Moldova: Orheiul Vechi, nell’anfiteatro naturale scavato dal fiume le grotte adibite a chiesa e una fede bimillenaria

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Giovanni Bosi, Orheiul Vechi / Moldova

Un monastero ancora abitato da un piccolo gruppo di monaci ortodossi; una suggestiva chiesetta rupestre che documenta una fede antichissima; un paesaggio naturale frutto dell’erosione del fiume Raut. E’ come affacciarsi su un intero universo quando si getta lo sguardo su Orheiul Vechi, il complesso storico e archeologico della Moldova in attesa di essere iscritto dall’Unesco nel Patrimonio mondiale dell’Umanità.

 

(TurismoItaliaNews) Si potrebbe quasi dire che sia questa la culla della civiltà in questo lembo di Europa orientale. Del resto se è vero che la Moldova - piccolo Paese incuneato tra Ucraina e Romania – si pone come destinazione turistica emergente, un motivo di fondo c’è: sapersi proporre sullo scenario internazionale con idee di viaggio che puntano su storia, tradizione, ambiente e gusto. E non è poco. Della Moldova si parla come di una gemma che per la sua posizione strategica è stata inevitabilmente contesa e appetibile nel corso dei secoli, diventando così una sorta di cerniera di culture (tra Cina, Carpazi, Anatolia e Mar Baltico) che oggi meritano di essere conosciute.

Beh, Orheiul Vechi è tutto questo: un paesaggio che assomiglia incredibilmente ad un anfiteatro emisferico di 3,5 per 1,5 km, definito dalle sponde ripide e alte del Răut, il cui corso estremamente tortuoso ha scavato nei millenni meandri incastonati attraverso la roccia calcarea. Dal punto di vista ambientale già la sua peculiarità vale il viaggio: basti pensare che qui trovano il loro punto d’incontro tre grandi zone geografiche come la steppa eurasiatica, la steppa forestale dell’Europa orientale e il bacino del Carpato-Danubiano. Così sono andato a vedere.

Siamo ad una sessantina di chilometri a nord-est della capitale Chişinău e il viaggio per raggiungere la zona del fiume Răut mi ha consentito di esplorare una buona porzione della Moldova più autentica, quella a carattere prettamente agricolo. I turisti che arrivano nel Paese ex sovietico non rinunciano a compiere un’escursione qui perché la valenza di Orheiul Vechi non sfugge ai più attenti. D’altronde anche il dossier sul tavolo dell’Unesco lo evidenzia: ricerche archeologiche condotte nel promontorio Peştera hanno portato alla luce numerosi insediamenti ben conservati. Tra questi, un campo del tardo paleolitico (circa 30 - 20.000 a.C.) ma anche numerosi insediamenti rurali sono stati individuati sulle dolci pendici del promontorio.

Dunque il paesaggio naturale della roccia calcarea, erosa dal fiume, si combina con vestigia archeologiche dell’antica civiltà trypilliana, con strati culturali che riconducono a diverse epoche, fino all’Eneolitico e all’età del ferro. Il vecchio Orhei contiene tracce di diverse civiltà, tra cui resti di fortezze in legno e terra della fortezza Geto-Daci (VI-I secolo a.C.), il forte dell’Orda d’oro Shehr al-Jedid o Yangi-Shehr (XIV secolo), una fortezza risalente al XIV-XVI secolo, il monastero ortodosso (secolo XIV) e la città di Orhei risalente al XIV-XVI secolo. Suggestiva la chiesa rupestre ricavata in grotte ancora utilizzate come cappelle, in cui si ritrovano una serie di reperti storici e iscrizioni slave risalenti al 1690, che testimoniano come l’Hajduk si era rifugiato nelle caverne, nascondendosi dall’Impero Ottomano.

Non è ovviamente un caso che il luogo sia deputato alla fede. Le ricerche sul promontorio Butuceni nel portare alla luce le tracce della cultura Cucuteni (V-IV millennio a.C.) e degli insediamenti successivi, hanno dimostrato che dai tempi antichi ad oggi, è stato considerato un luogo sacro, quale fonte di ispirazione religiosa e sito scelto per le pratiche di culto. Importanti prove per le pratiche religiose sono le quasi 200 caverne scavate nelle scarpate calcaree lungo il Răut, usate come rifugio per i monaci. Visitarle nella semioscurità, facendo ben attenzione mentre si scende lungo i gradini scavati nella roccia, è davvero suggestivo: è come immergersi in atmosfere di altri tempi, incontrando personaggi senza tempo. E compiendo un rituale che va oltre la fede: incastrare una monetina in una delle miriadi di fessure provocate dall'erosione millenaria.

E’ comprensibile quindi come un’escursione a Orheiul Vechi sia da considerare irrinunciabile, decidendo magari anche per uno stop enogastronomico in una delle farm che si incontrano strada facendo…

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