Quando i castelli spuntano dal bosco: il Cjastel di Sacuidic fa riscrivere la storia
Giovanni Bosi, Forni di Sopra / Friuli – Venezia Giulia
Sono stati gli antichi documenti, ma anche i ricordi degli anziani e soprattutto la forza di volontà del comitato “For da difiendi” a restituire l’antico castello a Forni di Sopra, il paesino Perla delle Alpi incastonato tra le Dolomiti Friulane patrimonio dell’umanità. Si è potuta così “riscrivere” la storia di una valle intera, restituendo alla gente di questo straordinario luogo una saga che sembrava destinata a perdersi nell’oblìo del tempo. Oggi quel Castello di cui tanto si parlava ma che non si trovava più, è tornato perfettamente visibile e visitabile. Ecco Sacuidic.
(TurismoItaliaNews) Elena Clerici è una dei protagonisti di questo “miracolo” della riscoperta. Il comitato “For da difiendi” di cui fa parte non ha mai creduto che a Forni di Sopra non si riuscissero a trovare reperti e testimonianze della storia antica di questa valle nell’alto Tagliamento. Come il castello di Sacuidic. “Gli anziani ne parlavano, ricordavano la presenza di un piccolo castello – ci racconta Elena – esistevano anche dei documenti, dei disegni. Ma di questo fortilizio non si sapeva più di tanto, la sua storia era nebulosa, addirittura se ne era persa ogni traccia”. Il punto di riferimento era lo studio di Alexander Wolf - studioso eclettico, appassionato ricercatore, stimato pedagogo – che tra il 1889 e il 1901 aveva rivolto la sua attenzione al fortilizio ancora visibile, realizzando rilievi dettagliati del sito. Poi più nulla, con la perdita di ogni riferimento sul territorio.
Il pressing del comitato ha trovato nell’amministrazione comunale di Forni di Sopra la sponda giusta: in mezzo ad un bosco, su uno sperone roccioso a 865 metri di quota, si intravedevano timide tracce di una costruzione in pietra. Poteva essere davvero quello il castello dei ricordi? Così, alla fine, si è mosso il Comune e non senza difficoltà – soprattutto a causa della frammentarietà delle proprietà – è stato possibile acquistare quel pezzo di bosco e a dare il via a scavi di perlustrazione. Anzi, alla fine un vero e proprio cantiere archeologico, che tra il 2004 e il 2007 ha trovato il pieno sostegno dell’Università Cà Foscari di Venezia e degli stessi volontari del comitato “For da difiendi”.
E le sorprese non sono mancate. Sotto metri di vegetazione, di humus e di muschio, è pian piano riemersa la struttura medievale scomparsa e insieme ad essa è tornata alla luce anche la storia, con tanti reperti che hanno emozionato studiosi e volontari. “E’ stata un’emozione unica poter vedere riemergere dalla terra le testimonianze della valle di un tempo – ammette Elena Clerici - cuspidi di balestra, piastre di armatura, punte di frecce e persino monete…”.
Ma andiamo con ordine. Oggi il territorio, per effetto dell’estensione dei boschi, ha subìto una modificazione in termini di paesaggio. Siamo nella seconda metà del XII secolo quando su quello sperone roccioso, preceduto a nord-ovest da un fossato tagliato nella roccia, fra i torrenti Rio Piscera e Retinas, viene costruito il primo nucleo di una piccola fortificazione. Al tempo a questa zona si accedeva da sud, attraverso un sentiero che si staccava da un tracciato stradale che percorreva la valle del Tagliamento. “Nella prima fase della costruzione – aggiunge Elena Clerici – è stato costruito il fortilizio che guardava verso la vallata in direzione di Zuglio e Tolmezzo. Poi è toccato alla cinta muraria intorno alla torretta, che misurava 2 metri per 2 metri e ben 15 di altezza. Quindi è stata la volta della parte stanziale, la zona più bassa con le abitazioni e infine la cinta muraria rafforzativa”. In pratica le campagne di scavo hanno consentito di individuare una sequenza stratigrafica articolata in quattro periodi principali. La costruzione è avvenuta intorno al 1150 quando il territorio apparteneva ad un già consolidato sistema feudale di stampo patriarcale, con l’affidamento di ruoli e compiti amministrativi a nobili di fiducia, al fine di creare signorie locali. E tutto è da ricondurre ai Savorgnan originari della zona di Osoppo, sotto i quali la zona dei cosiddetti Forni Savorgnani (oltre a Forni di Sopra c’è anche Forni di sotto) è rimasta per 500 anni.
Le analisi al radiocarbonio condotte su campioni di legno hanno consentito di datare la costruzione della “residenza” nel piccolo castello all’inizio del XIII secolo. E’ in questa fase che viene realizzata una spessa muratura di rinforzo in appoggio ai lati nord-ovest e nord‑est della prima cinta, al fine di migliorare la difesa per proteggere la struttura dalle macchine da lancio e dalla creazione di “mine” finalizzate ad indebolire la compagine muraria. Secondo gli esperti, l’edificazione della “residenza” coincide con una trasformazione nella gestione del territorio: alla funzione di controllo prettamente militare e fiscale del castello si aggiunge quella di giurisdizione territoriale. La presenza militare è attestata proprio dalle cuspidi di freccia e dalle placche di ferro delle corazze per la difesa del busto; inoltre, fusaiole e vaghi di collana documentano una presenza femminile. Anche la qualità dei manufatti vitrei o la manifattura di oggetti e decorazioni fanno intravedere una relativa agiatezza degli occupanti del secondo periodo.
La tradizione fornese
Il comitato “For da Difiendi” ha saputo farsi particolarmente apprezzare nella campagna di scavi condotta nel 2004, per la disponibilità e l’entusiasmo di tutti e per l´ormai rara competenza artigianale di alcuni nel lavorare, con la perizia e la manualità della tradizione fornese, la pietra locale. |
Ma poi c’è la scoperta nella scoperta, la sorpresa nella sorpresa: “Durante gli scavi sono tornate alla luce monete false che attestano l’attività di una zecca clandestina – racconta ancora Elena Clerici – ero lì quando abbiamo trovati quei reperti e anche in quel momento l’emozione è stata grandissima”. Dev’essere stata proprio questa l’ultima attività nel Castello di Forni di Sopra prima che fosse devastato dall’incendio di cui è stata trovata traccia. Un centinaio di monete false veneziane e veronesi (ma ce n’era anche qualcuna buona) con tanto di conio, piccoli lingotti di rame e un po’ d’argento sono stati rinvenuti nello strato di carboni conseguente all’incendio. E’ così è finita la storia di Sacuidic, con l’abbandono del luogo e l’aggressione del bosco. Fino a quando non si è fatto avanti il comitato “For da difiendi”.
Alla scavo si è abbinato anche il restauro (seguito dall’Università Cà Foscari di Venezia, sotto la direzione dell’architetto Fabio Piuzzi) con il consolidamento delle compagini murarie e la riproposizione di una porzione della struttura utilizzando le pietre squadrate che erano crollate. Questo grazie ai contributi straordinari della Regione Friuli – Venezia Giulia e alle risorse economiche messe a disposizione dall’amministrazione comunale di Forni di Sopra e dalla Comunità montana della Carnia. Oggi il Castello di Sacuidic è parte integrante della variegata offerta della cittadina, mostrato con orgoglio insieme anche a ciò che resta dell’altro antico castello del IV secolo, il Cuol di Cjastel, primo insediamento residenziale della valle. Nel suo granaio sono stati trovati cereali, monete, ceramiche, persino un piatto decorato in stile maghrebino. Forni di Sopra ha insomma ancora tanto da raccontare al mondo.

turismo italia news
turismoitalianews
TurismoItaliaNews.it
www.facebook.com/turismoitalianews
www.twitter.com/turismoitalianw



