L’Aquila, la splendida Fontana delle 99 Cannelle racconta un numero simbolico e misterioso nella cultura della città abruzzese

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Giovanni Bosi, L’Aquila / Abruzzo

Per L’Aquila tornata a pieno diritto nei circuiti del turismo è un simbolo irrinunciabile di bellezza oltre ad essere un biglietto da visita da spendere nel mondo. Di certo la città abruzzese è da tenere ben presente quando si pianifica un viaggio nel Belpaese, perché con il suo immenso patrimonio di arte, cultura e tradizioni ha sempre qualcosa da proporre. A partire dalla Fontana delle 99 Cannelle, da andare a vedere appena è possibile.

 

(TurismoItaliaNews) Dalla ricostruzione del devastante terremoto del 6 aprile 2009, questo monumento simbolo e identità della città è uscito ancor più bello e raffinato, “elemento emblematico del paesaggio architettonico aquilano e immagine familiare per ogni italiano” ha voluto definirlo in occasione della sua restituzione a L’Aquila l’allora Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (era il 2010). In effetti, insieme ad altri luoghi identitari qual è ad esempio la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Fontana delle 99 Cannelle non a caso è stato il primo bene culturale aquilano ad essere restaurato, anche se a ben guardare – trascorso ormai ben più di un decennio dal sisma – arrivando qui si può visitare molto, tanto che una volta trovatomi in città sono rimasto piacevolmente sorpreso dai progressi fatti. Certo, resta ancora da fare molto, ma è significativo che si sia dato contenuto alla voglia di tornare ad offrirsi al turismo con il meglio.

L’Aquila, la splendida Fontana delle 99 Cannelle racconta un numero simbolico e misterioso nella cultura della città abruzzese

L’Aquila, la splendida Fontana delle 99 Cannelle racconta un numero simbolico e misterioso nella cultura della città abruzzese

E perché proprio questa incredibile Fontana è assurta a faro della ricostruzione post-sisma? Perché racconta l’origine stessa dell’Aquila, stando alla tradizione: di fatto il 99 è un numero simbolico e misterioso nella cultura locale e le cannelle che adornano l’intero perimetro dell'omonima piazza quadrangolare nel borgo della Rivera, all’estrema periferia meridionale della città storica, rappresenterebbero i 99 castelli del circondario che nel tredicesimo secolo parteciparono alla fondazione dell’Aquila. Per riportala all’originario splendore è stata fondamentale l’azione del Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, impiegando i circa 750mila euro messi insieme grazie a sottoscrizioni e sponsorizzazioni, con i lavori di consolidamento e restauro eseguiti dall’impresa aquilana Edimo Restauri.

Quando ci si trova davanti alla Fontana il colpo d’occhio è notevole e impressionante, perché effettivamente solo dal vero si riesce a comprenderne l’assetto, la complessità e le dimensioni. Pensata in origine come luogo deputato a lavatoio pubblico, nel 1274 viene realizzata dall’architetto Tancredi da Pentima. Siamo, come detto, nel borgo della Rivera, in posizione defilata rispetto all’attuale centro storico, ma sempre all’interno della cinta trecentesca che la circonda, tanto da essere consideratò “uno dei luoghi dell’Aquila in cui con più evidenza si avverte lo spessore della storia” ci spiegano durante la visita. E per capire meglio si deve tornare indietro nella storia: da queste parti sorgeva il castello di Acculae, ovvero “le sorgenti”, da cui ha preso il nome la nuova città L’Aquila, fondata a metà del Duecento dalle popolazioni dei contadi di Amiternum e di Forcona, in un guizzo di libertà e riscatto dal giogo feudale. “La fonte è stata infatti costruita nella zona bassa della città, in prossimità del fiume Aterno, il Borgo Rivera appunto, luogo ricco di acque” spiega ancora la nostra guida.

L’Aquila, la splendida Fontana delle 99 Cannelle racconta un numero simbolico e misterioso nella cultura della città abruzzese

L’Aquila, la splendida Fontana delle 99 Cannelle racconta un numero simbolico e misterioso nella cultura della città abruzzese

La meraviglia è data dall’impianto della fontana: una forma trapezoidale con un’architettura che la rende una delle iconografie tipiche abruzzesi. L’acqua sgorga dai mascheroni lapidei, ognuno diverso dall’altro, diversi tra loro, e cannelle semplici cannelle. E qui la simbologia abbonda: 6 cannelle semplici rappresentano le piaghe di Cristo, le altre 93 decorate con maschere, fiori e rosoni simboleggiano del ciclo della vita. Simbolismi a parte, è la cartina di tornasole di quella committenza colta e raffinata che diede impulso al rinnovamento urbanistico e artistico della città. La sua ultimazione non è stata comunque immediata ma, come spesso accade, graduale: lo racconta la lapide trecentesca collocata sulla parete centrale, che documenta l’inizio dei lavori nel 1272 (“Anno Domini MCCLXXII Magister Tancredus De Pentoma De Valva Fecit Hoc Opus) con il completamento in diversi periodi storici. Ad esempio la maggior parte dei mascheroni e le due vasche che raccolgono l’acqua sono del primissimo periodo, mentre il rivestimento con la caratteristica composizione a scacchiera in pietra bianca e rosa della vicina cava di Genzano di Sassa, risale al Quattrocento.

A proposito, quando sarete a L’Aquila non dimenticate di contare le cannelle, pratica diffusa di tutti i visitatori…

Per saperne di più

L'Aquila, il portale d'accesso a Borgo Rivera

Il francobollo che l'Italia ha emesso nel 1975 dedicato alla Fontana delle 99 Cannelle

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
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