Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella Riserva della Foce dell'Isonzo

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Giovanni Bosi, Grado / Friuli-Venezia Giulia

Fra terra, mare e cielo. Ben più di un parco in cui tutelare la biodiversità: i quasi 2.500 ettari della Riserva della Foce dell'Isonzo sono l'essenza stessa di questa zona del Friuli-Venezia Giulia, dove flora e fauna raccontano la storia della vita. E di quanto sia essenziale tramandare alle generazioni future quello che lo straordinario abbraccio tra il fiume e l'Adriatico, nella laguna di Grado, ha saputo donare all'umanità. E visitare l'Isola della Cona, sancta sanctorum della riserva, significa compiere un viaggio nella bellezza della natura.

 

(TurismoItaliaNews) Le emozioni cominciano arrivando in bici lungo la golena dell'Isonzo. Il paesaggio scorre davanti agli occhi con tutti i suoi colori, i suoi profumi donando sensazioni imprevedibili. A ben guardare, non c'è una stagione precisa per venire in Riserva: ogni periodo dell'anno regala scenari diversi perché qui intorno ruotano le migrazioni di decine e decine di diverse specie di volatili, provenienti dalle regioni che vanno dall’Europa centro-settentrionale alla Siberia, mentre il resto della fauna e della flora osservano necessariamente il loro ciclo. Così ogni volta che si viene qui, ci si trova davanti a qualcosa di diverso, in estate come in inverno. E una buona opportunità per arrivare in bici è quella proposta dal servizio di bikesharing Ride Me che dall'Isola di Grado permette di impiegare le due ruote per spostarsi sul territorio, raggiungendo punti d'interesse come la Riserva, il mare piuttosto che il Collio.

Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'Isonzo

Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'Isonzo

L'Isonzo sa subito farsi conoscere con il suo aspetto maestoso e solo apparentemente opulento: scende dalle Alpi Giulie, dove nasce a 1.100 metri di quota, nella Val Trenta, in Slovenia, per venire a sfociare qui nell'Adriatico. Lo ha cantato Giuseppe Ungaretti e ha ispirato il poeta sloveno Simon Gregorčič ed è stato testimone di grande eventi della storia come la battaglia del Frigido nel 394 d.C. fra l'imperatore romano d'Oriente Teodosio I, a capo dell'esercito cristiano, e Flavio Eugenio imperatore romano d'Occidente, alla guida dei soldati pagani; o la Prima guerra mondiale come teatro delle principali operazioni militari sul fronte italiano dal 1915 al 1917. Oggi l'Isonzo è il testimonial della grande operazione ambientale nata nel 1996 tra mille difficoltà lungo 15 km di fiume, su un territorio compreso nei comuni di Staranzano, San Canzian d’Isonzo, Fiumicello e Grado, coprendo esattamente una superficie di 2.338 ettari, 1.154 dei quali in ambiti marini. Il simbolo della Riserva è il Chiurlo maggiore.

Ma perché è così importante e strategico? “La particolare posizione geografica della Riserva, che è la zona umida costiera più settentrionale del Mediterraneo, si riflette sulla sua elevatissima ricchezza faunistica – ci spiegano durante la nostra visita - la creazione di ambienti palustri di acqua dolce, la conservazione di vaste zone umide salate e la presenza di altre tipologie ambientali, anche modificate dall’uomo, favorisce la presenza di tutti i gruppi faunistici, tra i quali il più evidente è quello degli uccelli. La segnalazione di oltre specie sul territorio della Riserva e dintorni fornisce un chiaro esempio dell’impor-tanza degli ambienti umidi in questa parte dell’Alto Adriatico”. La Stazione biologica Isola della Cona è la struttura di riferimento tecnico, scientifico e gestionale dell’Organo Gestore della Riserva: il suo lavoro si concentra su monitoraggi, raccolta, aggiornamento e analisi dei dati disponibili in materia di flora fauna e vegetazione, sulle indicazioni gestionali e sulla pianificazione dei lavori da condurre all’interno della Riserva e sulla gestione dei cavalli. Sì cavalli, perché per garantire una corretta manutenzione dell'area sono arrivati da alcuni anni i Camargue, che nella versione italiana si chiamano Cavalli Delta: il pascolamento semi-brado equino e bovino è infatti un importante strumento di gestione che permette di recuperare ed incrementare notevolmente la diversità e l'abbondanza delle specie vegetali ed animali.

Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'Isonzo

Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'IsonzoFra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'Isonzo

Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'Isonzo

“Sull'Isola della Cona sono stati ripristinati oltre 100 ettari di pascoli per favorire la presenza di numerose specie vegetali ed animali caratteristiche degli ambienti pascolati. Ad esempio il Cavaliere d'Italia e la Pavoncella nidificano regolarmente nei pascoli mentre le anatre, i limicoli, gli aironi e i rapaci vi si alimentano. Piante rare sono rappresentate dall'Aglio odoroso (Allium suaveolens), l'Orchidea di palude (Orchis palustris), la Piantaggine di Cornut (Plantago cornutii) e l'Altea (Althea officinalis) che vi fioriscono” ci spiegano ancora. E poi loro, i cavalli, introdotti sull’Isola nel 1991, provenienti da un allevamento e da una zona umida analoga esistenti presso Ferrara: derivano dal Camargue, un cavallo che ha dovuto adattarsi ad un ambiente poco ospitale come il delta del Rodano, con condizioni climatiche anche estreme. "La natura ha forgiato un animale fortissimo con zampe corte e molto robuste adatte ai terreni più pesanti e zoccoli durissimi che garantiscono un'eccezionale resistenza all'umidità. Animale molto frugale, ha imparato a cibarsi di erbe salmastre e a brucare anche sotto la superficie dell'acqua. Di carattere curioso e vivace ma allo stesso tempo equilibrato, ha imparato a risparmiare al meglio le energie”. Ad oggi sono stati realizzati circa 200 ettari di restauro ambientale, di cui metà in aree tuttora di proprietà privata, anche grazie agli incentivi del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Come scoprire la Riserva? Sono due i principali percorsi a disposizione del visitatore: quello principale e più frequentato è un percorso ad anello relativamente breve e circolare, mentre il secondo, più impegnativo, arriva fino alla foce e richiede maggior tempo. Entrambi prendono il via e si concludono al Centro visite, dove tra diorami, plastici e cartelli esplicativi, ci si prepara alla visita sul campo. La prima sosta è al “Museo della papera”, da dove si possono osservare il ripristino d’acqua dolce, dove spesso pascolano i cavalli Camargue, e l’Osservatorio della Sarsegna. Basti considerare che aironi, gabbiani, rallidi e, specialmente, oche e anatre sono di norma presenti qui con centinaia di individui, non di rado alla portata di una buona macchina fotografica.

Fra terra, mare e cielo: l'Isola della Cona avamposto della biodiversità nella  Riserva della Foce dell'Isonzo

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Come arrivare
-da Gorizia: direzione Monfalcone raggiungere la strada provinciale per Grado e seguire le indicazioni Riserva Naturale Foce dell’Isonzo o Isola della Cona
-da Trieste: autostrada A4 uscita Monfalcone raggiungere la strada provinciale per Grado e seguire le indicazioni Riserva Naturale Foce dell’Isonzo o Isola della Cona
-da Udine e Venezia: autostrada A4 e autostrada A23 uscita Monfalcone raggiungere la strada provinciale per Grado e seguire le indicazioni Riserva Naturale Foce dell’Isonzo o Isola della Cona

Per saperne di più

 

Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee e all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
mail: direttore@turismoitalianews – twitter: @giornalista3

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