Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

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Giovanni Bosi, Porto Torres / Sardegna

Uno tra gli itinerari romanici più interessanti in Sardegna è incentrato su due chiese di grande bellezza e suggestione. La prima, dedicata alla Santissima Trinità di Saccargia, è in agro di Codrongianos, impreziosita da un ciclo di affreschi di epoca medievale che la rendono pressoché unica. La seconda è la basilica di San Gavino a Porto Torres, il più grande edificio romanico della regione. Con una incredibile particolarità: possiede due absidi, una opposta all’altra. E c’è pure un anatema che suona sinistro… Siamo andati a vederla.

 

(TurismoItaliaNews) Porto Torres ci accoglie in una splendida giornata di sole. E la curiosità è subito per questa chiesa, famosa quanto decantata, affascinante quanto misteriosa. E’ la basilica romanica di San Gavino, ritenuta unica per quanto concerne la nascita e la diffusione del Cristianesimo in tutte le epoche storiche. Un biglietto da visita di non poco conto. Così quando ci troviamo di fronte a questa meravigliosa costruzione, frutto della creatività e dell’ingegno di maestranze pisane chiamate da Comita, re e giudice del Regno di Torres ed Arborea, stupore e ammirazione sono le due sensazioni prevalenti. Non potrebbe essere diversamente, anche considerando quando questa chiesa è stata costruita: dal 1030 al 1080, in stile romanico, in quello che viene definito il complesso monumentale di Monte Agellu.

Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

L’esplorazione di San Gavino è necessariamente prima esterna e poi interna, con l’immediata voglia di saperne di più: la prima cosa che balza agli occhi è infatti la presenza di due absidi opposte l’una all’altra, tanto che il dubbio è: qual è la facciata principale della basilica? L’ingresso principale è collocato sul lato più lungo dell’edificio, con due porte laterali secondarie. Il portale ad arco è monumentale perché arricchito da cornici, capitelli e sculture che meritano di essere guardati con attenzione, tanta è l’accuratezza con cui sono stati realizzati. Di fatto, questa è la chiesa romanica più grande della Sardegna: è lunga ben 58,26 metri e larga 17,36 metri; è dedicata ai santi Gavino, Proto e Gianuario, martirizzati a Turris Libisonis nel 303 durante le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano.

“Le loro reliquie – ci spiega la nostra guida durante la visita - sono custodite nella cripta secentesca, grande quasi quanto la navata centrale e realizzata dopo lo scavo del 1614 voluto dall’Arcivescovo di Sassari, Gavino Manca de Cedrelles, per individuare il luogo di sepoltura dei tre santi, di cui si era persa memoria. Ritrovate le reliquie, si decise di edificare la lunga galleria-santuario per custodirle in modo conveniente: all’interno ci sono cinque splendidi sarcofagi del III e IV secolo appartenenti proprio alla necropoli di Turris Libisonis, un sarcofago medievale, i resti di una cappella funeraria del IV secolo, cinque statue settecentesche in marmo di Carrara, tre delle quali, realizzate dallo scultore genovese Giacomo Antonio Ponzanelli, raffigurano i tre martiri turritani, ed altre dodici realizzate in terracotta smaltata nel XIX secolo”. Sono autentici capolavori d’arte ed entrare nella galleria-santuario impone rispetto, ma persino qualche timore. Ma perché costruirla con due absidi?

Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

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Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

“E’ l’originalità di questa chiesa avere due absidi affrontate da progetto – sottolinea il nostro cicerone - le tre navate sono separate da due colonnati con ventidue colonne e tre coppie di pilastri cruciformi. Colonne e capitelli sono di recupero, provengono infatti dalle rovine della colonia Julia Turris Libisonis, che secondo Plinio il Vecchio era l’unica colonia romana della Sardegna, fondata presumibilmente da Giulio Cesare intorno al 46 a.C. All'interno della chiesa sono custoditi anche alcuni dipinti e statue di pregio e una lapide trionfale bizantina databile in un arco di tempo compreso tra il VII e l’VIII secolo". Un’anatema, si diceva. Anzi una vera e propria maledizione.

“Un'altra particolarità della Basilica è il monito sul lato nord, verso l’abside orientale – ci fa notare la nostra guida mentre un brivido scatena l’adrenalina - in una base marmorea inserita nella muratura esterna sono incise due iscrizioni funerarie medievali: nella parte bassa una del XII secolo relativa al sepolcro di un certo Guido de Vada, cittadino pisano; in quella superiore un'epigrafe datata 1211 nella quale un defunto (del quale non è più visibile il nome) vieta a chiunque altro di farsi seppellire nella sua tomba (‘et nullus alius in hoc tumulo requiescat in pace')". In parole più chiare: pena la condanna eterna a chi riusa la mia tomba. Nell’atrio nord ci sono anche le cumbessias, ovvero “case dei pellegrini” in sardo, costruite nel XVI-XVII secolo per accogliere le persone che accorrevano da tutta la Sardegna in occasione delle feste per i tre martiri turritani.

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Sardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tombaSardegna: questa basilica ha due absidi, il mistero architettonico di San Gavino a Porto Torres e l’inquietante anatema della tomba

Anche l’esterno di San Gavino ha una sua storia: gli scavi effettuati nelle due piazze adiacenti alla basilica, chiamate Atrio Metropoli e Atrio Comita, hanno permesso di riportare alla luce numerosi reperti archeologici provenienti da corredi di sepolture, alcune delle quali mosaicate e affrescate, una cisterna romana e resti di strutture murarie appartenenti ad almeno tre edifici di culto antecedenti la basilica romanica.

E nel territorio, in quello che è un itinerario romanico nella Sardegna nord-occidentale, si trovano poi altri monumenti di grande interesse, come Santa Maria del Regno, cappella palatina del castello giudicale di Ardara, e San Pietro di Sorres in agro di Borutta, un tempo cattedrale e oggi sede di un monastero benedettino dotato di laboratorio specializzato nel restauro di libri antichi. E anche se “minori” per dimensioni o importanza, sono altrettanto importanti per la conoscenza del territorio Santa Maria di Contra a Cargeghe e Santa Croce di Usini.

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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