Il fascino dell’architettura moderna di Dublino, c'è anche Calatrava

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Angelo Benedetti, Dublino / Irlanda

Dublino è la classica città che non ti aspetti. Complice il boom economico durato quindici anni - a cui tuttavia si contrappone oggi l’inevitabile recessione che in Irlanda si è fatta sentire più che altrove – la bella capitale divisa in due dal fiume Liffey si conferma non solo vivace e di tendenza, luogo d’approdo preferito dai giovani di mezza Europa, ma persino frontiera dell’architettura moderna. Fra gli ultimi arrivati ci sono il Ccd, ovvero il Convention Centre Dublin, e il Samuel Beckett Bridge firmato da Santiago Calatrava, che contribuiscono a dare una nuova immagine alla zona dei Docks.

 

(TurismoItaliaNews) Paradossalmente la scoperta di Dublino può partire proprio dai Docks, la zona del vecchio porto oggetto di una massiccia azione di riqualificazione concertata dalla Dublin Docklands Development Authority, a cui è stato affidato il compito di rilanciare la capitale. Il mare d’Irlanda nel tempo è andato sempre più allontanandosi dal cuore della città, regalando spazio da destinare a nuove centralità. In questo contesto le vecchie strutture un tempo destinate ad accogliere le attività legate al commercio marittimo, si sono riconvertite o sono state del tutto demolite per lasciare il passo alla progettualità moderna. Acciaio, vetro, alluminio, legno lamellare sono i materiali che ora dominano lo scenario accanto al più tradizionale mattone “a faccia vista” o alla pietra calcarea lavorata dei prospetti originali lasciati in piedi e inglobati nelle nuove strutture, come nel caso dell’ Auditorium O2 accanto al quale gira giorno e notte la gigantesca ruota panoramica stile Londra.

Se il Liffey suddivide Dublino in due parti - North e South Side, come si dice da questi parti – in realtà intorno al grande fiume tutto è cambiato. Guardando dall’ O’Connel Bridge in direzione del mare si staglia netta la nuova città, decisa a non farsi considerare periferia per nulla al mondo. L’edificio della Dogana, in pietra grigia e con cupola verde, un tempo ultimo baluardo tra il “centro storico” e il lido, oggi si ritrova inglobato in questo grande progetto di ammodernamento. E quello che si staglia di fronte è un avveniristico quartiere di grattacieli design, ponti in acciaio, centri congressi, modernissimi hotel e Spa, teatri, ristoranti, waterfront cafè, inclusi il Grand Canal Theatre, il The Gibson Hotel e l’avveniristica U2 Tower divenuta quartier generale e studi di registrazione della famosa band.

In realtà non si deve pensare ad una Dublino non più divisa in due dal fiume Liffey e pur divisa in due da stili architettonici diversi. Tutt’altro: la Christ Church (la cui cripta è la costruzione più antica di Dublino, con la sua teoria di pilastri quadrati e di archi bassi, in cui si ha l’impressione di trovarsi all’estremo limite di ogni umana impresa) convive con interventi edilizi decisamente più recenti e sicuramente espressione del loro tempo.

Dublino, città antica e moderna al contempo, è dunque ricca di nuove attrazioni, come il Millenium Bridge di Seán Harrington, posizionato sul Liffey per salutare il nuovo millennio dopo un concorso internazionale con oltre 150 studi partecipanti. In effetti “posizionato” è il termine giusto, perché la sua struttura portante reticolare in acciaio e alluminio bronzato è stata costruita ad una cinquantina di miglia da Dublino, a Carlow, e poi collocata sulle “spalle” in cemento armato realizzate sulle banchine lungo il fiume. Il suo disegno consente un’ottima integrazione con lo storico ponte Ha'Penny Bridge, diventando insieme gli ingressi più utilizzati per la zona di Temple Bar.

Altro ponte interessante è il Sean O’Casey Bridge progettato da Cyril O’Neill per unire l’area dei Grand Canal Docks a sud con l’International Financial Services Centre, il distretto finanziario della città, a nord. Sempre in tema di ponti, l’ultimo ad entrare in esercizio è stato il Samuel Beckett Bridge, ponte sospeso girevole ideato dall’architetto catalano Santiago Calatrava (lo stesso che ha firmato il discusso ponte trasparente di Venezia) realizzato dopo l’altrettanto futuristico James Joyce Bridge (Ellis Quay). A due passi dal Samuel Beckett Bridge c’è il Convention Centre Dublin, avveniristico polo congressuale a “impatto zero” inaugurato nel settembre 2010. Decisamente notevole il lavoro dell’architetto Kevin Roche: il Ccd si caratterizza per un grande cilindro in vetro e acciaio inclinato che “affonda” nel parallelepipedo principale in cui sono ricavate 22 sale multifunzionali flessibili adatte per riunioni, conferenze ed esposizioni di ogni forma e dimensione, dalle piccole riunioni aziendali ai congressi internazionali.

Ma da vedere, per fare altri esempi, ci sono anche la discussa “The Spire” di Ian Ritchie, una guglia d’acciaio alta 120 metri posizionata al centro di O’Connell Street per rimpazziare la Nelson’s Column fatta esplodere dall’Ira nel 1966; all’interno del Trinity College (che tra gli altri gioielli custodisce il celebre volume miniato Book of Kells) accanto alle antiche strutture universarie ci sono la Ussher Library opera di McCullough Mulvin Architects / Kmd Architecture e costruita tra il 1999 e il 2002, e la Berkeley Library do Ahrends, Burton and Koralek Architects, intitolata al vescovo George Berkeley (1687-1753): insieme con la Lecky Library costituiscono il terzo grande polo del sistema bibliotecario dell’università in un unico percorso pubblico intorno al grande parco centrale. Qui c’è anche una delle famose sfere di bronzo dello scultore italiano Arnaldo Pomodoro. Molto interessante poi – e questo è in realtà il primissimo approccio con Dublino – è il nuovo terminal 2 dell’aeroporto internazionale, con una superficie di 75mila metri quadrati, pensato per un movimento di 15 milioni di passeggeri all’anno e costato ben 395 milioni di euro (costo stimato finale per l’intero progetto di riqualificazione 600 milioni).

Tra le altre curiosità, visto che moderno si parla, c’è pure un emergente Dublin’s Italian Quarter (Lower Ormond Quay) lungo la riva nord del Liffey: si tratta di un vero e proprio distretto eating & shopping made in Italy dove la concentrazione di giovani è pari solo a quella di fashion cafè e gourmet-pub, hotel design e boutique di moda rigorosamente italiana. Ma la contemporaneità a Dublino non ha risparmiato neppure le chiese: alla fine di Henry Street c’è la settecentesca St. Mary’s Church, ora diventata una dei più popolari bar e ristoranti, The Church. Ogni anno la visitano almeno 600mila persone: all’interno c’è anche il busto di Arthur Guinness, fondatore dell’omonima birreria che qui si sposò nel 1761.

Insomma se il nome di Dublino evoca l’Irlanda, la morbida birra scura Guinness, i verdi prati e le brughiere, i paesaggi bucolici e le scogliere oceaniche, oggi non è più solo questo. Un buon motivo per andare sulla grande isola verde.

 

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