più giottesco dei pittori spoletini, il Maestro di Cesi; lo stendardo processionale con la Passione di Cristo, anche questo in origine nella chiesa di San Francesco a Montefalco. La mostra è l’occasione per ricostruire, con un’operazione virtuosa, i contesti originali e dare conto al visitatore della straordinaria stagione trecentesca vissuta dalla città”.

Il risvolto. Dedicata una stagione di rinascimento artistico di cui l'Umbria è stata protagonista in Italia, e le cui testimonianze sono state gravemente compromesse dai recenti eventi sismici, questa mostra sul Trecento merita una particolare attenzione in termini di studio e di riscoperta culturale e turistica. Gil itinerari, organizzati e suggeriti nel territorio, permettono ai visitatori di conoscere una eredità preziosa e irripetibile, anche se testimonianze importanti di questo patrimonio non sono visibili a causa dei danni subiti dal terremoto. Partendo dallo Spazio Arte Valcasana di Scheggino, gli itinerari coinvolgeranno ben quattro regioni: Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Ventinove i Comuni coinvolti, di cui 19 in Umbria, con 72 chiese e oltre cento tra opere e cicli pittorici: interessata tutta la Valnerina, ma anche la Valle Umbra, il Folignate e lo Spoletino, Nocera Umbra, Fossato di Vico e alcune zone del Ternano, la provincia di Macerata, il Reatino, L'Aquila e il suo circondario.

L’evento. La mostra, organizzata da Civita Mostre e Sistema Museo, è promossa dai Comuni di Trevi, Montefalco, Spoleto e Scheggino, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria, dal Polo Museale dell’Umbria, dalla Regione Umbria, dall’Archidiocesi di Spoleto Norcia, con il contributo del Gal Valle Umbra e Sibillini. La mostra gode del prestigioso patrocinio dei Musei Vaticani e dell’International Council of Museums (Icom) Italia.

Per saperne di più
www.capolavorideltrecento.it
www.sistemamuseo.it
www.operalaboratori.com

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