Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

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Angelo Benedetti, Viterbo / Lazio

La campagna che circonda il sito archeologico nasconde ancora molto della storia e della consistenza di questo antico centro, sorto ad opera degli Etruschi e poi ampliato dai Romani, fino ad essere abbandonato al tramonto del periodo imperiale e poi conquistato e raso al suolo nel 1172 dai Viterbesi. Sul colle tufaceo di Pianicara, a pochi chilometri dalla Città dei Papi, c’è Ferento, la Ferentium del passato.

 

(TurismoItaliaNews) Siamo in piena Tuscia, nel cuore del Lazio, dove le testimonianze degli Etruschi sono ad ogni angolo. E dove inevitabilmente la contaminazione dei Romani è altrettanto leggibile. Ferento è l’elemento di cerniera, perché se fondata dai Tusci, quel che oggi si vede visitando il sito archeologico sono proprio le rovine della città romana. E questo è il sito archeologico che non ti aspetti, perché - benché non famosissimo - la visita riserva in realtà piacevoli scoperte. Sicuramente un tassello importante nell’articolatissimo mosaico delle testimonianze archeologiche nella pianura laziale, caratterizzata dal tufo e punteggiata da piccoli borghi che costituiscono il valore aggiunto della regione.

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle termeFerento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

Ferento si incontra percorrendo la strada Teverina in direzione di Civita di Bagnoregio, costruita ad opera degli Etruschi nel IV secolo a.C. sul colle tufaceo di Pianicara, tra i torrenti Vezzarella e Acqua Rossa. Circondata da mura a blocchi, la città mostra un impianto regolare, per strigas, il cui asse principale è costituito dal tratto urbano della Via Ferentiensis. E tuttavia ancora oggi è solo parzialmente esplorata, per cui è verosimile pensare – considerando che le notizie sono ancora poche – che ulteriori campagne di scavo (in alcune parti l’Università della Tuscia per diversi anni ha condotto ricerche archeologiche) potrebbero fornire indizi, testimonianze e reperti utili. Lo sviluppo urbanistico che oggi si apprezza, in base a quanto visibile, risale all’età augustea con la costruzione del teatro, di un anfiteatro, del Foro e dell’Augusteo; mentre al II secolo d.C. risalgono la costruzione delle terme e i rifacimenti edilizi relativi al teatro.

“Ferento era attraversata dalla via Publica Ferentiensis che dalla via Cassia, all’altezza delle terme romane del Bacucco, si dirigeva verso Falerii Novi, altro importante centro romano del periodo tardo repubblicano – ci spiegano i volontari di Archeotuscia Onlus Viterbo durante la nostra visita - poco più a sud di questa via, il decumanus maximus, sorgono i resti del teatro e delle terme. Del teatro, costruito durante il regno di Augusto e restaurato durante il periodo severiano, si conservano resti notevoli della scena, di cui rimane il palco e il piano inferiore della frons scaenae con il basamento in opus reticolatum e l’elevato in laterizio, ora spogli quasi completamente dei rivestimenti marmorei, mentre della cavea sussistono ancora tutte le arcate esterne in grossi blocchi di peperino”.

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle termeLe terme erano un grandioso edificio: si ricostruisce la pianta e sono individuabili per la maggior parte gli ambienti tipici con ruderi imponenti, pavimentazioni a mosaico con disegni geometrici, tracce di rivestimenti marmorei ed intonaci. Gli studi hanno consentito di rinvenire anche sepolcreti barbarici scoperti fra le rovine delle terme, a dimostrazione che la città nei secoli successivi aveva conosciuto la sorte di altri centri del territorio, ridimensionandosi ad un piccolo nucleo abitato. Peraltro intorno a Ferento si estendono le necropoli antiche, soprattutto a Pianicara, e sulle alture attigue, “dall’età ellenistica all’età imperiale, dove – come segnala il Mibact - sono state messe in luce numerose tombe a camera a pianta irregolare. Una di queste tombe, di importanza notevole per la problematica sulla romanizzazione in Etruria e per gli aspetti linguistici ed epigrafici che rivestono le iscrizioni rinvenute, apparteneva ai Salvii, antenati dell’imperatore Otone, che qui ebbe i natali”.

Ma non solo Salvio Otone, imperatore di Roma per pochi mesi nel 69 d.C., è nato tra le mura di Ferentium: altri nomi illustri vi hanno avuto i natali, come Flavia Domitilla Maggiore, figlia di Flavio Liberale e moglie dell’imperatore Vespasiano, dalla cui unione nacquero Flavia Domitilla Minore e gli imperatori Tito e Domiziano.

Ferento, la città dell’antichità è ancora da scoprire: nella Tuscia laziale i resti maestosi del teatro e delle terme

Tra le vicende di Ferento, c’è da annotare il fortissimo astio con la vicina Viterbo, che alla fine conquisterà e distruggerà l’abitato ridotto a piccolo castello nel 1172. Talmente forte l’inimicizia che Viterbo, per evidenziare l’annientamento della città rivale, aggiungerà al leone del proprio stemma la palma simbolo di Ferento, dando origine allo stemma comunale viterbese che ancora oggi è così rappresentato.

Il sito di Archeotuscia Onlus Viterbo

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