Dalla pizza al sushi ecco l’evoluzione gastronomica della Svezia: contaminazioni e rivisitazioni della cucina mondiale

Eugenio Serlupini, Stoccolma / Svezia

Si potrebbe definire quasi una cucina fusion. In Svezia la gastronomia da sempre è attenta contemporaneamente sia alla tradizione sia all’innovazione, perché in un Paese così aperto alle altre culture ha saputo anche “assorbire” il meglio del gusto degli altri luoghi del mondo. E a dimostrarlo, oltre alla tavola, ci sono ora anche i cinque francobolli che Stoccolma dedica alla cultura del cibo.

 

(TurismoItaliaNews) Dieta mediterranea e pure pizza. E sì perché ormai questo tipo di alimentazione appartiene al mondo intero e pure gli svedesi l’apprezzano alla grande. Diciamo allora c’è anche un po’ d’Italia sui cinque dentelli postali che arrivano dalla Svezia, seppure l’approccio con i piatti tipicamente italiani ha avuto origine in modo imprevedibile. Si prenda proprio la pizza, tipica espressione del Made in Italy: non è stata introdotta come si potrebbe pensare nella Skärholmen (circoscrizione suburbana nella zona sud-occidentale di Stoccolma), oggi uno dei distretti più multiculturali, ma piuttosto in Östermalm, cuore elegante della capitale.

 

E la pizza non è arrivata direttamente dall’Italia, ma dalla Costa Azzurra e da New York già nel 1950, per la cui diffusione hanno svolto un ruolo chiave lo chef Bengt Wedholm e perfino le rivolte studentesche del 1968. Del resto cosa c’è di più informale e giovanile di una pizza? Come degli spaghetti, una forchettata dei quali è immortalata su uno dei francobolli insieme all’oliva (che richiama l’olio extravergine), al pomodoro, alle cozze e funghi. Dieta mediterranea insomma…

 

E in effetti questa è la chiave di lettura della gastronomia svedese, che nel Novecento ha visto approdare sulle proprie tavole una serie di piatti coinvolgenti e di grande personalità con l’arrivo degli immigrati provenienti da tutto il mondo che hanno arricchito la cultura del cibo locale. Con l’effetto di assistere ad una nuova interpretazione dei piatti stessi. Stessa sorte per il sushi, che non è arrivato direttamente dal Giappone, ma è arrivato a Stoccolma e dintorni negli anni Ottanta da New York insieme all’hamburger. Oggi è un tipo di alimento popolarissimo: giunto in versione americanizzata, è stato adottato ed impiantato nella cultura alimentare svedese e quindi ulteriormente rivisitato. Con l’effetto che nel sushi svedese c’è più riso mentre nella versione originaria giapponese protagonista è il pesce.

E in ogni caso senza il crescente interesse verso la cultura orientale e in particolare per il Giappone registrata proprio negli anni Ottanta, chiave di volta per l’enogastronomia svedese, il sushi difficilmente sarebbe riuscito a radicarsi così nel Paese scandinavo. In quel periodo l’Occidente stava scoprendo gli intelligenti sistemi di produzione giapponesi e il concetto “just in time”. Non solo: fattori culturali incisivi come il gruppo musicale Kroumata o la miniserie televisiva statunitense Shogun diretta da Jerry London, tratta dall'omonimo romanzo di James Clavell, hanno supportato la tendenza. E a ben guardare, quando nuovi piatti vengono introdotti in una cultura completamente diversa è inevitabile che il gusto vada a conciliarsi con le abitudini locali. In ogni caso restano forti le tradizioni prettamente nordiche, come pane croccante e formaggio, combinazione storica che risale almeno al tempo dei Vichinghi.

 

A proposito, se vi trovate nel quartiere Östermalm, visitare l’Östermalms Saluhall, un mercato coperto in cui si può anche pranzare, aperto tutti i giorni esclusa la domenica. Oppure provate la classica cucina casalinga svedese al Ristorante Prinsen oppure allo Sturehof (rinomato per le pause champagne). E per una pausa caffè sono consigliabili Sosta o Bianchi Café & Cycles oppure gustatevi una brioche freschissima (bulle) da Fabrique in Nybrogatan.

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