Mauritius, l'isola verde delle vacanze

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Giovanni Bosi, Mauritius

Non è solo l’isola delle grandi spiagge e del turismo internazionale. E’ piuttosto un crocevia di storia e culture in cui è stata sempre la Natura a dominare. Mauritius, orgogliosa della sua indipendenza, è oggi meta apprezzata di chi non cerca solo una vacanza fine a se stessa, ma anche la riscoperta delle tradizioni e di un paesaggio che in questo angolo di Oceano Indiano sa mutevolmente proporsi scorcio dopo scorcio. “Benvenuti in paradiso” è il primo cartello che in aeroporto accoglie i visitatori di Mauritius. E il mare ovviamente la fa da padrone…

 

(TurismoItaliaNews) Quando il governatore Mahé de La Bourdonnais nel 1735 ideò i giardini botanici di Pamplemousses, a neppure sei chilometri dalla fantastica spiaggia di Mont Choisy, probabilmente neppure immaginava che la sua idea avrebbe avuto un futuro tanto luminoso. E cioè che il mettere a dimora sull'isola di Mauritius essenze vegetali provenienti da ogni parte del mondo avrebbe finito con il creare un habitat unico nel suo genere. A quasi tre secoli di distanza Pamplemousses è il secondo giardino botanico più famoso al mondo, visitato ogni anno da migliaia di persone che hanno l’opportunità di vedere da vicino spezie o alberi altrimenti sentiti dire soltanto per nome o visti sui libri di scienze. L’esperienza che offre Pamplemousses è praticamente unica nel suo genere: un concentrato di quanto di meglio madre Natura ha saputo creare sulla Terra. E’ la prima risposta all’aspettativa creata dal cartello “Benvenuti in paradiso” che in aeroporto accoglie i nuovi visitatori di Mauritius. In effetti lungo il corridoio che conduce al controllo passaporti, c’è solo il tempo di chiedersi se il messaggio si rivelerà veritiero. Ma da subito la sensazione è che sarà proprio così. E la sensazione ci mette poco a tradursi in constatazione.

Non è grande, ma è quasi un mini-continente

Seppure sia un’isola di neppure troppo grandi dimensioni – lunghezza 58 km da nord a sud e larghezza 47 km da est a ovest – girando per Mauritius non si ha mai la sensazione di essere su un territorio limitato. Il cambio repentino di scenario, le curiose forme aguzze di alcune sue montagne, gli scenari mozzafiato delle sue coste, il colore cristallino dei fondali corallini, la sabbia bianca opposta alle rocce nere di origine lavica, fanno di questa isola vulcanica un insieme di luoghi diversi.

Negli ultimi quaranta anni Mauritius è cambiata parecchio e a farlo notare sono per primi i suoi abitanti (un milione e 300mila circa, distribuiti su cinque città e 131 villaggi). Se una volta andarci in vacanza equivaleva ad uno status simbol, oggi l’isola si apre sostanzialmente a tutti grazie all’abbordabilità dei prezzi resa possibile da una differenziazione dell’offerta ricettiva. Inutile dire che clima (estremamente mutevole nella coda dell’estate mauriziana) e temperatura del mare giocano un ruolo fondamentale nel suo successo; del resto la posizione geografica è strategica: l’isola sorge nell’Oceano Indiano poco a nord del Tropico del Capricorno, sulla destra del Madagascar e ad appena 220 km a nord-est di Réunion, l’isola francese più vicina, insieme alla quale appartiene alle Mascarene. Il periodo migliore per venire da queste parti è da metà ottobre a dicembre, ovvero il pieno dell’estate che prosegue poi fino a maggio. Essendo infatti nell'emisfero inferiore, le stagioni sono invertite rispetto alle nostre. Da tenere in considerazione che per uscire dal Paese occorre pagare una tassa di 43 euro, parte della quale viene utilizzata per finanziare la costruzione della nuova aerostazione.

Anche se il turismo costituisce una voce importante nell’economia di questo piccolo Paese, in realtà il peso maggiore lo assorbe la produzione della canna da zucchero, importata qui dagli olandesi ed oggi coltivata sul 45 per cento del territorio dell’isola. Una volta erano attive una ventina di fabbriche per la produzione dello zucchero, oggi ridotte a cinque, ma non c’è dubbio che la sua lavorazione è ancora di quelle che non fanno buttare via nulla: zucchero in primo luogo, ma pure rhum, alcol, aceto e persino energia. Triturando la canna da zucchero si ottiene un succo bianco particolarmente dolce e molto buono, che mescolato con un po’ di limone si rivela una gradevolissima bevanda. Tra le altre produzioni c’è quella della birra, la Phoenix al malto, appena 5 per cento di alcol e pluridecorata anche in Europa.

 

Lo stipendio medio a Mauritius oscilla tra 8.000 e 10.000 rupie (un euro equivale a circa 38-39 rupie), le tasse le paga chi vive in città mentre chi sta nei villaggi non deve versare un soldo. Inevitabilmente c’e una forte emigrazione, soprattutto verso Londra, per studiare e per lavorare. Paradossalmente però arrivano sull’isola da Sri Lanka, Bangladesh e Madagascar per lavorare soprattutto nelle fabbriche. Una nota curiosa: i mauriziani se vengono in Italia si fermano volentieri in Sicilia.

 

Il mare, patrimonio inestimabile

Ovviamente il mare resta il capitale di valore inestimabile. La lunghissima spiaggia pubblica di Mont Choisy è delimitata da una fitta pineta il cui verde intenso fa da cerniera tra l’azzurro del cielo e il verde trasparente dell’oceano. Poco più a nord di Tamarin c’è Flic en Flac, villaggio che negli ultimi anni è divenuto uno dei principali centri turistici di Mauritius, grazie alle sue bellissime spiagge bianche circondate dall’azzurro cristallino del mare e dai verdi boschi di Filaos. Uno spettacolo incredibile anche per chi ama l’immersione, con la stupenda barriera corallina e i coloratissimi abitanti del mondo sottomarino. Flic en Flac è considerata una delle più belle spiagge di tutto l’Oceano Indiano.

 

Trou d'Eau Douce è uno dei primi insediamenti olandesi, un villaggio in cui riscoprire il piacere dei piccoli centri, coi loro vicoli e i loro segreti. Trou aux Cerfs è un affascinante vulcano spento ricchissimo di verde da cui si gode di una vista magnifica su tutta l'isola, comodamente seduti sulle panchine che circondano il cratere. Per raggiungerlo si può compiere una piacevole passeggiata in lieve pendenza, altrimenti in taxi o pulmino. Una curiosità: sul vulcano si trova a poca distanza una stazione meteo che ha il compito di controllare la formazione e lo spostamento dei cicloni. Grand Baie è invece un gradevole villaggio che ostenta la tipicità del luogo dello struscio serale con locali notturni, discoteca e bar che sono luogo di ritrovo dei giovani.

Con pochi minuti in barca si può raggiungere l’Ile aux Cerfs, ovvero l’Isola dei Cervi, le cui spiagge da sogno sono rinomate in tutta Mauritius grazie anche ai caratteristici alberi di casuarina. Ci si imbarca a Trou d'Eau Douce costeggiando altre calette del versante est di Mauritius fino ad arrivare alle cascate di Gran Riviere. Per arrivare qui si percorre un tratto in barca lungo un'insenatura costeggiata da due sponde ricche di vegetazione. Potrebbe essere tranquillamente il prolungamento del letto del fiume dopo il salto, ma si tratta in realtà di una lingua di mare che si protrae verso l'interno. L'isola dei Cervi si estende in lunghezza creando una laguna suggestiva, su cui si affaccia una spiaggia di sabbia bianca; il luogo è attrezzato per garantire ai turisti il massimo comfort ma conserva ancora tutto il suo fascino, complici la vegetazione e il mare che attraverso l'imboccatura della laguna a partire dalla tarda mattinata fa salire il livello dell'acqua.

Da non perdere neppure il Lago sacro di Grand Bissin con il tempio induista, le Gole del Black River (sei ettari di parco naturale per proteggere ciò che resta della foresta originaria di Mauritius) e la cascata di Chamarel, la più alta e bella dell'isola, località famosa anche per le Terres de Coulers, il fenomeno geologico delle terre colorate in sette sfumature diverse. Sono dune di origine vulcanica su cui si sono depositati, a seguito di eruzioni successive, strati di lava di diverso colore. Oppure l’Isola dei due cocchi, piccola isola privata a sud-est si raggiunge con una barca con il fondo di vetro attraversando la riserva naturale del parco di Blue Bay (nella zona dell'aeroporto, a sud). O ancora l’Isola di Benitiers, dove c’è la possibilità di vedere i delfini.

 

A Porto Louis tra storia e tradizione

La capitale di Mauritius, Port Louis, sorge sulla costa nord-ovest dell’isola, protetta dalla piccola catena montuosa dei monti Moka. Un’autostrada a quattro corsie che attraversa longitudinalmente l’isola (qui si circola a sinistra come retaggio della dominazione inglese, occhio alle rotonde) assicura gli spostamenti veloci da nord a sud, anche se poi quando obbligatoriamente ci si immerge nel traffico caotico del capoluogo, che viene attraversato per tutta la sua lunghezza, si finisce col rimanere inesorabilmente imbottigliati. La città venne costruita in questa posizione strategica, intorno ad un porto protetto e aperto all’attività commerciale dell’Oceano Indiano. La visita riserva tappe accattivanti, tenendo a mente un dettaglio curioso: le vie sono indicate da un doppio nome, quello ufficiale e quello tradizionale. Da non perdersi il Mercato Centrale: le coloratissime bancarelle che si trovano fra Farquhar Street e Queen Street offrono un’atmosfera allegra e una gran varietà di prodotti: oltre ai tradizionali souvenir di artigianato malgasci, catturano l’attenzione cataste variopinte di frutta e verdura e trovare i tipici rimedi della medicina ayurvedica proposti dagli erboristi, consistenti in foglie di diverse piante con cui vengono preparate infusioni. Il mercato è aperto dal lunedì al venerdì dal primo mattino fino alle 17.30, il sabato fino alle 12.

 

Il dodo, simbolo di Mauritius

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