Wadi Rum, tutti i colori del mondo: in Giordania la sconfinata bellezza di un libro di storia a cielo aperto

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Giovanni Bosi, Wadi Rum / Giordania

E’ stato la cornice di eventi memorabili, come quello legato a Lawrence d'Arabia, ma in realtà è il passato remoto a parlare in questo luogo che definire fantastico è fin troppo riduttivo. Quando la Natura ci mette del suo e l’uomo nel corso dei secoli riesce a lasciare dietro di sé testimonianze irripetibili, la meraviglia non può che essere la reazione più ovvia quando ci si trova nel mezzo. Siamo nel sud-ovest della Giordana, nel Wadi Rum.

(TurismoItaliaNews) Nessun scenografo, nessun creatore di ambienti virtuali, nessun artista potrebbe creare con la sua umana fantasia lo splendore del Wadi Rum. In realtà è difficile mettere nero su bianco le sensazioni che si provano quando ci si trova tra gli spazi sconfinati di questo variegato paesaggio desertico. Spianate, gole strette, canyon profondi, archi naturali, alte scogliere, caverne, rampe e frane enormi dovute nel corso di milioni di anni da agenti atmosferici e fenomeni geologici, si abbinano ad incisioni rupestri, iscrizioni e resti archeologici che documentano in questo immenso sito ben 12.000 anni di occupazione umana e l'interazione con l’ambiente naturale. E un luogo immenso non può che riservare numeri da capogiro: ricercatori e studiosi hanno contato addirittura 25.000 incisioni rupestri con 20.000 iscrizioni che sono la documentazione tangibile dell'evoluzione del pensiero umano e dello sviluppo primordiale dell’alfabeto.

Quando da Aqaba - affacciata sull’omonimo golfo sul Mar Rosso condiviso con Egitto ed Israele - ci si mette in marcia per raggiungere il Wadi Rum, nella mente c’è solo l’immaginazione sollecitata da quel che si è letto su questo deserto coloratissimo, ma quando si arriva a destinazione dopo aver percorso poco meno di una sessantina di chilometri, la realtà supera davvero la fantasia. E gli occhi non sanno più dove guardare. Non è un caso se oggi questo luogo, la cui superficie è pari a migliaia di ettari, è protetto dal governo giordano ed è iscritto nel Patrimonio naturale dell’Umanità e dunque tutelato dall’Unesco perché considerato un autentico libro di storia: contemporaneamente illustra infatti la storia ambientale della regione e l’evoluzione umana nell’attività pastorale, agricola e persino “urbana” nella penisola arabica.

Ma cos’è in realtà il Wadi Rum? Geologicamente è una valle (wadi, mentre Rum deriva forse dalla radice aramaica alto o elevato) scolpita dall'erosione di arenaria e granito, e arricchita da quanti - le tribù di Thamudeni provenienti dall'Arabia meridionale e poi i Nabatei - hanno abitato da queste parti e le cui incisioni mettono in evidenza un complesso senso estetico e una vera e propria cultura pittorica, con reperti archeologici che abbracciano tutte le epoche dal neolitico al nabateo. Certo vivere qui non è mai stato affatto semplice e per questo il tutto assume un carattere pionieristico, anche se Greci e Romani hanno avuto la possibilità di apprezzarne vigneti ed oliveti, oggi scomparsi, e quelle pinete di cui resta qualche traccia sulle vette più alte. A proposito: il record spetta al monte Jebel Rum, che raggiunge 1.754 metri.

Lawrence d'Arabia si diceva: infatti ad inizio Novecento a lui - al secolo il tenente colonnello Thomas Edward Lawrence, militare, archeologo e scrittore britannico - si unì la gente del posto nella Rivolta Araba sotto la guida di re Faisal per combattere gli eserciti occupanti di turchi e tedeschi. E lui ha riservato più di un riferimento al Wadi Rum nel suo libro “I sette pilastri della saggezza” ("The Seven Pillars of Wisdom"), titolo si dice ispirato ad una delle imponenti montagne e comunque ora assegnato al gruppo montuoso che si trova proprio davanti al Centro visite da cui ha inizio l’escursione vera e propria nel deserto. Zona desertica dove peraltro si vive ancora: sono persone di origine beduina, oggi stanziali, che ripropongono cibo e condizione di vita ai turisti. Perché ovviamente la zona esercita una forte attrazione turistica: qui si arriva non solo da Aqaba, ma anche dalla capitale Amman (3 ore e mezza) e Petra (un’ora e mezza), con tour che combinano, a seconda della provenienza, autobus, auto oppure aereo tramite voli interni tra Amman e Aqaba. Il trasporto pubblico resta invece molto limitato.

I luoghi suggestivi sono innumerevoli e famosissimi, come la Lawrence’s spring, dove si racconta che il britannico si sia lavato durante la Rivolta Araba e comunque con interessanti iscrizioni rupestri sulle rocce vicine. Oppure il Khazali Canyon, una profonda e stretta fessura nel fianco della montagna, che contiene molte iscrizioni rupestri; punti di osservazione (Al Ghuroub) dai quali si può godere la visione di un fantastico tramonte sia in inverno che in estate; il Burrah canyon, lungo e profondo, molto bello al mattino presto o la sera tardi, quando il sole dona alla roccia un colore arancio. Da non perdere le iscrizioni di Almeleh, esempio emblematico di antichi disegni rupestri con raffigurazione di cammelli ed altra fauna selvatica. E ancora il Siq Um Tawaqi, un breve canyon che conserva un’incisione raffigurante la testa del colonnello; le iscrizioni di Andisheh, famosa per i graffiti Thamudic e nabatee, con accanto disegni di animali, esseri umani e carovane di cammelli; il tempio nabateo dedicato all’adorazione della dea Allat; e la Rock Bridge, spettacolare arco naturale di roccia con una splendida vista. Insomma un’esperienza unica quella nel Wadi Rum, da vivere e da raccontare.

 

Aqaba, Giordania: sulla terra, nell’aria e nel mare

 

 

Per saperne di più
Jordan Tourism Board
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