A L’Aquila riapre la Basilica di Santa Maria di Collemaggio: un lungo restauro finanziato da Eni dopo il sisma 2009

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E’ considerata una delle chiese più importanti dell’Aquila, icona della storia dell’architettura medievale. Gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009 la Basilica di Santa Maria di Collemaggio ha riaperto dopo un restauro finanziato da Eni, con progettazione e direzione dei lavori curate dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L'Aquila e cratere. Qui Pietro del Morrone fu incoronato Papa il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V.

 

(TurismoItaliaNews) Con il complesso e attento intervento di restauro della Basilica, divenuta nel corso dei secoli un elemento identitario per la cittadinanza, si è restituito agli aquilani il monumento  nella sua interezza, rispettandone la sacralità e il significato storico, con interventi che hanno riguardato il consolidamento strutturale con il miglioramento sismico, l’attenta ricostruzione delle parti crollate, il restauro e la ricomposizione degli elementi architettonici e degli apparati decorativi e l’adeguamento tecnologico. All’intervento sulla Basilica si aggiunge anche la riqualificazione dell’adiacente Parco del Sole che sarà completata nella primavera del 2018.

Grazie a un modello unico di collaborazione tra Eni, Soprintendenza, Università italiane e Comune dell’Aquila, è stata dunque restituita alla cittadinanza aquilana la Basilica completamente restaurata dopo i gravi danni subiti in seguito al sisma del 2009. Con l’impegno e la competenza di tutti i soggetti coinvolti i lavori sono stati completati nei tempi previsti. Eni ha messo in campo il proprio know how nei progetti complessi e le tecnologie più avanzate. La cerimonia di riapertura della Basilica si è tenuta oggi alla presenza del ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, dell’arcivescovo metropolita dell’Aquila, Giuseppe Petrocchi, del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, della Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i comuni del cratere, Alessandra Vittorini, del Chief Services & Stakeholder Relations Officer Eni Claudio Granata. Nell’ambito della cerimonia si è tenuta la traslazione dell’urna di San Celestino V.

Il percorso di recupero ha affidato la progettazione, la direzione dei lavori e il coordinamento per la sicurezza alla Soprintendenza, che ha coordinato l’attività di supporto tecnico scientifico garantita dal Politecnico di Milano, dall’Università La Sapienza di Roma e dall’Università dell’Aquila. L’apporto di Eni, oltre alla componente finanziaria del progetto, è consistito nell’attivazione delle sue competenze organizzative in progetti articolati, nell’utilizzo di tecnologie avanzate nella capacità gestionale maturata nel contesto competitivo internazionale in scenari di grande complessità. La conservazione, la sicurezza e il miglioramento sismico della Basilica sono stati gli obiettivi principali del progetto di restauro, nel rispetto delle esigenze di tutela dei valori storico-artistici e culturali del monumento. Le strutture sono state consolidate, le parti crollate ricostruite utilizzando anche tecniche e tecnologie di moderna concezione, ma compatibili e rispettose dei principi che un attento restauro conservativo suggerisce.

Al fine di facilitare le attività di indagine e misurazione, oltre che per gestire al meglio la costruzione e ottimizzare la futura manutenzione, è stato elaborato, mediante uno scanner, un modello digitale di estremo dettaglio a supporto di un vasto ed articolato database. In particolare i lavori di restauro della Basilica, hanno riguardato il consolidamento della facciata, del campanile, dell’abside, di tutte le murature e dei pilastri della navata (anche con tecniche di smontaggio controllato), la ricostruzione della parte crollata del transetto, dei pilastri polilobati, dell’arco trionfale e delle coperture, l’attento restauro degli altari laterali, delle preziose cappelle di Jean Bassand e del santo, che hanno rivelato le più interessanti scoperte restituendo, con nuove luci e nuovi colori, un inedito apparato decorativo barocco. Il restauro ha interessato anche la pavimentazione dell’area del transetto, le balaustre marmoree, gli affreschi e i tanti altri preziosi dettagli della Basilica.

 

Sono stati realizzati, inoltre, nuovi impianti tecnologici ed è stato installato un sistema di monitoraggio della struttura. E’ stato infine realizzato un impianto geotermico che alimenta il sistema di riscaldamento delle panche che ospitano i fedeli nella Basilica. In coerenza con i valori di sostenibilità che da sempre promuove, con il restauro e la riapertura della Basilica, Eni ribadisce la grande attenzione nei confronti del territorio, inviando un forte segnale di ripartenza alla popolazione aquilana, restituendo così un simbolo rappresentativo della vitalità economica e culturale della città. A tal fine, oltre ad aver messo in campo tutte le sue capacità e il suo project management. Eni si è posta come linea guida prioritaria anche il tema della sicurezza, che ha accompagnato i lavori in questi due anni portando avanti così un modello di intervento già sviluppato in passato con grande successo.

La Soprintendenza ha messo in campo tutta l’esperienza nel campo della tutela, della ricerca e del restauro già sperimentata nei precedenti complessi interventi effettuati sulla Basilica, oltre alle competenze e agli approfondimenti tecnico scientifici e disciplinari maturati nella recente esperienza della vasta e articolata ricostruzione del patrimonio culturale dal 2009. In questo percorso è stato fondamentale il contributo specialistico degli autorevoli esperti dei tre Atenei, che hanno condotto le approfondite analisi preliminari e affiancato con alta professionalità e competenza l’iter della progettazione.

 

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