La delicata bellezza dei tesori trasparenti: nel Museo del Vetro di Murano un percorso nella storia antichissima della creatività [VIDEO]

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Angelo Benedetti, Venezia

La sua è una storia lunga più di quattromila anni, eppure è nato per caso. Secondo un’antica leggenda, sulle rive sabbiose di un fiume, in Siria, sarebbe nato il vetro: alcuni mercanti fenici, per allestire un focolare da campo, utilizzarono blocchi di salnitro che, fuso dal calore e mischiato alla sabbia, diede origine a questa nuova materia. Da lì in poi l'ingegno e la creatività umana nel corso dei millenni hanno donato all'umanità opere incredibili e bellissime. Sull'Isola di Murano, di fronte a Venezia, il Museo del Vetro racconta questa storia mostrando tesori preziosi quanto delicati che hanno reso questa terra famosa proprio per la produzione del vetro.

 

(TurismoItaliaNews) E' il fiore all'occhiello dei percorsi museale del Muve, la Fondazione Musei Civici di Venezia, conosciuto in tutto il mondo: a partire dai reperti d’epoca romana, il Museo del Vetro propone un percorso di visita cronologico che si snoda “lungo settecento anni di storia del vetro muranese, attraverso pezzi prodotti dal Trecento ai giorni nostri, tra cui capolavori di rinomanza mondiale, e consente approfondimenti sulle tecniche e su particolari aspetti di quest’arte ancora oggi viva e dinamica” spiegano dal Museo.

La delicata bellezza dei tesori trasparenti: nel Museo del Vetro di Murano un percorso nella storia antichissima della creatività

Il soffitto del salone al primo piano nobile di Palazzo Giustinian è stato affrescato da Francesco Zugno (1709-1787) con il "Trionfo di San Lorenzo Giustiniani", antenato della famiglia e primo patriarca di Venezia. I motivi architettonici (quadrature) sono invece opera di Francesco Zanchi (1734-1772)

La delicata bellezza dei tesori trasparenti: nel Museo del Vetro di Murano un percorso nella storia antichissima della creativitàLa struttura museale è costituita da un luogo che è di per sé museo di se stesso: Palazzo Giustinian nasce come residenza patrizia nelle tipiche forme del gotico fiorito, per poi diventare – nel momento in cui la proprietà passa in mano al Comune di Murano – il contenitore del primo nucleo del museo-archivio dell’isola a partire dal 1861, finché nel 1923 il territorio entra a far parte del Comune di Venezia, che acquisisce quindi anche il palazzo e il museo. Con una crescita quantitativa e qualitativa esponenziale nel corso degli anni successivi.

Se l'origine del vetro è antichissima, non c'è invece certezza sul momento in cui ha avuto origine l’industria vetraria veneziana. “Una delle possibili supposizioni ricollega le sue prime manifestazioni al trasferimento nelle isole dell’estuario di quei Veneti che erano vissuti nei fiorentissimi centri romani della fascia costiera adriatica, da Adria ad Altino, e che colà avevano appreso le tecniche romane della lavorazione del vetro – spiegano nel museo - risale al 982 un documento firmato da un certo Domenico che, come attestato dal notaio, aveva esercitato l’attività di 'fiolario', cioè la produzione di vetri cavi soffiati, in particolare bottiglie, appunto 'fiole'. Le sole testimonianze della fase arcaica del vetro veneziano sono costituite dai frammenti rinvenuti nel 1961-62, insieme con i resti di una fornace, negli scavi effettuati soprattutto nella 'Piazza' di Torcello e dai frammenti restituiti dal sottosuolo di Murano (S. Donato) oltre che dalle acque della laguna”. Più recentemente, tra il 1992 e il 1993 gli scavi condotti nella Piazza di Malamocco, un piccolo centro del Lido, hanno portato alla luce, assieme a frammenti di ceramica sicuramente databili tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, due bicchieri tronco-conici e una bottiglia a lungo collo e a corpo panciuto databili allo stesso periodo ed esposti nel museo.

La delicata bellezza dei tesori trasparenti: nel Museo del Vetro di Murano un percorso nella storia antichissima della creatività

La Coppa Barovier, 1460-1470 - Museo del Vetro di Murano

Arte che poi ha ricevuto grande impulso, nel corso del XII-XIV secolo, dai contatti con il Levante, e in particolare con la Siria, l’Egitto e i territori dell’Impero Romano d’Oriente, a seguito di avvenimenti bellici e traffici commerciali.

La visita al Museo si rivela dunque un viaggio nel tempo e nella perizia dei tanti che si sono cimentati nella produzione di piccoli grandi capolavori, con tecniche via via affinate. Gli occhi indugiano sui “pezzi” esposti nelle vetrine: dal San Marco, dipinto “sous verre” a Venezia nella metà del XVIII secolo, ad una piastra in marmo grigio con intarsio geometrico in smalti bianchi, neri, celesti, verdi e avventurina, opera dei Fratelli Giacomuzzi intorno al 1850 circa; dalle piccole ciotole biansate in vetro andavano molto di moda tra il XVII e l'inizio del XVIII secolo, come quella in vetro ghiaccio, particolare tecnica di lavorazione inventata nella seconda metà del Cinquecento, al bicchiere dipinto a smalti policromi con uccelli e motivi vegetali, opera del decoratore Osvaldo Brussa della seconda metà del XVIII secolo; dai calici del XVII secolo, con stelo “rigadin ritorto” e alette decorate “a morise”, chiaro esempio dell'esuberanza decorativa tipica del periodo barocco, alle opere di di Vincenzo Moretti (1835-1901), legato principalmente alla riproduzione dei vetri murrini di epoca romana.

Il Museo del Vetro conserva anche un'importante collezione di 85 cartelle campionarie con ben 14182 perle di vetro: ogni perla era contrassegnata da un numero progressivo che serviva come riferimento per gli ordini

Il Museo del Vetro conserva anche un'importante collezione di 85 cartelle campionarie con ben 14182 perle di vetro: ogni perla era contrassegnata da un numero progressivo che serviva come riferimento per gli ordini

Ma il Museo del Vetro conserva anche un'importante collezione di 85 cartelle campionarie con ben 14182 perle di vetro: ogni perla era contrassegnata da un numero progressivo che serviva come riferimento per gli ordini. Bellissima la Coppa Barovier (1460-1470), tra i più antichi vetri smaltati veneziani del periodo rinascimentale, in cui è tra l'altro raffigurata la scena della cavalcata delle fanciulle verso la fontana della giovinezza. Andando più indietro nel tempo, la sala archeologica espone un ampio nucleo di vetri romani, dal I al IV secolo d.C.: proveniente principalmente dalle necropoli di Enona, Asseria e Zara, nella Dalmazia settentrionale, la raccolta comprende olle cinerarie e oggetti a corredo delle tombe.

Questi sono soltanto alcuni dei tesori esposti nel Museo del Vetro, per averne cognizione bisogna visitarla e “perdersi” nelle sue sale tra le tante bellezze. L'occasione per essere anche a Murano, luogo altrettanto straordinario e degno di accogliere tanto splendore.

La delicata bellezza dei tesori trasparenti: nel Museo del Vetro di Murano un percorso nella storia antichissima della creatività

Ciotola biansata in vetro ghiaccio, XVII-XVIII secolo, Museo del Vetro di Murano

Per saperne di più

In apertura: Bicchiere dipinto a smalti policromi con uccelli e motivi vegetali, opera del decoratore Osvaldo Brussa, seconda metà XVIII secolo, Museo del Vetro di Murano

 

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