Buona acqua per Ravenna: arriva dal Po la risorsa per dissetare la città dei mosaici

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Giovanni Bosi, Ravenna

La grande storica sete di Ravenna finisce qui. Entra in funzione per guardare al futuro il più grande impianto europeo di potabilizzazione dell'acqua alimentato dal fiume Po attraverso una derivazione del Canale Emiliano-Romagnolo. L'impianto è quello della Standiana, sorto là dove correva l'antica Via Popilia, costruita nel 132 a.C per unire Rimini a Ravenna tra paludi, boschi e pinete.

 

(TurismoItaliaNews) Romagna Acque è giustamente soddisfatta: dopo dieci anni di studi, valutazioni, progettazioni e lavori, entra in esercizio l'Impianto di potabilizzazione della Standiana. Per Ravenna è quasi un momento storico se si considera che in passato ha dovuto affrontare sempre il tema della sete e paradossalmente difendersi anche dalle inondazioni di quello che è decisamente un territorio complesso. Un investimento di grande portata, a cui adesso guardano anche altri Paesi come il Sudafrica, una cui delegazione è arrivata in Romagna chiedendo alla Società delle Acque di valutarne l'efficacia e soprattutto la modernità.

Così, ultimato il cantiere, il 1° ottobre entra in funzione il potabilizzatore in località Fosso Ghiaia considerato il più importante degli investimenti compresi nel piano pluriennale 2011 - 2023 della società a capitale pubblico proprietaria e gestore di tutte le fasi idropotabili della Romagna. Ad illustrare i dettagli dell'operazione è stato il presidente di Romagna Acque, Tonino Bernabè: "L'importo complessivo dei lavori ammonta a 32 milioni e 900mila euro, ai quale se ne aggiungono circa altrettanti per la posa in opera di quasi 40 km di condotte di interconnessione di grandi dimensioni, che collegano il nuovo potabilizzatore con il territorio". Ai lavori hanno partecipato 63 imprese, di cui 41 con sede in Romagna. La fase di progettazione, autorizzazione e gara d'appalto ha richiesto 8 anni, dal 2004 al 2012; i lavori di cosruzione del potabilizzatore sono durati esattamente due anni: dall'8 aprile 2013 al 9 aprile 2015. Adesso il via.

L'impianto è il cuore di un articolato intervento di sistema per l'intera area romagnola: è alimentato con acqua del Po proveniente da una derivazione del Canale Emiliano-Romagnolo grazie ad un'apposita concessione rilasciata a Romagna Acque e alla realizzazione e gestione operativa di un apposito sistema infrastrutturale ad usi plurimi da parte della società partecipata di Romagna Acque, Plurima. "Il potabilizzatore - sottolinea Andrea Gambi, amministratore delegato - è interconnesso in particolare alla rete del Lughese, al potabilizzatore Nip di Ravenna e alla dorsale adriatica dell'Acquedotto della Romagna. Le principali aree servite sono la Bassa Romagna, il territorio ravennate e la riviera adriatica, da Cervia a Cesenatico e anche oltre".

Alberto Mazzotti introduce l'inaugurazione dell'impianto, presenti il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, l'onorevole Silvia Velo sottosegretario all'Ambiente e il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, oltre ai vertici di Romagna Acque

La messa a regime del potabilizzatore - che ha una potenzialità massima di 1.100 litri al secondo - rende disponibile alla Romagna una rilevante quantità di risorsa: almeno 20 milioni di metri cubi annui potenziali, che si vanno ad aggiungere ai 110 milioni oggi mediamente distribuiti, per un totale di circa 130 milioni di metri cubi. il rapporto fra disponibilità di risorsa e domanda è così superiore ad 1,3; vale a dire che la sicurezza di approvvigionamento supera del 30 per cento il possibile fabbisogno. Romagna Acque riesce in tal modo a diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento, riducendo il prelievo attuale da falda di oltre il 50 per cento, mentre una consistente parte del territorio può avvalersi di una risorsa sufficiente anche in caso di situazioni siccitose e disporre di un'acqua di qualità migliore rispetto all'attuale.

La sezione più importante è quella dell'ultrafiltrazione, il più grande impianto europeo di questo tipo, dove l'acqua è filtrata attraverso membrane con porosità esterna così piccola da trattenere, oltre a tutti i solidi sospesi, anche la carica batterica e spore di organismi potenzialmente patogeni. Il passaggio finale su carboni attivi permette invece di trattenere le ultime sostanze rimaste in soluzione nell'acqua al termine del trattamento. Un decisivo salto di qualità dell'acqua trattata, del tutto patagonabilei per caratteristiche finali alle acque trattate provenienti da Ridracoli.

I vari step che consentono di arrivare ad avere un'acqua di grande qualità all'interno del nuovo impianto; qui sopra le membrane con porosità esterna, una sorta di "bucatini" all'interno delle quali circola l'acqua in una delle fasi finali di potabilizzazione.

Non solo: per il potabilizzatore è previsto un impianto fotovoltaico per produrre l'energia necessaria per il funzionamento dell'impianto. All'inaugurazione sono intervenuti l'onorevole Silvia Velo sottosegretario all'Ambiente, il presidente della Regione Emilia - Romagna, Stefano Bonaccini e il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci, che non ha esitato a definire questa "una giornata storica", ricordando come in 50 anni la situazione idrica sia radicalmente cambiata per il territorio. E ciò dimostra che il pubblico può essere "ultra-efficiente" per i cittadini, anche in termini tariffari.

Per saperne di più

La cerimonia del taglio del nastro dell'impianto di potabilizzazione

 

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