Bibbiena, i capolavori invetriati firmati Della Robbia nel santuario che ricorda la scampata ondata di peste del Trecento

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Giuseppe Botti, Bibbiena / Toscana

Pievi e chiesette dei borghi toscani hanno sempre qualcosa da riservare ai visitatori che arrivano in visita, casualmente piuttosto che con una guida turistica in mano o sull’onda della notorietà del luogo. Come a Bibbiena, dove il Santuario di Santa Maria del Sasso – ritenuto l’unico esemplare rinascimentale nel Casentino – conserva due magnifiche terrecotte invetriate attribuite a Luca della Robbia “il Giovane”.

 

(TurismoItaliaNews) Siamo nel Casentino, la valle in provincia di Arezzo in cui scorre il primo tratto dell’Arno, tra i luoghi più amati della Toscana soprattutto per il suo paesaggio. Bibbiena è considerata il capoluogo di questo territorio, anche per il patrimonio architettonico che può vantare: palazzi rinascimentali ed edifici sacri che conservano al loro interno pregevoli opere d’arte. E il tutto è immerso nel Parco delle Foreste Casentinesi, un mix dunque tra arte e natura che rende la zona particolarmente vocata al turismo.

Bibbiena, i capolavori invetriati firmati Della Robbia nel santuario che ricorda la scampata ondata di peste del Trecento

Bibbiena, i capolavori invetriati firmati Della Robbia nel santuario che ricorda la scampata ondata di peste del Trecento

Bibbiena, i capolavori invetriati firmati Della Robbia nel santuario che ricorda la scampata ondata di peste del TrecentoNei dintorni, inserito in un paesaggio essenzialmente agricolo, c’è il Santuario di Santa Maria del Sasso costruito in memoria di un’apparizione della Madonna avvenuta nel 1347. Fra tradizione e devozione, la storia racconta la forte volontà della popolazione del luogo di tramandare a perpetua memoria un fatto verificatosi intorno ad un grande masso che poi ha dato il nome all’edifico sacro: Qui – ci spiegano nel corso della nostra visita - i contadini della zona videro posarsi più volte una colomba bianca che che si lasciava avvicinare soltanto dai bambini e da un eremita camaldolese, Martino da Poppi, che frequentava i dintorni di Bibbiena. “Il 23 giugno, quando si approssimava la sera, Caterina, una bambina di 7 anni, vide una ‘bellissima donna di bianco vestita’, che la esortò all’amore di Dio e alla purezza e le diede dei baccelli, che poi la sera a casa furono trovati pieni di sangue”: questo racconto viene considerato prologo e presagio (e dunque una conferma) della tremenda epidemia di peste del 1348, da cui però Bibbiena e dintorni rimasero immuni. Nel 1486 (in sostituzione della primitiva chiesetta distrutta da un incendio) iniziarono i lavori per realizzare il santuario oggi esistente, ulteriormente incrementato nel 1495 ad opera di Padre Girolamo Savonarola, ritenuto in fondatore di Santa Maria. La consacrazione della nuova chiesa è datata 1507.

Quando si arriva al Santuario, un cartello annuncia che all’interno si trovano due opere riconducibili a Luca della Robbia: una Natività con l’adorazione dei pastori e una Deposizione dalla croce, databili al 1515 circa. Luca il Giovane, classe 1495, sesto figlio dello scultore Andrea, sarebbe stato secondo gli storici dell’arte il più abile dei figli nella produzione degli invetriati e sue opere – per lo più attribuite – sono conservate in vari palazzi e musei. Certo è che quella dei Della Robbia è un’arte inconfondibile e straordinaria. All’interno il Santuario di Santa Maria del Sasso conserva diverse pregevoli opere: al centro, c’è il tempietto progettato da Bartolomeo Bozzolini da Fiesole, con l’affresco della Madonna del Sasso opera di Bicci di Lorenzo (1435 circa) e un'annunciazione sul retro, affrescata da Giovanni del Brina (1567). “Nella navata si trovano una vetrata dell’Assunta del 1490 circa, una pala in terracotta policroma invetriata di Santi Buglioni e una Madonna con Bambino e santi di Fra Paolino da Pistoia; nei bracci del transetto la Natività di Maria tra i santi Sebastiano e Raimondo di Peñafort di Jacopo Ligozzi (1607, firmata e datata), e l'Apparizione della Vergine a san Giacinto di Ludovico Buti” ci viene spiegato.

Bibbiena, i capolavori invetriati firmati Della Robbia nel santuario che ricorda la scampata ondata di peste del Trecento

Più avanti si trova il coro delle monache, frutto di un ampliamento cinquecentesco progettato da Stefano Lunetti, dove spiccano la grande Assunta di Fra Paolino (1532-33), un crocifisso in cartapesta del XVII secolo e gli stalli lignei di Salvatore e Michele dell'Impruneta (1525). Nella cripta, ai lati del sasso dove comparve miracolosamente la Madonna nel 1347, si trova un altare con la Madonna del Buio, statua lignea di scuola fiorentina del primo Quattrocento a cui sono riferiti vari miracoli, e che viene attribuita prevalentemente al Buggiano, ma in passato riferita anche al giovane Luca della Robbia; inoltre la Madonna col Bambino in trono tra i santi Bartolomeo e Matteo di Giovanni Antonio Lappoli (1530 circa).

C’è poi il convento, organizzato intorno a un ampio chiostro, con quattro lati porticati e lunette affrescate nel XVIII secolo con i miracoli della Madonna del Sasso. Nel refettorio è visibile l’Ultima Cena dipinta da Raffaellino del Colle.

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