Tunisia, Bulla l’Imperiale: le fastose dimore per i ricchi romani che amavano la frescura

Stampa
images/stories/tunisia_BullaRegia/BullaRegiaCaccia4.jpg

Giovanni Bosi, Bulla Regia / Tunisia

E’ un unicum nel panorama delle antiche città romane con i suoi modelli architettonici che a distanza di quasi duemila anni ancora stupiscono e che sicuramente affascinano. Bulla Regia, Bulla l'imperiale, addossata ai declivi del gebel Rebia in posizione strategica tra gli antichi porti sul Mediterraneo, è una delle attrazioni più rilevanti della Tunisia. E non solo per chi ama l’archeologia: entrare nelle sue ville fastosamente decorate con i mosaici della grande scuola nord-africana, è come ritrovarsi nel passato all’improvviso.

 

(TurismoItaliaNews) Che Bulla Regia sia un libro di storia aperto, peraltro ancora in parte da leggere, lo si comprende subito non appena si varca il cancello del vasto sito archeologico, a cui si arriva dopo aver percorso la strada che partendo da Tabarka (l’antica Thabraka) attraversa la regione della Crumiria, inizialmente in un paesaggio rude ed impervio, con la tipica vegetazione di montagna e querce da sughero, per poi correre su altopiani delimitati da dolci colline coltivate a grano. E che ricordano come questi territori siano stati in passato il granaio della Roma imperiale.

Siamo nella parte nord-occidentale della Tunisia, ai piedi della catena del Tell, e da queste parti in estate le alte temperature si fanno sentire. E’ proprio questa condizione climatica ad aver fatto sviluppare agli architetti romani una tipologia di abitazione che è unica nel suo genere, al fine di alleviare il calore intenso ai suoi abitanti: un piano completamente interrato, al di sotto di quelli ordinari (in genere uno o due piani fuori terra) ed organizzato secondo la classica tipologia intorno al peristylium, con vestibulum, atrium, triclinium. E soprattutto decorato con splendidi mosaici, molti dei quali sono ancora al loro posto e che tornano a mostrare i loro colori originali, vividi come appena realizzati, semplicemente spruzzando dell’acqua sulle migliaia di tesserine che li compongono; altri mosaici sono stati trasferiti invece al Museo del Bardo a Tunisi per garantirne un’adeguata conservazione.

“La regione – ci spiega lo storico Salah Matmati - divenne parte dell’Impero romano nel primo secolo dopo Cristo e prosperò (grazie anche alla posizione intermedia fra Cartagine ed Ippona, Hippo Regius) fornendo prodotti agricoli come grano, cereali, uva e olive al resto dell’Impero, arrivando al suo massimo splendore nel III secolo con una popolazione stimata tra gli otto e i diecimila abitanti, a disposizione dei quali c’erano il foro, un teatro edificato in laterizio, templi come quelli dedicati ad Apollo e a Iside, ed ovviamente le immancabili terme”. L’aggettivo Regia deriva dall'appartenenza a quella porzione di provincia dell’Africa proconsolare che, dopo l’annientamento di Cartagine e fino alla guerra d'Africa di Cesare, era stata dominio dei re numidi.


 

L’area archeologica ha una superficie complessiva di 50 ettari ricchi di vestigia ancora in buona parte da esplorare e destinati a riservare sorprese nel momento in cui si avvierà una nuova campagna sistematica di scavi. Le autorità tunisine puntano molto sulla promozione turistica della zona, la cui visita consente di capire di più sul ruolo dell’attuale Tunisia nello scacchiere mediterraneo, in particolare su come per secoli sia stata inevitabilmente una propaggine dell’Europa del sud, condividendone cultura, tradizione, religione, arte e speranze. Non solo un territorio di conquista di Roma, ma un serbatoio di eccellenze che ancora oggi si ritrovano al di là e al di qua del Mediterraneo. Del resto, la prosperità dei siti come Bulla Regia sono la testimonianza tangibile della qualità dell’architettura pubblica e privata e della decorazione ornamentale delle città della provincia.

All’antica città è particolarmente interessato anche il World Monuments Fund, che qui ha iniziato a lavorare nel 2009 in collaborazione con le autorità locali e con gli operatori internazionali dediti alla conservazione del patrimonio storico, anche per completare un piano di gestione che contribuirà a stabilire le linee guida migliori per la tutela dei siti archeologici del Paese. Proprio perché gran parte di Bulla Regia è al di sotto del livello del suolo, il drenaggio costituisce una grave minaccia: nella Villa della Caccia, una delle più belle e più antiche, è stato ad esempio riaperto ed ampliato l'antico sistema di drenaggio romano per contribuire a facilitare la dispersione dell'acqua; la villa ha un elegante colonnato peristilio, aveva una basilica privata, un sofisticato complesso di bagno privato; in uno degli ambienti durante il periodo della decadenza venne addirittura costruito un forno musulmano. Attigua c’è la Villa della nuova caccia, ricca di mosaici (in uno si legge la scritta “Abbi speranza in te stesso”) e con la copertura a volta tipica del nord dell’Africa utilizzata dal II secolo dopo Cristo alla conquista araba. Si tratta di un sistema costruttivo, cosiddetto Opus Africanum, impiegato per la realizzazione delle volte mediante l'utilizzo di piccoli manufatti in ceramica a forma di “bottiglia” che venivano incastrati l'uno nell’altro per ottenere la forma curva. I nomi attribuiti alle ville derivano essenzialmente dai soggetti dei mosaici, oppure da particolari ritrovamenti, come nel caso della Villa del tesoro, in cui al momento degli scavi venne ritrovato un tesoretto appartenuto al suo antico proprietario.

 

C’è poi la Villa di Anfitrite, nereide ninfa del mare, che nella sala da pranzo del piano interrato conserva uno straordinario mosaico con raffigurata Venere portata in trionfo da due mostri marini; un altro mosaico raffigurante la “liberazione” di Andromeda da Perseo, pannello centrale di un pavimento della metà del III secolo dopo Cristo, si trova invece al Bardo. I più imponenti edifici pubblici di Bulla Regia sono un piccolo e ben conservato teatro con posti a sedere speciali riservati ai suoi più importanti cittadini; la grande Basilica cristiana dell’età bizantina (VI secolo) realizzata reimpiegando pietre e manufatti provenienti da altri edifici della città dopo la distruzione ad opera dei Vandali; era a tre navate, aveva due absidi, colonne in marmo, ricca di mosaici con delfini, uccelli e motivi floreali ancora visibili, un fonte battesimale a forma di croce ad immersione “per uscire rigenerati”.

Accanto sorge la piccola basilica, ugualmente adornata di mosaici. E naturalmente le grandiose Terme di Julia Memmia, risalenti agli inizi del III secolo dopo Cristo, i cui pavimenti a mosaico presentano motivi geometrici, nelle quali ancor oggi si leggono il vestiarium e il frigidarium con due piscine.

Anche sant'Agostino ha fatto più volte tappa a Bulla Regia, come nel 399 proveniente dalla sua città d’origine Thagaste, oggi in territorio algerino, quando pronunciò un discorso indignato contro lo stile di vita dei suoi abitanti e in particolare contro la loro passione per gli spettacoli teatrali. E oggi quel che resta della città è diventato a sua volta uno spettacolo della storia, il cui racconto è da non perdere assolutamente.

 

 

 

 

Per saperne di più
Ente Nazionale Tunisino per il Turismo
Via Pantano, 11 - 20122 Milano
tel. 02 - 86453044
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.tunisiaturismo.it

 

 

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...