La cucina gradese, sapori antichi e unici: i piatti tipici raccontano in maniera gustosa la sua tradizione gastronomica

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Qualunque momento dell’anno è propizio per arrivare sull’Isola e scegliere un buon piatto espressione della tradizione della laguna. A Grado la gastronomia è una componente fondamentale dell’offerta turistica, perché è la genuinità del luogo che rende questa destinazione friulana amata e ricercata. Ecco allora un viaggio fra sapori, piatti tipici, prelibati prodotti e ortaggi che raccontano, in maniera gustosa, la sua tradizione gastronomica.

 

(TurismoItaliaNews) Originariamente, infatti, la sua era una cucina piuttosto povera, visto l’isolamento del borgo e la difficoltà a intrattenere scambi commerciali. Per questo motivo il consumo di carne a Grado era raro, limitato ai pochi animali domestici e all’occasionale caccia degli uccelli migratori che sostavano in laguna; di conseguenza l’alimentazione dei gradesi era quasi totalmente basata sui prodotti che offriva la pesca locale e, in particolare, la pesca lagunare. La laguna, dunque, rappresenta la ricchezza principale a cui attinge ancora oggi la cultura culinaria gradese, ed è quindi il pesce azzurro il protagonista della tavola: a detta degli intenditori è in questa area dell’Adriatico che il pescato è il più saporito in virtù dell’elevata salinità del mare e dei bassi fondali della laguna gradese. Alici, comunemente chiamate sardoni, sardine (qui sardele), sgombri, papaline, suri, aguglie, volpine, cefali, lanzardi, palamiti e, addirittura, tonni sono all’origine della varietà della cucina locale. E, per l’intero mese di luglio, Grado e i suoi ospiti fanno festa in ristoranti e trattorie con il pesce azzurro e le sue mille declinazioni culinarie. Molto pescati e utilizzati in cucina sono pure i molluschi e i crostacei locali.

La cucina gradese, sapori antichi e unici: i piatti tipici raccontano in maniera gustosa la sua tradizione gastronomica

I piatti da assaggiare assolutamente

Boreto a la graisana
Il piatto gradese per eccellenza (cantato anche da Biagio Marin), con una decina di varianti, tutte gustose. È una pietanza antica e unica, accompagnata da polenta di mais bianco, caratterizzata dalla semplicità degli ingredienti (pesce fresco, olio extravergine d’oliva, aglio, sale, pepe nero e aceto) e della preparazione. Creata dai pescatori della laguna (casoneri) e tramandata per generazioni, veniva originariamente realizzata con il pesce fresco che non poteva essere venduto al mercato. La ricetta non contempla mai la presenza del pomodoro e ciò fa pensare che facesse parte della tradizione alimentare dei pescatori gradesi ancor prima dello sbarco in America di Cristoforo Colombo. Per questa sua straordinaria storia, il Boreto a la graisana, dalla primavera del 2019, è iscritto nell’Elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali del Friuli Venezia Giulia. A ottobre e novembre una speciale rassegna dedicata alla saporita pietanza vede i ristoranti del castrum cimentarsi in varie reinterpretazioni.

Sardele e sarduni
Le sardine (chiamate a Grado sardele), diffuse in tutto il Mediterraneo, sono ingredienti
fondamentali della cucina dell’Isola del Sole e vengono proposte in diversi modi: conservate sotto sale e poi sott’olio (le “Isolane”), oppure impanate e fritte o “in savor”  o ancora a “scotadeo” (cotte in padella dopo essere state lavate solo in acqua marina). Anche le alici (conosciute a Grado come sarduni) sono un piatto tipico dell’isola. Dal 2004, i sarduni salati sono un Prodotto agroalimentare tradizionale del Friuli Venezia Giulia. Dal punto di vista nutrizionale sardele e sarduni, che rientrano nella categoria del pesce azzurro, sono un ottimo alimento: sono ricchissimi di Omega-3, che ha tantissimi benefici per la salute, soprattutto a livello cardiovascolare. A questi gustosissimi peci azzurri  viene dedicato ogni anno un appuntamento atteso non solo dai gradesi, ma anche dai turisti,  la caratteristica "Sardelada", degustazione di pesce organizzata nei weekend tra luglio e agosto dalla Coop. Pescatori di Grado.

Il Boreto a la graisana

La cucina gradese, sapori antichi e unici: i piatti tipici raccontano in maniera gustosa la sua tradizione gastronomica

Sarde in savor
Infarinate e fritte, vengono poi messe ad insaporire in un luogo fresco, per almeno un giorno, con strati di cipolla imbiondita e sfumata con aceto e un po’ di zucchero, uvetta e pinoli.

Sepe sofogae
Variante locale delle seppie in umido, piatto insolito conosciuto esclusivamente dagli chef gradesi.

Anguila in speo
L’anguilla tagliata a pezzi viene cotta su uno spiedo di ramo di alloro. A ogni pezzo di anguilla viene alternata una foglia di alloro. Il tutto si lascia rosolare sulla brace, vicino al camino, per almeno 4-5 ore, dove perde tutto il suo grasso diventando croccante fuori e morbida dentro.

Sguasseto de masurin
Tra i più rinomati piatti di cacciagione della laguna, è l’anatra stufata con spezie e cipolla servita assieme alla polenta bianca o alle pappardelle. Un piatto tipicamente invernale.

La cucina gradese, sapori antichi e unici: i piatti tipici raccontano in maniera gustosa la sua tradizione gastronomica

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L’asparago bianco di Fossalon
I suoli sabbiosi di Fossalon rappresentano un luogo ideale di crescita per i bianchi turioni che vengono raccolti dalla fine di aprile ai primi giorni di giugno. Nel mese di maggio si svolge la “Mostra degli asparagi di Fossalon” durante la quale viene assegnata la “sgorbia d’argento” (dal nome dell’arnese utilizzato tradizionalmente per raccogliere l’asparago bianco) al miglior produttore friulano di asparago bianco.

Il Santonego
Digestivo principe di Grado è il Santonego®, da degustare liscio o ghiacciato. Si tratta di una speciale infusione alcolica di assenzio marino (Artemisia coerulescens), pianticella perenne aromatica lagunare, con proprietà amaro-toniche, dalle foglie color verde argentato, che fiorisce tra agosto e settembre. “Agrodolce odore del santonego, col quale si profuma la grappa”, ha scritto Claudio Magris.

Il Santonego

I vini

Sulle isole e isolotti della laguna di Grado non si coltiva la vite. L’ambiente non è favorevole ma, soprattutto, non ce né bisogno. La vicina terraferma offre bottiglie di qualità, con un’ampia scelta di eccellenti vini bianchi e rossi, di collina e di pianura.

La Doc Friuli – Aquileia
In una ristretta fascia pianeggiante della provincia di Udine, che dal mare di Grado si estende a nord fino alla fortezza di Palmanova, si coltiva la vite su terreni di natura prevalentemente sabbioso-argillosa. Qui la viticoltura ha una millenaria storia di qualità anche se la Doc è stata riconosciuta soltanto nel 1975. Prima dai Celti e poi dai Romani, la vite fu coltivata con amore e dedizione nell’agro aquileiese. Lo storico greco Erodiano del III secolo d.C. narra, nella sua “Storia dell’Imperatore Massimino”, descrivendo la campagna di Aquileia, che: “disposti sono gli alberi a eguali distanze e accoppiate sono le loro viti, formando un quadro giulivo, tanto da sembrare, quelle terre, adorne di corone frondeggianti”. Anche secondo il geografo greco Strabone (63 a.C.-24 d.C.), l’ubertoso piano in cui fiorì l’illustre città di Aquileia produceva abbondanza di vini, tanto che i popoli vicini scendevano numerosi ad acquistarne. Gli autoctoni prodotti sono il Friulano e il Verduzzo friulano tra i bianchi e, tra i rossi, il Refosco dal peduncolo rosso, vino-bandiera della Doc. Poi: Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling renano, Sauvignon, Traminer aromatico, Chardonnay e tutti i Cabernet.

La cucina gradese, sapori antichi e unici: i piatti tipici raccontano in maniera gustosa la sua tradizione gastronomica

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Il Castello di Spessa, nel cuore del Collio

La Doc Friuli - Isonzo
È compresa nella provincia di Gorizia ed è costituita da quella fascia di terreno pianeggiante che si estende a sud della zona collinare, tra Carso e Friuli - Aquileia. Qui la vite, anche quella coltivata in pianura e bagnata dal fiume Isonzo, dà un ottimo prodotto che è sempre stato giustamente apprezzato e facilmente commercializzato, fin dai tempi più antichi. Già molti secoli prima di Cristo gli Eneti, popolo dedito soprattutto all’agricoltura, primi abitanti di queste terre, importarono la vite dalla Grecia. La Doc è stata riconosciuta nel 1975. Gli autoctoni prodotti sono: Friulano e Verduzzo friulano, Malvasia e Refosco dal peduncolo rosso. Si coltivano pure: Chardonnay, tutti i Pinot e i Cabernet, il Riesling italico e quello renano, il Sauvignon, il Traminer aromatico, il Merlot e il Franconia.

La Doc Collio
La zona si estende, attraverso la fascia collinare settentrionale della provincia di Gorizia, a ridosso del confine con la Slovenia. I terreni sono caratterizzati dall’alternanza di strati di arenaria e marna, la cosiddetta ponca: i migliori in assoluto per la viticoltura di collina. Quest’area si sviluppa quasi ininterrottamente lungo una direttrice ideale est-ovest, presentando ampie superfici esposte a mezzogiorno. Tale situazione geografica ha favorito, fin dai tempi più remoti, la coltura della vite, introdotta nella zona già in epoca pre-romana. Lo si desume dai documenti storici che riguardano la Doc e nei quali le vigne e il vino sono sempre citati come elementi essenziali che caratterizzano il territorio. La moderna viticoltura nasce nel Collio nella seconda metà dell’Ottocento con l’introduzione di pregiate varietà di uve da vino francesi e tedesche, che sostituirono alcuni vecchi vitigni locali di minor interesse sotto l’aspetto qualitativo, mentre parecchi autoctoni sono tuttora coltivati con successo. La viticoltura del Collio è tra le prime in Italia alle quali sia stata riconosciuta la Doc, nel 1968. I bianchi autoctoni prodotti sono: Friulano e Verduzzo friulano, Ribolla gialla, Picolit e Malvasia, affiancati dagli internazionali Chardonnay, Pinot bianco e grigio, Sauvignon, Riesling renano e italico, Muller Thurgau e Traminer aromatico. Il Collio bianco è un sapiente uvaggio di diverse tipologie di vini bianchi. I rossi coltivati sono: Merlot, tutti i Cabernet e il Pinot nero.

Il Castello di Spessa, nel cuore del Collio

Il Castello di Spessa, nel cuore del Collio

Per saperne di più
Consorzio Grado Turismo
www.grado.it
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www.grado.info 
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