Santa Maria in Castello di Tarquinia: la (ex) chiesa romanica tra architettura, storia e cineturismo

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Giuseppe Botti, Tarquinia / Lazio

E’ sconsacrata da quasi seicento anni, ma è comunque un simbolo: di fede, di architettura, di storia. E come sempre accade in questi casi, non mancano misteri e leggende. Compresa quella secondo cui il castello nel quale sorge avrebbe ospitato Matilde di Canossa. Siamo a Tarquinia, in provincia di Viterbo: la chiesa di Santa Maria in Castello è spettacolare e non a caso è legata ora anche al cineturismo…

 

(TurismoItaliaNews) A Tarquinia sottolineano con orgoglio che il loro più grande museo è la città stessa, con il suo territorio e le quattro città che nel tempo vi sono sorte e si sono evolute: l’etrusca Tarchna, l’emporio greco e poi romano di Gravisca, l’altomedievale Cencelle, la medievale Corneto. “Ognuna di loro ha avuto il suo momento di gloria ed ha lasciato una messe di ricordi – sottolineano in Comune – la città medievale e l’attuale suo lido vivono anche ai nostri giorni, mentre le altre sono ormai museo di se stesse”.

E in effetti è proprio così: questa città in provincia di Viterbo, dunquein piena Tuscia, è famosissima per la necropoli che - con le sue circa 200 tombe dipinte - è unica fra quelle etrusche fin dall’antichità, giustamente inserite nel Patrimonio dell’umanità Unesco.Ma Tarquinia possiede anche un altro luogo che merita di essere visitato ed ammirato in ogni suo uldettaglio. Un luogo finito più volte sul grande schermo (come nel caso del film “Francesco” della regista Liliana Cavani) e nel piccolo schermo, tanto da essere ormai annoverato tra le destinazioni del cineturismo. Parliamo della chiesa di Santa Maria in Castello, scelta ad esempio dalla co-produzione franco-tedesca della seguitissima fiction “I Borgia” creata da Tom Fontana e dedicata alla famiglia più potente e discussa del Rinascimento italiano. Santa Maria in Castello è stata la location, contribuendo alla conoscenza internazionale del monumento simbolo di Tarquinia. Una fiction che continua ad imperversare sulle reti televisive.

Del resto il centro storico di Tarquinia è disseminato di chiese, palazzi, torri e conventi che ben si prestano a tutto questo. Lo stato di conservazione in cui si trovano, insieme al nuovo decoro raggiunto dopo i numerosi lavori svolti dall’amministrazione comunale, hanno permesso alla città di essere scelta per questa importante produzione televisiva. Ma cosa ha di particolare questo antico edificio sacro?

Intanto è un esempio di architettura romanica particolarmente rappresentativo, in cui sono si ritrovano per intero i canoni romanici tipici dell’Alto Lazio, così come influssi dell’arte toscana e lombarda, che rendono la sua imponenza ulteriormente qualificante. L’inizio del progetto risale al 1121 in un’area chiamata Castrum Corgnetum, che a quel tempo era disabitata. Meno di un secolo per portare la chiesa a compimento: ultimata nel 1207, è stata consacrata da Innocenzo III. Le informazioni su tecnici, mastri carpentieri ed artisti che vi hanno lavorato sono ancora oggetto di approfondimento, anche se i nomi di Pietro di Ranuccio, Nicola di Ranuccio, Giovanni e Guittone sono comunque certi ed annoverati tra gli “architetti della fabbrica” o quanto meno tra i decoratori grazie alle iscrizioni presenti sugli stipiti del portale principale sulla facciata tripartita della chiesa. E’ proprio il portale centrale, ornato da motivi cosmateschi come la bifora soprastante, a documentare l’antichità del luogo di culto.

Anche se poi la sua storia in tal senso è di fatto breve: è stata attiva fino al 1435, restaurata più volte sino all’abbandono totale conseguente alla sconsacrazione nel settembre 1566 dopo un fatto di sangue accaduto fra i Padri Carmelitani. Non mancheranno tuttavia tentativi di salvaguardarne la sacralità e di riutilizzo da parte di altre comunità religiose, come i frati Minori Conventuali. La bifora sopra al portone centrale (opera di Pietro di Ranuccio nel 1143) è incorniciata da una modanatura arcuata che prosegue lungo gli stipiti fino al davanzale con semicolonnine di architettura lombarda; il capitello della colonnina centrale è decorato con un motivo a foglia d'acanto. L’iscrizione "Nicolaus Ranucii Magister Romanus Fecit Hoc" non lascia dubbi su chi con grande perizia l’ha scolpita.

Priva di transetto, la chiesa è a tre navate: quella centrale si articola su cinque campate mentre quelle laterali su 10, dando luogo ad un regola ricercata: ogni campata della navata centrale è il doppio di quella laterale. Volte a crociera costolonate, appoggiate su pilastri con bellissimi capitelli con  motivi  vegetali e zoomorfi, sormontano il tutto, mentre il pavimento è tuttora impreziosito da mosaici raffinati con motivi geometrici di impronta cosmatesca, anche se purtroppo si presentano rovinati e frammentari anche a causa dell’utilizzo come stalla da parte delle truppe francesi scese in Italia al fianco di Pio IX.

Di grande interesse sono poi il fonte battesimale ottagono (nella terza campata della navata destra e di tipo ad immersione, con il quadrante di ogni lato rivestito da marmo di tipo diverso la cui provenienza, secondo la tradizione locale, è indicata dalla distrutta città romana di Gravisca), l’ambone realizzato da Giovanni figlio di Nicola (a metà della quarta campata maggiore, è di forma trapezoidale e presenta al centro una loggetta di forma semiottagonale agli spigoli della quale erano presenti quattro colonnine a torciglione ormai sparite) e il ciborio. All’esterno, accanto alla chiesa svetta la torre di Santa Maria in Castello: è la più alta della città e da secoli ne caratterizza lo skyline.

Chiesa di Santa Maria in Castello
Via Porta Castello, 52, 01016 Tarquinia (Vt)
www.comune.tarquinia.vt.it

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