Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

images/stories/marche/FonteAvellana_05.jpg

Giovanni Bosi, Fonte Avellana

Al confine tra Umbria e Marche, lungo quelle che vengono chiamate Vie dello Spirito, un itinerario di una cinquantina di chilometri attraverso la dorsale appenninica, fra gole rocciose e versanti scoscesi, si incrocia una gemma dell’architettura medievale, in un’atmosfera rarefatta e in uno scenario di rara bellezza. E’ l’Abbazia di Fonte Avellana, dove riecheggia nientemeno che il nome di Nitria, l’area desertica del delta del Nilo dove si manifestarono le prime espressioni dell’eremitismo d’Oriente.

 

(TurismoItaliaNews) A Fonte Avellana non si arriva per caso. Si viene qui perché si è sentito parlare di questo luogo, della sua storia, della sua spiritualità, dei personaggi che vi sono approdati. E di quello che ancora oggi rappresenta, a distanza di secoli dalla sua fondazione avvenuta verso il 980, quando alcuni eremiti scelsero di costruire quelle prime celle che nel corso dei secoli si tramuteranno nell’attuale monastero. Tra Umbria e Marche ve ne sono diverse di queste antiche strutture religiose: dall’Abbazia di Sassovivo a Foligno all’Abbadia di Fiastra, dall’Eremo di San Silvestro a Monte Fano di Fabriano, all’abbazia di Sant’Emiliano e San Bartolomeo in Congiuntoli. Non a caso: siamo lungo il tracciato della Via Flaminia, della Via Romea della Marca e della Via di Francesco. Da queste parti tutto trasuda di misticismo e religiosità.

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

E l’Abbazia di Santa Maria di Sitria è un punto cardine di questa rete, in posizione isolata all’interno del Parco del Monte Cucco, in una stretta valle alle pendici del monte Nocria (867 metri), già chiamato Notria e ancor prima Sitria, non lontano dal massiccio del Catria (1702 metri), nei pressi del torrente Artino che, raggiunto il centro abitato di Isola Fossara, confluisce nel fiume Sentino. “Qui risuonava il nome di Nitria, l’area desertica del delta del Nilo dove si manifestarono le prime espressioni dell’eremitismo d’Oriente” ci dicono a Fonte Avellana. Oggi della consistenza iniziale del complesso si ammirano (e si visitano) la chiesa e una costruzione addossata trasformata in casa colonica, il cui salone al piano terra potrebbe essere stato l’antica sala capitolare. Fonte Avellana lega il suo nome a quello di San Romualdo di Ravenna, padre della Congregazione benedettina camaldolese, che operò fra il X e l’XI secolo in queste zone.

Ma qui hanno soggiornato anche altri grandi personaggi, come san Pier Damiani, sant’Albertino da Montone, san Domenico Loricato, il beato Tommaso da Costacciaro, il monaco Mainardo fondatore dell’Abbazia di Sassovivo di Foligno. E pure Dante Alighieri, il quale - ospite di Bosone di Gubbio nel 1318 – sarebbe venuto in visita all’abbazia, riservandole poi una citazione nel ventunesimo canto del Paradiso:
“Tra due liti d’Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che i troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria”.

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

“Il monastero è uno scrigno di bellezza e sobrietà naturalistica che può offrire le ricchezze della sua tradizione spirituale e culturale - ci dicono durante la visita guidata all’Abbazia - lo sviluppo di Fonte Avellana è iniziato con San Pier Damiani, alla cui forte personalità si devono non solo il nucleo originario della costruzione, ma più ancora l’impulso spirituale, culturale e organizzativo che hanno reso l’eremo centro d’attrazione e di diffusione della vita monastica e che hanno influito fortemente sulla riforma religiosa e sulla vita sociale. Grazie a questa figura eccezionale di monaco e di uomo di chiesa, il monachesimo avellanita e camaldolese ha potuto presentarsi, nella sua storia pluricentenaria, come esperienza qualificata del cristianesimo. In questo eremo, infatti, si formarono circa cinquanta vescovi e un folto stuolo di monaci noti per santità e dottrina”.

Un contenuto straordinario. Ma pure il contenitore non è da meno: non si può fare a meno di rimanere colpiti dall’originale struttura architettonica, dalla sua bellezza che colpisce per la sua semplicità. Protagonista è la pietra, che crea una simbiosi con le montagne circostanti e il verde intenso della vegetazione. E poi c’è la Biblioteca: fatta allestire nel 1733 dall’Abate Giacinto Boni di Forlì, amante delle scienze e delle lettere, oggi contiene quasi tutto il patrimonio librario antico di Fonte Avellana costituito da circa 20.000 volumi realizzati a partire dalla scoperta della stampa (il libro più antico è un incunabolo del 1470) sino alla fine del XIX secolo. Tuttavia “la maggior parte dei codici manoscritti prodotti nello scriptorium e conservati nella biblioteca si trova dal 1500 nella Biblioteca Vaticana, dove li ha portati l’abate commendatario Giuliano della Rovere. A Fonte Avellana ne sono rimasti soltanto undici, tra cui il Codice NN, un breviario a cui una tradizione orale vuole che abbia posto mano lo stesso Guido da Pomposa. Comunque, testimonia certamente il momento in cui il sistema guidoniano di notazione si è diffuso negli scriptoria dell’Italia centrale”.

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

Secondo la tradizione monastica medievale, non manca l’Antica Farmacia: lo studio delle erbe e la loro coltivazione erano attività tipiche, persino indispensabili per la sussistenza del monastero che, per scelta, era isolato dal contesto sociale.

Da vedere. Il chiostro risale alla costruzione voluta da San Pier Damiani, con arcate a tutto sesto e coperture a crociera, fatta eccezione per due archi ogivali originari, che si pensa siano stati desunti da architetture viste in occasione d pellegrinaggi in Terra Santa. Intorno al chiostro alcuni elementi interessanti: il portale di accesso al refettorio, il legno di noce splendidamente intagliato e risalente alla seconda metà del XVI secolo, i resti di una fontana ed un progetto trecentesco disegnato e firmato dall’architetto eugubino Gattapone, l’affresco nella lunetta soprastante l’accesso alla clausura, datato 1593 e raffigurante l’unione della congregazione avellanita con quella camaldolese di fronte alla Madonna con il Bambino.

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

Fonte Avellana: in mezzo all’Appennino umbro-marchigiano una gemma che parla di fede, misticismo e architetture umane

Nella sala capitolare di forma rettangolare è coperta da un voltone a botte a tutto sesto, si conservano tracce di affreschi del XIV secolo, in pessime condizioni, a causa dell’utilizzo di questo ambiente come magazzino, legnaia e addirittura forno per il pane. La cripta è l’ambiente più antico e affascinante risale al X secolo ed è costruita a ridosso della roccia viva, che affiora su una delle pareti. Si conservano i due bracci del transetto, ma non la navata unica, a causa della costruzione della basilica al livello superiore a partire dal 1171. Consacrata nel 1193, presenta un impianto a croce latina, con navata unica e presbiterio rialzato; il Crocifisso sopra l’altare è opera di Francesco Tiraboschi del 1567, mentre i due altari barocchi ai lati della navata, sono dedicati a Sant’Albertino e a Santa Vittoria, sormontato, quest'ultimo da una tela di G. Francesco Ferri. Il coro e l’organo risalgono alla metà dell’Ottocento.

Qui il tempo sembra essersi fermato, in una sorta di dimensione senza confini.

 

Umbria, Abbazia di Sassovivo: l’antico complesso benedettino testimone di pace: San Marone restituito alle montagne siro-libanesi

Il nobile Palazzo nell’antica Abbazia cistercense: a Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra arte, architettura, fede, tradizioni e persino paesaggio

Chi siamo

TurismoItaliaNews, il web magazine che vi racconta il mondo.

Nasce nel 2010 con l'obiettivo di fornire un'informazione efficace, seria ed obiettiva su tutto ciò che ruota intorno al turismo...

Leggi tutto

Questo sito utilizza cookie, di prima e di terza parte, per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la Cookie Privacy...