Umbria: Santa Maria di Betlem, quel possente monastero sulla collina olivata è un presidio di accoglienza che richiama tempi lontani

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Alfiero Moretti *, Foligno / Umbria

La sua straordinaria architettura non passa inosservata a quanti transitando lungo la Flaminia, si trovano a spostarsi fra Spoleto e Foligno. E’ in corrispondenza di Sant’Eraclio, su una collina ricoperta di ulivi, nel cuore di quella fascia olivata Assisi-Spoleto che la Fao ha riconosciuto sito del Sistema di Patrimonio agricolo di rilevanza mondiale, che sorge il Monastero agostiniano di Santa Maria di Betlem. L’attuale missione di questo monastero-santuario ne fa un punto di riferimento nell’affrontare l’accoglienza dei migranti del terzo millenio. Ecco perché.



Negli anni Settanta sulla collina sovrastante la frazione di Sant’Eraclio, nella zona sud est di Foligno, in Umbria, inizia la costruzione del Monastero agostiniano di Santa Maria di Betlem. L’edificio progettato dall’architetto Franco Antonelli tra il 1968 ed il 1972, viene realizzato in più fasi, di cui la prima con la costruzioni del chiostro e delle ali dei dormitori, è stata ultimata nel 1981. Il progettista concepisce la struttura in stretta relazione con il contesto ambientale sia per la sua posizione che per l’uso dei materiali con l’impiego del calcestruzzo a vista e della locale pietra calcarea del monte soprastante. Questo edificio è stato catalogato dal ministero per i Beni Culturali, nel Censimento Nazionale delle Architetture italiane del secondo Novecento come “opera di eccellenza”. Tale censimento costituisce la mappa aggiornata dell’architettura contemporanea per promuoverne la conoscenza e la  valorizzazione.

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Quella del Monastero di Santa Maria di Betlem in Foligno è una storia che si sviluppa nel corso dei secoli attraverso l’impegno di una comunità di religiose a servizio della città. Un sacerdote di Foligno di ritorno dalla Terrasanta, don Marino di Pietruccio di Pietro, in onore del santuario di Betlem che aveva visitato nel 1396, costruì un Oratorio con il titolo di Santa Maria di Betlem nel rione della Croce tra le mura vecchie e quelle nuove della città per farne il monastero delle Oblate guidate da Morbida della Penitenza. Dai documenti risulta un impegno continuo e qualificato che viene assicurato alla città dalla comunità di donne penitenti e contemplative. Nel 1582 le monache lasciarono le costituzioni cistercensi per seguire la Regola benedettina e nel 1816 assunsero la Regola di Sant’Agostino. Subirono le soppressioni napoleoniche e quelle dello Stato Pontificio: furono espulse dal loro Monastero e dopo anni di dispersione ricostituirono la comunità agostiniana in Foligno presso Palazzo Pierantoni in cui hanno dimorato dal 1879 al 1981.

Dopo la prima guerra mondiale le monache cercarono di progettare un vero monastero per la loro vita claustrale, in quanto Palazzo Pierantoni era stata una soluzione transitoria, che doveva sorgere presso la Madonna delle Grazie in una zona scarsamente edificata, in precedenza occupata dagli orti della Chiesa di San Domenico. Nel frattempo le difficoltà economiche, i bombardamenti della seconda guerra mondiale che danneggiarono il monastero del novembre 1943 costrinsero la comunità religiosa a trasferirsi nella vicina Bevagna. Ma le monache, guidate dalla badessa Cristiana Tani, non avevano abbandonato l’idea di costruire un nuovo monastero anche perchè nel frattempo Palazzo Pierantoni era diventato poco consono alla loro vita contemplativa. Fu infine scelta una località posta sulla collina sopra Sant’Eraclio in mezzo alla fascia olivetata.

L'antica Chiesa di Santa Maria di Betlem nel centro storico di Foligno

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Progettista e fedele interprete delle esigenze monastiche è stato dunque l’architetto Franco Antonelli, nato a Foligno il 20 settembre 1929 e qui deceduto il 25 aprile del 1994 che ha sviluppato la gran parte dell’attività professionale nella sua città costellandola di una serie di opere di grande valore architettonico e religioso. Mentre l’esecutore dell’opera fu l’impresa del cavalier Lorenzo Bettoni di Foligno. Il complesso monastico si articola su quattro piani, il chiostro occupa la parte più alta della collina, al centro del quale è stata rinvenuta una cisterna di epoca romana. Intorno al chiostro si sviluppano le celle, i servizi, la foresteria, la chiesa. Secondo il grande storico dell’architettura Bruno Zevi “Il fortilizio è fortemente articolato: gli intagli diagonali guidano verso gli spazi esterni di trapasso, creando un paesaggio nell’alternarsi di stesure piane e spigoli accentuati. La posizione naturale è splendida ed il complesso ne gode dall’interno assai più aperto di quanto sembri”.

Terminata la prima fase dei lavori nel 1981, cent’anni dopo il loro insediamento a Palazzo Pierantoni, la comunità agostiniana si trasferisce nel nuovo monastero di Santa Maria di Betlem. I lavori vengono definitivamente ultimati nel 1995. Nelle intenzioni delle monache, come descrive don Mario Sensi  nel libro sul monastero del 2015, la nuova sede doveva, facilitare “l’incontro liturgico della chiesa orante con le anime impegnate nell’apostolato e con tutti coloro che, dal cuore delle contemplative, vorranno attingere il dono di Dio, purchè diventi ricchezza della propria anima”. La madre badessa, ripensando alle origini del Monastero, aveva auspicato che la chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio potesse un giorno diventare un santuario “ad instar” a somiglianza di quello che gli agostiniani gestiscono a Gennazzano (Roma).

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Con decreto del Vescovo di Foligno monsignor Gualtiero Sigismondi del 6 settembre 2014 la chiesa monastica di Santa Maria di Betlem, annessa al monastero, è stata dichiarata Santuario Diocesano. Sin dal 1997 è stata posta in venerazione nella chiesa della collina l’icona della Madre del Buon Consiglio, copia della miracolosa immagine venerata nella basilica agostiniana di Gennazzano, posta sopra l’altare maggiore, circondata da angeli opera del professor Sergio Marini. La “Madre del Buon Consiglio” è una variante dell’Odigitria (Madonna dell’Itria) che, come narra la leggenda, viene prelevata da mano angelica da Scutari in Albania e portata in Italia. Peraltro nell’Italia mediana questa raffigurazione aveva da tempo assunto l’appellativo di Madonna di Costantinopoli venerata dagli immigrati dell’altra sponda dell’Adriatico che erano stati messi in fuga dagli invasori turchi. Assegnando al Santuario il ruolo di “punto di ristoro spirituale per i pellegrini ed i migranti” si rimanda alla funzione svolta nel corso dei secoli dalla chiesa cattolica per l’accoglienza degli immigrati. L’accoglienza di pellegrini e migranti costituisce un ritorno alle origini del cristianesimo in quanto i primi ad accogliere Gesù alla sua nascita furono dei pastori, che erano gli emarginati del tempo.

Il richiamo a “Betlem”, proprio delle prime praticanti del bizzoccaggio folignate e l’attuale missione del Santuario fanno del Monastero di Santa Maria di Betlem un punto di riferimento impegnato nell’affrontare l’accoglienza dei migranti del terzo millenio.

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* architetto, urbanista, past president Inu Umbria

 

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