Il “butto” delle ceramiche: il Convento di Sant'Anna a Foligno (Umbria) è un contenitore di arte (e di fede)

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Giovanni Bosi, Foligno / Umbria

Un ritrovamento casuale che ha entusiasmato archeologi e cultori di storia urbana. Dal restauro del monastero di Sant'Anna di Foligno, in Umbria, sono tornati alla luce manufatti e reperti di uso comune con un imprevedibile valore artistico e culturale. Obiettivo realizzare un Museo delle Ceramiche.

 

(TurismoItaliaNews) Che là dentro ci fosse qualcosa di interessante l'avevano intuito sin dall'inizio. Ma la vera scoperta, che ha finito con l'entusiasmare archeologi e cultori di storia urbana, è arrivata quando svuotando quello che volgarmente era un vero e proprio “immondezzaio” secolare, si sono trovate di fronte ad autentici tesori artistici. Loro sono le Suore Terziarie Francescane, attuali inquiline dello splendido monastero di Sant'Anna o delle Contesse di Foligno, ordine religioso fondato nel XIV secolo dalla Beata Angelina dei conti di Marsciano.

Il pretesto per svuotare il “butto” - vale a dire il locale che in origine doveva servire da collegamento tra il nucleo principale dell'antico convento e l'ala annessa nel quindicesimo secolo - sono stati i lunghi lavori di ristrutturazione che hanno interessato la struttura situata nel cuore di Foligno, lungo via dei Monasteri, dove è stato ritrovato perfettamente integro persino il laboratorio di Niccolò di Liberatore detto l'Alunno, il pittore folignate tra il 1430 circa e il 1502). Uno spaccato di città riuscito miracolosamente a mantenere intatta la sua immagine medievale.

La stratificazione dei rifiuti gettati lì dentro tra il quindicesimo ed il diciannovesimo secolo ha permesso la conservazione di oggetti di comune uso quotidiano, "ma che a distanza di tanto tempo — spiega l'archeologa Lucia Bertoglio — si rivelano fonti preziose per capire la quotidianità della comunità di donne che viveva nel convento”. Donne peraltro di grande vivacità sociale, perché durante il giorno erano in mezzo alla gente per lavorare ed aiutare, e di sera rientravano in comunità per condividere i momenti topici dell'esperienza religiosa. Ceramiche, vetri, monete e metalli osteologici sono i tesori tornati alla luce, ma più di tutto è proprio la produzione artistica a lasciare di stucco: bacili, piatti, boccali, statuette.

Ogni reperto, sotto la supervisione della Soprintendenza ai beni storici dell'Umbria e grazie alla disponibilità del professor Luigi Sensi e della professoressa Rita Marini, oltre che dei volontari dell'Archeoclub, a stato "religiosamente" recuperato, catalogato e per buona parte restaurato ed esposto in un locale del convento, grazie alle vetrinette donate dal Rotary Club di Foligno. L'intento è realizzare un Museo delle Ceramiche, ma da sole per le suore è un’impresa. E ne varrebbe la pena, perché quelle ceramiche ritrovate non sono oggetti qualsiasi: oltre alle migliori produzioni umbre, ci sono oggetti di provenienza figure, toscana e laziale del '400, del '500, del '600 e di epoche successive. Oggetti donati oppure portati in dote dalle donne che arrivavano nel convento, a testimonianza del gusto di quel momento o del modo di considerare l'utilità.

Come i bacili in maiolica arcaica dei secoli XIII-XIV o i boccali in ceramica di Deruta della seconda metà XV secolo. Tra i tanti, il pezzo forte è un piatto della fine del quattordicesimo secolo, la cui decorazione ricorda moltissimo lo stile di Niccolò Alunno, che aveva lavorato a Deruta. Il piatto, opportunamente restaurato, è stato presentato in mostra alla rassegna sul Perugino a Deruta e a quella sull'Alunno tenutasi a Foligno. "Il butto, ma soprattutto il suo contenuto - sottolinea Vladimiro Cruciani, ricercatore folignate - è di notevole importanza perché permette di conoscere non soltanto aspetti artistici, culturali e sociali, ma anche dati relativi alla vita quotidiana di una comunità femminile come questa".

La datazione dei reperti è stata abbastanza facile, in quanto spesso si è rilevata l'indicazione dell'anno nella stessa decorazione, e l'analisi della stratificazione degli oggetti ha poi consentito di capire quali fossero coevi. Soprattutto quando si trattava di frammenti relativi a cose utilizzabili tutti i giorni e dunque ritenuti dagli studiosi più attendibili perché deteriorabili. Per le Suore che ora li custodiscono, questi “tesori” rappresentano la continuità. La testimonianza tangibile di un'esperienza di vita che ha assunto il valore della documentazione. Con un imprevedibile risvolto artistico e culturale.

Del resto qui oltre alla fede, anch l’arte ha sempre avuto una particolare dedizione. Sul portale d’ingresso del monastero c’è un affresco del Mezastris con Madonna, Bambino, Angeli e due Sante; tra i tanti affreschi, le quattro lunette del refettorio con le Nozze di Cana, l’Ultima Cena, Gesù e gli Apostoli in casa di Marta e Maria e la cucina di Marta attribuiti a Giovanni di Corraduccio, uno dei più importanti pittori della scuola folignate. Di grande interesse una piccola Crocifissione con Madonna e San Giovanni, affresco nascosto in un magazzino laterale, attribuito a Niccolò di Liberatore detto l’Alunno. Arriva da qui la “Madonna di Foligno” di Raffaello Da sempre il Convento di Sant'Anna di Foligno apre le sue porte ai visitatori. E soprattutto ora che il recupero degli affreschi è concluso c'è molto da vedere. Il complesso custodisce al suo interno interessanti testimonianze della pittura folignate del Quattrocento: dal ciclo pittorico in terra verde del Chiostro all'Oratorio, antica Cappella della Beata Angelina, dove si possono ammirare tre affreschi di Giovanni di Corraduccio raffiguranti una Crocifissione e due scene tradizionalmente legate alla vita della beata. Di particolare suggestione sono anche l'Albero della Croce, dipinto nella sala situata al piano superiore, e il ciclo pittorico del refettorio.

Il monastero è nato nel XIV secolo, poco prima del 1388, come frutto dell’Osservanza di fra Paoluccio Trinci (†1391); qui Angelina da Montegiove, in virtù dei rapporti di parentela che la legavano alla nobile famiglia folignate dei Trinci si ritirò intorno al 1399, vivendo in comunità senza tuttavia abbandonare lo stato laicale. E’ qui che rimase fino al 1798 la “Madonna di Foligno” di Raffaello, asportata dai francesi e collocata al Louvre di Parigi, per essere poi definitivamente esposta nei Musei Vaticani quando nel 1816 fu restituita all’Italia.

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