Francia, in questo Castello la storia cambia passaporto: a Chambéry la Casa Savoia racconta le sue origini
Tra la Santa Cappella, la Sindone e uno dei più grandi carillon del mondo, il Castello dei Duchi di Savoia custodisce nove secoli di storia condivisa tra Francia e Italia
di Giovanni Bosi, Chambéry / Francia
Nel centro storico di Chambéry la frontiera tra Francia e Italia sembra dissolversi sotto il peso della storia. Una sorta di trattato di Schengen ante-litteram. Basta attraversare il cortile del Castello dei Duchi di Savoia per ritrovarsi nel cuore di una vicenda che ha attraversato quasi un millennio e che ha contribuito a modellare il destino di due Paesi. Più che una semplice fortezza medievale, questo imponente complesso rappresenta il punto di partenza dell’ascesa della Casa Savoia, una delle più longeve dinastie europee, destinata nei secoli a diventare protagonista della storia italiana. L’abbiamo visitato per capirne di più.
(TurismoItaliaNews) E sì, qui è dove nasce il potere di Casa Savoia. Le origini del castello di Chambéry, che domina lo skyline della tranquilla città savoiarda, si intrecciano con quelle della dinastia fondata nell’XI secolo da Umberto I, il primo conte di Savoia, riuscito a riunire territori compresi tra la Valle d’Aosta e il Bugey, consolidando il proprio prestigio grazie alla fedeltà al Sacro Romano Impero. La posizione strategica sui principali valichi alpini ha trasformato presto la famiglia in una potenza politica e militare capace di controllare commerci e comunicazioni tra il Nord e il Sud dell'Europa.
Il momento decisivo arriva però nel XIII secolo. È il conte Amedeo V ad acquistare il castello dagli antichi signori di Chambéry, trasformando la città nella capitale dei suoi domini. Da quel momento il complesso diventa il centro nevralgico dello Stato sabaudo, assumendo contemporaneamente quattro funzioni fondamentali: residenza principesca, fortezza difensiva, centro amministrativo e luogo di culto. Per secoli proprio da queste sale vengono prese decisioni che influenzano un territorio esteso su entrambi i versanti delle Alpi.
Un castello che cresce insieme alla città
Passeggiando tra cortili, torri e antiche mura, si scopre un edificio che non appartiene a un'unica epoca. Il castello è infatti il risultato di continue trasformazioni architettoniche che si susseguono dal XIII secolo fino ai giorni nostri. Ogni sovrano, ogni amministrazione e ogni periodo storico aggiunge un tassello a questo straordinario mosaico di edifici, creando un insieme armonioso che racconta l'evoluzione del potere sabaudo attraverso i secoli. Anche quando, nel XVI secolo, i duchi decidono di trasferire la capitale a Torino, Chambéry non perde il proprio ruolo. La città continua infatti a essere un fondamentale centro amministrativo dei domini sabaudi, mantenendo viva la propria importanza politica.
La Santa Cappella e il prezioso passaggio della Sindone
Tra gli ambienti più affascinanti dell'intero complesso spicca senza dubbio la Santa Cappella, uno dei luoghi simbolo della spiritualità sabauda. Alla fine del Medioevo e fino al XVI secolo custodisce infatti una delle reliquie più celebri della cristianità: la Sacra Sindone, prima che venga trasferita definitivamente in Piemonte. Ancora oggi le splendide vetrate raccontano quella pagina di storia attraverso immagini che ricordano il legame tra Chambéry e il celebre lenzuolo, trasformando la cappella in una tappa imprescindibile delle visite guidate al castello.
Settanta campane che fanno cantare la città
Se la Santa Cappella rappresenta l'anima spirituale del castello, la Torre Yolande ne costituisce probabilmente il simbolo più riconoscibile. Dal 1993 ospita infatti un gigantesco carillon composto da ben 70 campane, uno dei più grandi al mondo e considerato il quarto per dimensioni. Le sue melodie accompagnano ancora oggi la vita quotidiana di Chambéry, scandendo il tempo con un suono che si diffonde tra i tetti del centro storico e richiama una tradizione secolare. È uno spettacolo che sorprende tanto gli appassionati di musica quanto gli amanti della storia, perché dimostra come un'antica architettura possa continuare a vivere nel presente.
Dalla Rivoluzione francese alla Francia contemporanea
La storia del castello cambia radicalmente nel 1792, quando la Francia rivoluzionaria conquista la Savoia. Il ducato viene annesso e trasformato nel Dipartimento del Monte Bianco. Gli antichi appartamenti principeschi assumono nuove funzioni: trovano posto uffici pubblici, una scuola e una biblioteca, mentre la Santa Cappella viene addirittura convertita in granaio. Nella corte d'onore aprono attività commerciali, segno di un cambiamento profondo che coinvolge l'intero edificio. Pochi anni dopo, nel 1798, un violento incendio, le cui cause non sono mai state chiarite, danneggia il castello, segnando una delle pagine più drammatiche della sua lunga esistenza. Con il ritorno della stabilità e, soprattutto, dopo l'annessione definitiva della Savoia alla Francia nel 1860, il complesso ritrova la propria storica vocazione amministrativa. Ancora oggi ospita la Prefettura e il Dipartimento della Savoia, confermando una continuità istituzionale che attraversa i secoli.
Amedeo VIII, primo Duca di Savoia ("Amédée VIII, en majesté sur son trone", Jean Bapteur, XV secolo - © KBR Bibliothéque Royale de Belgique)
Un viaggio nella storia condivisa delle Alpi
La visita al Castello dei Duchi di Savoia è dunque imperdibile e anche se gli spazi aperti al pubblico sono pochi, il colpo d’occhio dal cortile d’onore è molto interessante. Soprattutto imperdibile è il piccolo ma intrigante museo dedicato al Castello, dove con un moderno e ben curato allestimento interattivo si può ripercorrere sia la storia del maniero che quella della dinastia Savoia. Di fatto, un viaggio nel tempo che supera i confini nazionali. Le antiche sale della Camera dei Conti, accessibili anche al di fuori delle visite guidate, raccontano le vicende della fortezza e della dinastia che ne ha fatto il proprio centro di potere per secoli.
In ogni caso, è soprattutto passeggiando per le vie medievali di Chambéry che emerge il carattere unico della città. I richiami all’Italia (soprattutto a Torino e al Piemonte) si intrecciano con l’eleganza francese, i palazzi storici dialogano con i vicoli acciottolati e ogni scorcio ricorda come la Savoia sia stata, per lunghi secoli, un ponte naturale tra due culture. Il Castello insomma non è soltanto un monumento da ammirare. È il luogo in cui prende forma una storia comune, fatta di sovrani, commerci, diplomazia e grandi trasformazioni politiche. Una storia che continua a risuonare, proprio come le settanta campane della Torre Yolande, nel cuore di Chambéry e nella memoria europea.
Per saperne di più
explore-savoie.com
www.france.fr/it
www.chamberymontagnes.com
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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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