Un francobollo per Sergio Leone, il regista che ha firmato capolavori immortali del cinema

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Trenta anni fa scompariva Sergio Leone, il regista che ha firmato capolavori immortali da “Per un pugno di dollari” a “C’era una volta in America”, ha preso i codici del western e ha riscritto il genere, ha scoperto o rilanciato attori come Clint Eastwood e Gian Maria Volonté e soprattutto ha fatto sognare il pubblico del mondo intero, portando l’Italia a livelli di eccellenza nel mondo. L’Italia lo ricorda con un francobollo.

 

(TurismoItaliaNews) Difficile “racchiudere” Sergio Leone, il geniale regista nato a Roma nel 1929 e scomparso nel 1989 a soli 60 anni, in poche righe. Figlio di un regista e di un’attrice, già a diciotto anni lavorava nell’ambiente cinematografico. Oltre che regista di sette film che compaiono nei manuali di storia del cinema, sette pietre miliari le cui inquadrature vengono studiate frame dopo frame da studenti e appassionati in tutto il mondo, è stato attore, produttore e sceneggiatore. Il francobollo che l’Italia gli dedica nell’ambito della serie tematica “Le eccellenze italiane dello spettacolo” propone (il bozzetto è curato da Gaetano Ielluzzo) un ritratto di Sergio Leone in primo piano sulle montagne della Sierra Nevada e un cowboy, location e personaggio tipici dei numerosi film western diretti dal regista. Il valore facciale del dentello postale è quello della tariffa B zona 2 pari a 2,40 euro; la tiratura annunciata è di due milioni e cinquecentomila esemplari in fogli da quarantacinque.

I titoli da lui diretti sono “Il colosso di Rodi” (1961), i successi della Trilogia del Dollaro girati tra il 1964 e il 1966 (“Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più”, “Il buono, il brutto e il cattivo”) e i tre titoli della Trilogia del Tempo (1968-1984): “C’era una volta il West”, “Giù la testa”, “C’era una volta in America”. Tra i film da lui prodotti ci sono i primi cult di Carlo Verdone (“Un sacco bello”, “Bianco Rosso e Verdone”, “Troppo forte”), “Il mio nome è nessuno” di Tonino Valeri, “Il Gatto” di Luigi Comencini, “Un genio, due compari e un pollo” di Damiano Damiani e “Il giocattolo” di Giuliano Montaldo. Per la sua importanza nello sviluppo del cinema, non solo per quel che riguarda il western, nel 1992 Clint Eastwood, regista e interprete de “Gli Spietati”, inserì nei titoli di coda la dedica "A Sergio". Lo stesso ha fatto undici anni dopo, nel 2003, Quentin Tarantino, nei titoli di “Kill Bill: Volume 2”.

Grande amante del cinema italiano e di Leone, secondo un aneddoto raccontato dallo stesso regista sul set de “Le iene” del 1992, agli inizi della propria carriera, non conoscendo ancora tutti i termini tecnici cinematografici era solito chiedere ai propri cameraman "give me a Leone", per avere uno di quei suggestivi primissimi piani sui dettagli, marchio di fabbrica del geniale regista romano. Sempre Quentin Tarantino lo ha definito il primo regista post-moderno, che ha influenzato numerosissimi registi (lo stesso Tarantino, Sam Peckinpah, John Woo, Martin Scorsese, Brian De Palma e Clint Eastwood solo per citarne alcuni). Martin Scorsese, per celebrare la presentazione a Cannes della versione restaurata di “C’era una volta in America”, ha scritto di lui: “Ogni sua opera contiene moltitudini”.

“Ma la frase più bella, entrata anch’essa nella storia, è stata pronunciata da Sergio stesso: ‘Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito’. Non a caso i suoi ‘C’era una volta’ ci parlano proprio del suo desiderio di raccontare una fiaba con una macchina da presa, il sogno di illustrare miti, di aprire una finestra su altri mondi, esattamente come fa Noodles in una delle scene che l’hanno reso celeberrimo e indimenticato – scrivono i figli Raffaella, Francesca e Andrea Leone nel bollettino illustrativo che accompagna l’emissione del francobollo italiano – alternando la lentezza del racconto alla fulmineità dei dettagli, i silenzi ai suoni della natura, scegliendo volti iconici, per non parlare del connubio unico che ha creato tra musica e immagini, Sergio Leone è diventato un punto di riferimento per un pubblico colto e per un pubblico vasto, confermandosi cineasta allo stesso tempo sperimentale e popolare, avanguardia amata e capita dalla massa: ovvero, il segno di una visione geniale”.

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