Dal Forte di Fenestrelle al Castello della Colombaia in Trapani ecco il tour filatelico che parla di luoghi carichi di storia

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Abbraccia ben sei regioni – Piemonte, Toscana, Sicilia, Emilia Romagna, Calabria e Umbria – l’infornata di sette francobolli incentrati sul Patrimonio artistico e culturale italiano e dedicati in particolare al Teatro Stabile di Torino, al Forte di Fenestrelle, al Castello Malatestiano di Longiano, al Teatro Petrarca di Arezzo, al Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, al Castello della Colombaia in Trapani e al Tempio di Santa Maria della Consolazione in Todi.

 

(TurismoItaliaNews) I sette francobolli sono in circolazione dal 27 maggio 2015 ed hanno tutti il valore di 0,80 euro, con una tiratura annunciata di ottocentomila in fogli da ventotto esemplari.

Il Teatro Stabile di Torino è nato il 27 maggio 1955, nell’edificio del Teatro Gobetti in via Rossini. Dopo la crisi del ventennio fascista e le distruzioni belliche, al nuovo Piccolo Teatro della Città di Torino è stato affidato il compito di risollevare la tradizione del “teatro d’arte” nella città che nella prima metà dell’Ottocento aveva dato vita alla Compagnia Reale Sarda e, nel primo Novecento, all’intensa esperienza del Teatro di Torino di Riccardo Gualino, soffocata dal regime mussoliniano. Il francobollo mostra il palcoscenico e i loggioni del Teatro Stabile di Torino, fondato nel 1955, visti dalla platea.

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Il Forte di Fenestrelle, in provincia di Torino, è considerato la più grande fortezza alpina d’Europa. Il suo ingresso sul palcoscenico della storia risale all’autunno del 1727, quando l’ingegner Ignazio Bertola, su richiesta del re Vittorio Amedeo II, presentò il progetto di un’opera che aveva del fantastico: una grande muraglia, costellata da più opere fortificatorie, posta a sbarramento della valle del Chisone contro le invasioni straniere. La sua architettura ha dell’incredibile: si sviluppa sul crinale della montagna per una lunghezza di oltre 3 chilometri, con una superficie complessiva è di 1.350.000 metri quadrati e un dislivello tra il primo e l’ultimo corpo di fabbrica di circa 600 metri. Osservandolo nel suo insieme ci si trova di fronte ad un’opera fuori da ogni canone, se riferito alle precedenti tecniche di difesa fortificatoria, per le sue gigantesche dimensioni e l’articolazione dei suoi fabbricati. Venticinque anni di lavoro sono poi occorsi, a partire dal 1990 per recuperarla dall'abbandono e dall'oblio: l'associazione Progetto San Carlo Onlus quest’anno festeggia il 25° e ringrazia i suoi volontari per il loro prezioso contributo, perché senza di loro tutto questo non sarebbe successo, oltre all'Agenzia del Demanio, alla Regione Piemonte, alla Provincia di Torino, alla Soprintendenza ai beni culturali e architettonici del Piemonte, alla Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, alla Camera di commercio di Torino, alla Compagnia di San Paolo, alla Fondazione Crt, ad aziende e soggetti privati che hanno creduto, aiutato e finanziato il progetto per il Forte di Fenestrelle. Il francobollo dedicato al monumento raffigura il Palazzo del Governatore.

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Il Castello Malatestiano di Longiano, in provincia di Forlì-Cesena, fa risalire la sua fondazione al periodo fra il VII e l’VIII secolo. Una pergamena del 1059 attesta che era stato edificato nella zona un importante castello a scopo di difesa, che alla fine del XII secolo venne utilizzata in particolar modo contro i cesenati, che cercarono più volte di conquistare Longiano, per strappare ai riminesi una posizione strategicamente vantaggiosa. Dal 1290 fino al 1463 il castello è stato la residenza dei Malatesta, Signori di Rimini, cui si devono la fortificazione e l'ampliamento, effettuati in particolar modo attraverso l'aggiunta di nuovi bastioni. Il conte Guido Rangoni di Modena, avendo nel 1519 ricevuto Longiano da papa Leone X in feudo perpetuo, provvide a modificare la struttura del Castello, eliminando in parte le fortificazioni malatestiane (ne rimane a testimonianza il bastione a fianco dell'ex pescheria) e costruendo la loggetta percorribile ancora oggi. Al tempo del conte Rangoni risale anche l'affresco sul soffitto dello studiolo. Nel diciannovesimo secolo il Castello è stato notevolmente modificato al suo interno, in particolare la Sala dell'Arengo e quelle adiacenti, i cui soffitti furono completamente ricostruiti e decorati dai pittori Giovanni Canepa e Girolamo Bellani, che fra l'altro vi ritrassero personaggi illustri della storia Longianese. Il Castello è stato sede del Municipio fino al 1989, ed è oggi sede permanente della Fondazione Tito Balestra.

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Per il Teatro Petrarca di Arezzo il 2015 è un anno importante: dopo 10 anni di attesa gli aretini sono potuti infatti rientrare nel teatro più importante della città, chiuso nel 2005 per problemi funzionali e impiantistici. Sono occorsi quattro anni di lavori per restaurarlo e aprirlo di nuovo al pubblico. La nascita, nel 1828, si deve ad una Società Anonima composta da cittadini aretini, che successivamente prese il nome di Accademia Teatrale Petrarca. L'incarico del progetto fu affidato all'ingegnere Vittorio Bellini e nel 1830 ebbero inizio i lavori di costruzione. Il Teatro fu inaugurato tre anni dopo, il 21 aprile 1833, con la rappresentazione di Anna Bolena musicata da Donizetti, opera scelta anche per la riapertura del 2015. Di proprietà dell'Accademia del Teatro Petrarca, ogni anno presenta una stagione di prosa e una serie di incontri e manifestazioni collaterali organizzate e gestite dall'amministrazione comunale.

 

Il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, a Sibari, in provincia di Cosenza, è stato inaugurato nel 1996 ed espone i reperti più significativi provenienti dalla Sibaritide e dagli scavi di tre città sovrapposte: Sibari, Thuri, Copia. I tesori conservatori risalgono all’epoca protostorica della Sibaritide ma coprono un arco di tempo molto ampio, e perciò sino al medioevo. La prima sezione del museo riguarda reperti che si riferiscono all’età del ferro e del bronzo, ritrovati nelle necropoli dei territori vicini; c’è una sezione dedicata ai reperti rinvenuti nelle necropoli di Francavilla Marittima da cui proviene quasi tutto ciò che è conservato nel museo. Di grande interesse la coppa bronzea fenicia dell’VIII secolo a.C. Recentemente è stata aperta una nuova sala espositiva dedicata alla città romana di Copia e al suo territorio. La Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria offre pagine web che inquadrano con dovizia di informazioni il sito archeologico e ne ripercorrono la storia antica. Le campagne di scavo iniziate negli anni ‘30 del secolo scorso e tuttora in atto hanno restituito testimonianze rilevanti per la conoscenza dell’assetto urbanistico e dell’organizzazione socio-politica ed economica della colonia latina di Copia (193 a.C. - VII secolo d.C.), della quale si presentano i reperti archeologici più significativi, corredati di ricchi apparati didattici. Il bozzetto del francobollo propone l’edificio che ospita il museo e due opere ivi esposte: una statuetta greca in bronzo denominata “Toro cozzante” e un’arula con pantere e cinghiale.

L’origine del Castello della Colombaia di Trapani viene attribuita per motivi militari ad Amilcare Barca durante la prima guerra punica. In effetti la splendida città siciliana fin dalle origini rappresenta porto naturale appetibile e terra di conquista. Proprio all'imboccatura del porto è situata un'isoletta che per la sua posizione è stata considerata di grande importanza strategica, civile e militare ed è stato sicuramente per questo che probabilmente è stata fatta costruire la prima fortificazione. Alta 32 metri, la Colombaia (detta anche Torre Peliade o Castello di mare) è composta da quattro piani sovrapposti, con il primo adibito a cisterna, mentre l’ingresso originario si trovava al secondo piano. Di fatto è uno dei migliori esempi di architettura militare in Sicilia Ad un certo la struttura è stata abbandonata e ridotta a nido di colombe, da cui trae origine il suo nome attuale. Per un lungo periodo di tempo non si hanno notizie certe: l'unico dato sicuro è che gli Orientali hanno fabbricato la torre servita come faro con la forma ottagonale che tuttora conserva. Nella seconda metà del '300, con la costruzione di nuove mura e validi baluardi, l'antica torre è diventato un forte e ben fornito Castello. Tra il 1849 ed il 1860 qui sono stati rinchiusi alcuni dei più noti patrioti del Risorgimento, tra i quali Michele Fardella di Mokarta che successivamente prese parte alla battaglia di Calatafimi.

 

Il Tempio di Santa Maria della Consolazione a Todi, in Umbria, è considerato uno degli edifici-simbolo dell'architettura rinascimentale e dal 1958 è stato elevato a dignità di basilica minore da papa Pio XII. Fin dal Cinquecento è stata attribuita a Donato Bramante, ma non vi sono documenti che lo comprovino: Bramante non presenziò mai ai lavori, mentre sono certi i nomi dei maestri (quasi tutti rappresentanti della sua scuola) che si sono succeduti nelle varie fasi della costruzione. All'inizio, e fino al 1512, i lavori sono stati diretti da Cola da Caprarola, al quale sono successivamente subentrati Baldassarre Peruzzi (fino al 1518), il Vignola (fino al 1565) e infine Ippolito Scalzi. Anche altri architetti hanno dato il loro contributo, tra i quali Antonio da Sangallo il Giovane, Galeazzo Alessi e Michele Sanmicheli. Il progetto iniziò ad avvicinarsi al traguardo nel 1586, quando iniziò la costruzione del tamburo seguito dal resto della cupola. Quest'ultima andava già incontro alle forme architettoniche che sarebbero diventate tipiche del barocco (la forma ovale della cupola è uno dei pochi elementi architettonici che sottraggono la chiesa ai dettami architettonici del Rinascimento). La fotografia raffigurante il Tempio di Santa Maria della Consolazione di Todi, utilizzata per la realizzazione della versione pittorica del francobollo, è di Carlo Intotaro.

I bozzettisti sono Anna Maria Maresca per i francobolli dedicati al Forte di Fenestrelle e al Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide; Cristina Bruscaglia per quello dedicato al Tempio di Santa Maria della Consolazione. Bozzettisti ed incisori sono Antonio Ciaburro per i francobolli dedicati al Teatro Stabile di Torino e al Teatro Petrarca di Arezzo; Maria Carmela Perrini per il valore dedicato al Castello Malatestiano di Longiano e Rita Fantini per il valore dedicato al Castello della Colombaia di Trapani.

A commento dell’emissione c’è il bollettino illustrativo a firma di Evelina Christillin, presidente della Fondazione del Teatro Stabile di Torino; Associazione Progetto San Carlo – Forte di Fenestrelle Onlus; Ermes Battistini sindaco di Longiano; Stefano Gasperini e Franco Dringoli, rispettivamente sindaco e assessore ai lavori pubblici di Arezzo; Alessandro D’Alessio della Soprintendenza Archeologia della Calabria, Luigi Bruno presidente dell’associazione “Salviamo la Colombaia”; Anna Di Bene soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici dell’Umbria.

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