Nelle stanze del Re e della Regina: ecco il Palazzo Cotroceni di Bucarest come non lo avete mai visto

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Giovanni Bosi, Bucarest / Romania

La curiosità è troppo forte per non andare. Il Museo Cotroceni, a  Bucarest, è stato tra i primissimi ad aprire le sue porte dopo la rivoluzione del 1989 ed oggi è uno dei contenitori culturali più apprezzati per le sue collezioni d’arte e per la storia che racconta. Qui vivevano il re Ferdinando e la regina Maria e oggi è anche sede della Presidenza della Repubblica Rumena. Con pezzettini d’Italia al suo interno.

(TurismoItaliaNews) Collezioni d'arte e vecchie decorazioni, vetrate istoriate e saloni per le feste, sontuosi scaloni e stanze che parlano di tanti personaggi della storia. Camminare per le stanze del Museo Nazionale Cotroceni, in passato Palazzo reale, è come entrare in punta di piedi nella storia di questo orgoglioso Paese. E non è un caso che il Palazzo in Geniului Bld. sia esibito con grande soddisfazione.

Il percorso museografico rappresenta innanzitutto una vera e propria rassegna di stili e gusti, tanto che in passato ospiti e viaggiatori stranieri non sapevano cosa ammirare per primo: la bellezza della posizione, l’audacia della concezione architettonica oppure la raffinatezza degli ornamenti. L’edificio - progettato dall’architetto francese Paul Gottereau inglobando gli spazi medievali dell’antica residenza principesca - si impone per una volumetria le cui proporzioni armoniose trovano corrispondenza nella plasticità delle facciate, realizzate con elementi ornamentali eclettici. Edificato tra il 1893 e il 1895, il complesso era la residenza dei principi ereditari Ferdinando di Hohenzollem e Maria di Saxa-Coburg Gotha. Una scelta del luogo non casuale, dato che per più di 200 anni, Cotroceni (nome che significa “luogo per riparo”) era stato la residenza dei principi romeni, da Serban Cantacuzino e Constantin Brâncoveanu fino ad Alexandru Ioan Cuza e Carlo I.

Va detto subito che nel tempo il complesso ha subito innumerabili trasformazioni che ne hanno modificato l’assetto, come le ricostruzioni a seguito di incendi (1718 e 1787) e terremoti (1802, 1940, 1977); e anche lo stesso Palazzo reale è stato sottoposto a più rimaneggiamenti, i più importanti tra il 1913 e il 1926 da parte dell’architetto Grigore Cerchez. Sotto il regime totalitario alcuni spazi sono stati adeguati alle necessità del “Palazzo dei Pionieri”. Spicca anche la ricostruita chiesa di Santa Maria Assunta, simile tipologia della chiesa episcopale di Curtea de Arges. Ma in ogni caso c’è molto da vedere: bellissime le ceramiche realizzate nelle manifatture di Germania, Francia, Italia, Olanda e Russia oppure le porcellane di Sevres, Meissen e Kuznetzov e il servizio da tavola della regina Maria, in stile neobizantino. O, ancora, molti oggetti Art Nouveau, alcuni creati negli atelier Gallé, Daum e Lalique.

Ciò che impressiona dell’atrio del palazzo, il primo spazio in cui si entra dopo aver percorso gli interni medievali, è il suo carattere di rappresentatività: la scalinata e le ampie aperture delle gallerie che la circondano sono ornate con elementi decorativi sontuosi, alla moda del neobarocco francese, tanto da ricordare l’edificio che ha fatto da modello: l’Opera di Parigi. La sala da pranzo in stile neorinascimentale tedesco e la biblioteca del re Ferdinando, in stile Enrico II, sono due delle stanze che hanno conservato l’assetto disegnato dall’architetto Gottereau.

Un ampio arco divide in due uno spazio che si presenta con un contrasto chiaro-scuro: la sala da caccia riallestita nel 1927 e che conservava armi e trofei reali. Per la decorazione della sala, riallacciandosi all’antica utilizzazione, si è optato per il Rinascimento italiano il cui inconfondibile carattere si ritrova nei riquadri delle porte e dei pannelli, ma anche nei mobili (le sedie "Dantesca" e "Savonarola", le tavole, i cassoni, la cassapanca). Il salotto dei fiori si distingue per la distribuzione armoniosa del decoro stuccato e per la discrezione cromatica. Lo spazio la cui decorazione è aperta dal motivo di una ghirlanda floreale in una trave, è chiamato "il salotto d'oro" ed è qui che la regina Maria ha scritto le fiabe per bambini.

Al secondo piano ci sono gli appartamenti. In questi spazi – dove sono transitati i testimoni dell’epoca - si è proceduto ad un restauro rigoroso: lo studio di pittura e pirografia, o della regina, allestito oggi come salotto orientale. Nella stanza da letto della regina, rifatta secondo la variante del 1929 in stile Tudor, è evidente l'importanza accordata al legno come elemente struttivo e decorativo; la stessa impressione crea anche il piccolo salotto norvegese, vero capolavoro della scultura in legno dall'inizio del nostro secolo. Nel caso delle altre stanze si è ricostituita l'atmosfera dell'epoca, rispettandosi i rigori dello storicismo: ogni stanza rispecchia con fedeltà uno stile decorativo mediante un vocabolario di forme tipiche, in modo che l'effetto generale sia quello della diversità e della spettacolarità. In questo modo erano stati concepiti gli appartamenti in stile neorinascimentale tedesco, il salotto Luigi XV, la stanza da letto rococò, la stanza da letto Luigi XVI, il salotto impero, la stanza da letto Adam oppure l’appartamento francese ammobiliato ecletticamente, conformamente alla moda "Secondo impero". Oltre il loro valore intrinseco, tutte queste stanze offrono la possibilità di una gradevole e istruttiva incursione nella storia dell'arte decorativa europea.

Se si vuol visitare il Museo è bene prenotare in quanto sono previsti tour guidati ad orari prestabiliti. Si può raggiungere in Metro o bus.

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Il suggerimento

Per il tour nella capitale Bucarest e nell'intera Romania ci si può avvalere dell'agenzia Soca Tour. Il giovane titolare Iulian Soca parla italiano e può offrire assistenza e collaborazione nella scelta dei luoghi.
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