“Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare”: l’arte preziosa dei territori dell’entroterra marchigiano meridionale

images/stories/varie_2017/MarcheTesoriSalvati1.jpg

Sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie. “Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare” è la mostra che dal 28 marzo al 30 luglio 2017 viene proposta nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi a Firenze.

 

(TurismoItaliaNews) La mostra “Facciamo presto. Marche 2016 - 2017: tesori salvati, tesori da salvare” che apre al pubblico il 28 marzo nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi presenta una selezione di capolavori provenienti dalle cittadine e dai paesi dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali, colpiti dal terribile terremoto che ha quasi distrutto o reso inagibili le chiese, i palazzi e i musei dove questi oggetti d’arte erano custoditi, spesso fin dalla loro origine. Si tratta di un’opportunità molto importante oltre che eccezionale per far conoscere al pubblico alcuni tesori dei territori dell’entroterra marchigiano meridionale, spesso tuttavia trascurati e negletti dai resoconti relativi agli eventi sismici che hanno martoriato il Centro Italia.

Marco Palmezzano (Forlì 1459 circa – 1539) - Madonna in trono tra i santi Francesco e Caterina d’Alessandria; nella lunetta, Pietà – 1501 - Olio e oro su tavola - Matelica (Macerata), chiesa di San Francesco

La mostra ha infatti come intento primario quello di rammentare perentoriamente a tutti l’estrema urgenza di salvare dalla distruzione e dalla dispersione questo patrimonio. Le splendide opere d’arte esposte sono state scelte con il criterio di rappresentare tutto il territorio marchigiano colpito dal sisma, molto vasto e comprendente parte delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, nonché gli enti coinvolti nella tragedia in quanto proprietari di questi stessi beni, vale a dire le Diocesi, i Comuni, gli Ordini religiosi regolari maschili e femminili. Quelle in mostra e le tantissime altre opere rimosse e portate nei vari depositi temporanei allestiti dopo i crolli e i sommovimenti tellurici di agosto e ottobre del 2016 erano per lo più custodite sino dalla loro creazione nelle chiese, nei palazzi e in seguito nei musei di una vasta area dell’entroterra appenninico delle Marche meridionali.

Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio (Genova 1639 - Roma 1709) - Conversione di san Paolo - 1700 circa - Olio su tela - Fiastra (Macerata), chiesa parrocchiale dei Santi Lorenzo e Paolo

Questi edifici per lunghi anni saranno una vera giungla di tubi innocenti e di impalcature e occorreranno decenni per far tornare nella loro sede originaria tutte le opere d'arte che sono state portate via in fretta per sottrarle alla distruzione. Un’operazione che stanno ancora compiendo con tanta fatica e coraggio per il pericolo di possibili e ulteriori crolli degli edifici, persone generose e competenti: i vigili del fuoco, i carabinieri, l’esercito, il personale delle soprintendenze - nelle cui fila alcuni architetti e storici dell'arte delle Gallerie degli Uffizi - e i volontari della protezione civile. La scelta delle opere da esporre è stata fatta con l’intenzione di mettere in luce alcuni aspetti cruciali della cultura figurativa di questi territori a partire dal Medioevo fino al XVIII secolo. Ad accogliere i visitatori della mostra è il capolavoro della pittura marchigiana del Quattrocento, la pala raffigurante nella tavola principale l’Annunciazione e nella lunetta sovrastante il Cristo in pietà del Museo di Camerino, che si può considerare l’opera manifesto del Quattrocento camerte realizzata dal riscoperto Giovanni Angelo d’Antonio da Bolognola, protagonista principale di questa scuola.

Carlo Maratti detto il Maratta (Camerano, Ancona 1625 - Roma 1713) - La Vergine con il Bambino appaiono a santa Francesca Romana – 1655-1656 - Olio su tela - Ascoli Piceno, chiesa di Sant’Angelo Magno

Ad illuminare la mostra è forse il capolavoro assoluto dell’oreficeria di ogni tempo, il Reliquiario donato nel 1587 a Montalto Marche da papa Sisto V, a sottolineare il suo ruolo di munifico benefattore nei confronti della sua “patria carissima”. A dar conto dell’importanza di questo oggetto basterà ricordare che dalla sua creazione verso gli anni settanta del Trecento nelle officine parigine promosse dai Valois, il Reliquiario appartenne in sequenza a Federico IV del Tirolo, a Leonello d’Este, al cardinale veneziano Pietro Barbo, poi papa col nome di Paolo II, e infine al pontefice marchigiano che lo legò alla sua terra. In mostra sono presentate inoltre tre campane recuperate dai crolli dei rispettivi campanili, quelli della chiesa del castello di Carpignano nelle vicinanze di San Severino, della chiesa di San Francesco ad Arquata del Tronto e della Torre Civica della stessa cittadina quasi distrutta dalla scossa del 24 agosto 2016, molto più grave perché ha causato la morte di tante persone.

Carlo Crivelli (Venezia 1430 circa - Ascoli Piceno 1495 circa) - Madonna in trono con il Bambino detta Madonna di Poggio di Bretta - post 1470 - Tempera su tavola - Ascoli Piceno, Museo Diocesano

Come le croci processionali, le campane sono state sempre conservate gelosamente negli anni dalle comunità in quanto oggetti che avevano un valore per così dire ‘civile’, costituendo il segno dell’unità del popolo cristiano che si riuniva nelle cattedrali e nelle pievi, o nelle adunanze nel palazzo comunale. La loro presenza in mostra è un auspicio a queste popolazioni così provate dal sisma di tornare presto a vivere nelle loro città. Chiude il percorso il manoscritto autografo dell’idillio più famoso composto dal poeta Giacomo Leopardi, l’Infinito, proveniente dal Museo di Visso, scelto come simbolo del valore che i beni culturali di questi territori rappresentano per la civiltà italiana. Le Gallerie degli Uffizi con questa mostra hanno voluto offrire la loro solidarietà e il loro aiuto ai territori terremotati. Questo non solo dando visibilità ai dipinti, alle sculture e alle oreficerie esiliate dalle loro sedi di origine distrutte o ferite dal terremoto e che non dobbiamo dimenticare, ma anche prestandosi ad un aiuto concreto. Di ogni biglietto che verrà acquistato per accedere agli Uffizi nel periodo della mostra verrà destinato € 1,00 (o € 0,50 in caso di biglietto ridotto della metà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni) al risanamento dei danni inferti dal terremoto al patrimonio marchigiano.

La mostra, a cura come il catalogo edito da Giunti di Gabriele Barucca e Carlo Birrozzi, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo per le Marche, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

Per saperne di più

Chi siamo

TurismoItaliaNews, il web magazine che vi racconta il mondo.

Nasce nel 2010 con l'obiettivo di fornire un'informazione efficace, seria ed obiettiva su tutto ciò che ruota intorno al turismo...

Leggi tutto

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...