Diventa Igp l’oro verde delle Marche: una reputazione antichissima che si è mantenuta fino ai giorni nostri

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Angelo Benedetti, Ancona / Marche

La sua reputazione è antichissima e si è mantenuta fino ai giorni nostri. I riferimenti storici più antichi si riferiscono all’olio «di Marca» o «de Marchia» mentre negli ultimi due secoli si è diffusa maggiormente la sua declinazione plurale. Adesso l'olio “Marche” ottiene il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta, a tutela del suo sapore inconfondibile a tavola.

 

(TurismoItaliaNews) Nelle Marche ci tengono a mettere i paletti. In Italia, in piena area mediterranea, sono diverse le regioni in cui si produce olio di grandissima qualità: “La nostra è la regione adriatica più a nord in cui l'olivo rappresenta la principale coltura arborea – si osserva – questo influisce sull'unicità del prodotto caratterizzato da una fluidità riconducibile alla minore sintesi degli acidi grassi saturi rispetto all'acido oleico e altri acidi insaturi. Tale composizione lo avvicina più agli oli del Garda e della Liguria quali zone limite per la presenza dell’olivicoltura ed alla conseguente insaturazione della sostanza grassa date le condizioni climatiche semicontinentali”.

Un fattore tecnico e geofisico insomma, ma di certo quello che negli estimatori dell’oro verde resta è il gradevolissimo gusto in bocca, molto aromatico ed equilibrato nelle sensazioni gustative. Nella Gazzetta Ufficiale numero 113 del 17 maggio 2017 è stato pubblicato il Disciplinare di produzione dell’olio extravergine di oliva «Marche», prodotto riconoscibile dal colore giallo-verde e dal fruttato tendenzialmente medio o medio-intenso. La zona di produzione copre circa il 76% della superficie regionale e consente di assicurare la sostenibilità economica dell'Igp in quanto permette di disporre di una massa critica di prodotto, che seppure rappresenti una quota nell'ordine dello 0,5%-0,7% della produzione nazionale, può garantire una remunerazione soddisfacente agli agricoltori, nel rispetto di uno dei principi fondamentali del Regolamento europeo.

Ad arricchire ulteriormente il profilo sensoriale dell'olio con sentori peculiari (erba, mandorla, carciofo) contribuiscono le varietà locali che nel corso dei secoli si sono adattate all'ambiente marchigiano. Un altro fattore che concorre a caratterizzare la qualità dell'olio delle Marche è la particolare attenzione che tradizionalmente è stata sempre prestata nella fase di raccolta sia nella scelta del periodo ottimale sia nella modalità utilizzata. Nel tempo, è rimasta costante la modalità di raccogliere il frutto direttamente dalla pianta, brucandolo a mano o con l'ausilio di strumenti agevolatori - pratica, questa, attualmente più diffusa – o con sistemi meccanici che garantiscano l'integrità del frutto (e comunque non oltre il 15 dicembre). Nelle Marche non è mai stata praticata la raccolta dell'oliva caduta a terra. Varietà autoctone (ma anche varietà di uso consuetudinario come Frantoio e Leccino) per un minimo dell'85%: Ascolana Tenera, Carboncella, Coroncina, Mignola, Orbetana, Piantone di Falerone, Piantone di Mogliano, Raggia/Raggiola, Rosciola dei Colli Esini e Sargano di Fermo.

Le olive devono essere sane ed integre e devono essere lavorate nel più breve tempo possibile e comunque entro i 2 giorni successivi alla raccolta, compresa l'eventuale sosta in frantoio, che deve essere la più breve possibile. Dal punto di vista storico, l’olio delle Marche parte da lontano. Se ne trova menzione per la sua qualità nel periodo delle Signorie. Nel 1228 le navi marchigiane che approdavano sulla riva del Po a Ferrara dovevano pagare un pedaggio, «il ripatico», consistente in 25 libbre di olio al quale veniva conferito un valore superiore a quello di altre regioni. Ciò è confermato dai capitolari dell'Arte dei «Ternieri» di Venezia, redatti nel 1263 e nei quali è sancito che «l'olio de Marchia» doveva essere separato dalle altre produzioni similari per rivenderlo ad un prezzo superiore in virtù del suo colore e sapore.

L'olio Marche veniva venduto anche ai commercianti fiorentini; nel 1347 i lanaioli di Firenze hanno importato dalle Marche ben 2500 orci di olio di oliva. Questa esportazione verso le altre regioni è continuata fino alla metà del ‘600. Infine, è del febbraio 1828 la lettera del grande poeta marchigiano Giacomo Leopardi che segnala al padre come «l'olio della Marca» fosse famoso anche fuori della regione. Questa antichissima reputazione è rimasta immutata nel corso dei secoli e oggi più che mai, l'olio Marche viene ricercato e apprezzato grazie alle sue caratteristiche.

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