Il castello-fortezza dei Veneziani a Lefkada, anche i cannoni di bronzo dell’antica fonderia Camolli di Bergamo sono un’attrazione

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Giovanni Bosi, Lefkada / Grecia

A due passi dal ponte mobile che unisce Lefkada alla terraferma non si può non notare il Castello che documenta una volta di più l’antico dominio veneziano sulle Isole Ionie, secondo quello straordinario “sito seriale” di fortificazioni costruite nei secoli a partire dal periodo pre-bizantino nel Mediterraneo. In passato chiamato Leukàs, Lèucade e Leuca, questo lembo di Grecia adagiato sullo Jonio ha avuto anche la denominazione di isola di Santa Maura, tanto che le vestigia che la vigilano sono chiamate Kastro Agia Mavra. Non andarlo ad esplorare sarebbe un delitto…

 

(TurismoItaliaNews) La voglia di arrivare quanto prima a Lefkada dopo essere atterrati a Preveza e aver noleggiato un’auto (la soluzione migliore per godersi questo bellissimo territorio), che quando passiamo davanti al castello di Santa Maura e averne intuito possenza e ruolo storico, mi riprometto di tornare con più calma, per studiarlo meglio ed esplorarlo. E così faccio.

Il castello-fortezza dei Veneziani a Lefkada, anche i cannoni di bronzo dell’antica fonderia Camolli di Bergamo sono un’attrazione

Il castello-fortezza dei Veneziani a Lefkada, anche i cannoni di bronzo dell’antica fonderia Camolli di Bergamo sono un’attrazione

Il castello-fortezza dei Veneziani a Lefkada, anche i cannoni di bronzo dell’antica fonderia Camolli di Bergamo sono un’attrazione

L’accesso alla fortezza è libero e una volta dentro mi rendo conto che il colpo d’occhio su Lefkada e sul mare che la circonda è a dir poco meraviglioso. La posizione rialzata mi consente di guardare a 360 gradi verso la città di Leucade, sulla costa orientale di Lefkada, di intuire in lontananza la silhouette dell’isoletta di Meganisi e di guardare indietro verso la stessa Preveza. Gli occhi indugiano su un pezzo di mare dove la storia racconta moltissimo di italici prima e italiani poi: alle spalle di Lefkada, infatti, guardando da nord a sud, ci sono Cefalonia, Itaca, Zante… Nomi che ricorrono praticamente dalla notte dei tempi e che richiamano mitologia, poemi ed eroi della tradizione greca. Dalla stessa posizione si comprende anche che questa fortezza medievale, circondata da un fossato, è stata realizzata sul cordone litoraneo con l’intento di proteggere il braccio di mare tra Lefkada e la costa opposta di Akarnania, che consentiva l’accesso alla laguna di piccole imbarcazioni.

Comincio a gironzolare all’interno della fortezza e mi imbatto in qualcosa di straordinario dal punto di vista della documentazione storica: cannoni di bronzo su cui campeggia il nome della fonderia Carlo Camolli di Bergamo. Avranno almeno trecento anni, se si considera che da queste parti il possedimento veneziano è andato dal 1684 al 1797 (con una pausa nel 1715-16 per la temporanea occupazione ottomana). Gli storici raccontano che a volere fortemente la sua edificazione è stato il veneziano Giovanni Orsini nei primi anni del quattordicesimo secolo e che ha preso il nome dalla preesistente piccola chiesa di Agia Mavra, ovvero quella Santa Maura molto venerata da queste parti. Di qui poi sono passati praticamente tutti: dopo i Veneziani, i Francesi, poi i Russi, di nuovo i Francesi e infine gli Inglesi. Il castello nel tempo ha subìto rimaneggiamenti ma nel complesso si è conservato molto bene: all’interno, oltre alla chiesina dedicata ad Agia Mavra, si individua l’articolazione degli spazi necessari al funzionamento della struttura, dai locali per l’amministrazione alle cisterne.

Il castello-fortezza dei Veneziani a Lefkada, anche i cannoni di bronzo dell’antica fonderia Camolli di Bergamo sono un’attrazione

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“Attraverso la forza della sua flotta, la ricchezza mercantile e una serie di azioni politiche, Venezia, ottenuto il dominio dell’Adriatico, giunse a monopolizzare le rotte con l’Oriente e a divenire, con la IV crociata, il fulcro di un esteso dominio marino. Dal XIII secolo, quindi, lo Stato di mare si ampliò all’Istria, alla Dalmazia e al Levante, con il controllo di gran parte dell’Egeo e di Creta” annota Elena Zanardo nella sua tesi di laurea al Politecnico di Torino “Il patrimonio fortificato della Repubblica di Venezia come emblema di identità interculturale: per un’ipotesi di riformulazione della candidatura Unesco”.

Va ricordato infatti che le opere di difesa veneziane tra il XVI e XVII secolo sono già un sito seriale transnazionale che si articola in sei strutture dislocate in Italia, Croazia e Montenegro, estendendosi per oltre mille km tra Bergamo, Palmanova e Peschiera del Garda per l’Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro. L’organizzazione e le difese dello Stato da Terra, che proteggeva la Repubblica di Venezia dalle altre potenze europee a nord-ovest, e lo Stato da Mar, che proteggeva le rotte marittime e i porti nel Mar Adriatico verso Levante, erano necessarie per sostenere l’espansione e il potere di Venezia. Con l’introduzione della polvere da sparo a scopi bellici avvennero cambiamenti significativi nelle tecniche e nell’architettura militare che portarono alla progettazione di fortificazioni definite “alla moderna”, o bastionate. Queste ampie e innovative reti difensive stabilite dalla Repubblica di Venezia hanno un eccezionale valore storico, architettonico e tecnologico e contribuiscono alla configurazione del paesaggio, rafforzando la qualità del campo visivo delle sei strutture, nonché le strutture urbane e difensive risalenti a periodi storici precedenti (medievali) e più recenti (come le modifiche e le aggiunte del periodo napoleonico e ottomano).

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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