Depositi di Capodimonte, storie ancora da scrivere: al Museo e Real Bosco di Napoli ben 1220 opere d'arte si rimettono in mostra

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Ben 1220 opere tra dipinti, sculture e oggetti escono dai cinque depositi di Capodimonte a Napoli per una eccezionale mostra che fino al 15 maggio 2019 presenta tesori d'arte altrimenti non fruibili. L'esposizione racconta il ruolo e la storia dei depositi tra scelte imposte dai dettami del gusto, dalla natura della collezione del museo o dallo stato conservativo delle opere.

 

(TurismoItaliaNews) Nonostante la vastità dello spazio espositivo, 15.000 metri quadrati organizzati in 126 sale, anche il Museo di Capodimonte conserva parte della sua collezione in 5 grandi e medi depositi. E così ora il museo si confronta con i suoi depositi: frutto della sedimentazione collezionistica e contraltare delle scelte espositive, i depositi sono testimonianze indirette del grande lavoro fatto nel XX secolo di organizzazione e di creazione dei musei. Sono necessari per custodire ciò che non viene selezionato per le sale e ne rappresentano il cono d’ombra.

La mostra “Depositi di Capodimonte. Storie ancora da scrivere” è il secondo capitolo di una trilogia di esposizioni che sfida il principio costitutivo del museo, proponendolo non più come entità statica e immobile, presunta lezione magistrale, ma come luogo di libertà, di creatività, di potenziale espressivo. Nei Paesi in cui vige una logica collezionistica e non patrimoniale, come negli Stati Uniti, le opere musealizzate possono essere vendute o sostituite, ad esempio, per alzare il livello della collezione. Questa operazione viene chiamata “de accession”.

I Musei europei, invece, sono responsabili di un patrimonio inalienabile, eredità storica ed identitaria: le collezioni devono essere preservate nella loro unitarietà, ogni singola opera è considerata non solo come esito di un gusto artistico ma anche come testimonianza storica, a prescindere dal valore estrinseco. È stata proprio questa logica di integrità patrimoniale a permettere, negli anni Ottanta del secolo scorso, la creazione del Museo d’Orsay di Parigi, e più recentemente La Piscine de Roubaix a seguito di una rivalutazione della produzione artistica ottocentesca e novecentesca, e del riallestimento di opere fino ad allora conservate nei musei del territorio nazionale ma non esposte.

Alla metà degli anni Novanta del Novecento, sono stati identificati ed esposti a Capodimonte una parte degli oggetti d'arte rari e preziosi di collezione farnese provenienti dalla "Galleria delle cose rare", una sorta di camera delle meraviglie attigua alla Galleria Ducale di Parma. Le preziose suppellettili, giunte a Napoli con Elisabetta Farnese formarono la Wunderkammer (oggi in parte ricomposta) del "Real Museo Farnesiano di Capodimonte", meta obbligata degli illustri viaggiatori del Grand Tour, tra cui Winckelmann (1758), Fragonard (1761), il Marchese de Sade (1776), Canova (1780) e Goethe (1787) che lasciarono testimonianze scritte della loro visita.

Questa mostra, organizzata dal Museo insieme alla casa editrice Electa, ha fatto uscire le opere dai 5 depositi di Capodimonte, identificati come Palazzotto, Deposito 131, Deposito 85, Farnesiano e Gds (Gabinetto dei Disegni e delle Stampe).

Per saperne di più
Museo di Capodimonte
Via Miano 2 – Napoli

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