Repubblica Ceca: l’architettura di un Paese-capolavoro si misura (anche) con il design moderno

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Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra) nei secoli si crea un grande Paese, dal sicuro fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture. Dall’archeologia industriale ai palazzi funzionalisti, da un Barocco autoctono e davvero unico fino ai florealismi del Liberty, dal nudo Romanico alle eleganze rinascimentali, dallo sfarzo leggero del Rococò alla rigidità pretenziosa delle architetture di epoca comunista, attraverso altre correnti e infinite declinazioni… Ecco un viaggio nell’architettura della Repubblica Ceca.

 

(TurismoItaliaNews) Ogni epoca storica ha lasciato in questa terra il suo segno indelebile, in un patrimonio architettonico tanto vasto quanto variegato e pregiato. Tracce di un passato intenso, ora tormentato ora illuminato, che non appartiene solo alla Cechia nei suoi confini di ieri e di oggi, ma all’intera Europa Centrale. Un crocevia di popoli, tradizioni, culture e stili, il cui mix si è fissato in pietre cariche di fascino, testimoni di tempi lontani ma anche premonitori di epoche avveniristiche.

Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra) nei secoli si crea un grande Paese, dal sicuro fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture

Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra) nei secoli si crea un grande Paese, dal sicuro fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture

Dall’alba dei tempi al Medioevo
Senza voler trascurare importanti siti preistorici – come quello di Dolni Vestonice in Moravia meridionale e quello di Bylany in Boemia- e il campo militare romano di Musov, in Moravia meridionale, il patrimonio architettonico ceco, oggi così ricco, comincia a formarsi nel Medioevo. E’ lì che va ricondotta l’origine di una straordinaria collezione di roccaforti e castelli, sfondo ai tempi di vicende non sempre pacifiche, oggetti di assedi e conquiste, cornice romantica della vita di corte e testimoni talvolta di importanti riunioni strategiche e persino sede della firma di storici trattati.  Oggi sono oggetto di itinerari turistici tra i più classici, alcuni anche transnazionali, come la bellissima Burgenstrasse, che si snoda tra Germania e Repubblica Ceca.

Dal vigore del Romanico alla leggerezza del Gotico
Facciamo quindi partire questo nostro viaggio dal Romanico, con un tuffo nel Basso Medioevo. Tra il X e XII secolo si prediligono linee semplici, mura possenti, piccole finestre solitarie o in sequenza e arredi minimalisti per edifici religiosi (ma non solo) dalla nuda solennità. L’esempio più noto è sicuramente la Basilica di San Giorgio, all’interno del complesso architettonico del Castello di Praga. Non molti sono invece a conoscenza di una serie di rotonde romaniche, sparse nella capitale e nei suoi dintorni. La più antica è la Rotonda del Ritrovamento della Santa Croce, in posizione “magica” esattamente al centro della croce urbanistica della Vecchia Praga. Nella Città Nuova ecco invece la Rotonda di San Longino, la più piccola delle tre conservatesi nella capitale. L’ultima è la Rotonda di San Martino, a Vysehrad, Una palla di cannone conficcata nel muro ricorda la furia prussiana. Con una gita fuoriporta si raggiunge infine la Rotonda di San Giorgio, sul Monte Rip, dove il cronista Cosma colloca le origini della Repubblica Ceca. Baluardi del Romanico sul territorio, ma anche dipinti e affreschi di grande valore, sono anche alcuni monasteri –come quello di Tepla e Milevsko- e chiese (o rotonde) all’interno di antichi castelli, come nel caso di Znojmo. Visitando invece il Museo Arcidiocesiano, nei pressi della Cattedrale di San Venceslao a Olomouc, si ammirano anche i resti (in parte affrescati) del romanico palazzo Episcopale.

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Dopo il vigore del Romanico, ecco la leggerezza del Gotico di ispirazione francese, da cui anche la Cechia restò affascinata. Pareti più sottili grazie all’uso sapiente di pilastri, archi e contrafforti, la sfida di nuove altezze raggiunte anche con guglie filiformi, la predilezione per le linee verticali, ampie vetrate artistiche sembravano slanciare gli edifici direttamente verso Dio. Visitare per credere: la Cattedrale di San Vito al Castello di Praga, quella di San Bartolomeo a Pilsen, quella di Santa Barbara a Kutna Hora… Ma anche case, edifici pubblici, palazzi e cinte murarie: obbligatoria una gita a Policka, pittoresca cittadina boema dalla fortificazione gotica, costruita sotto il regno di Carlo IV. Notevoli esempi di architettura ma anche di arte gotica nei castelli (Karlstejn, Pernstejn, Svihov, Bezdez e Velhartice con l’imponente ponte d’epoca) e nei conventi (Zlata koruna presso Cesky Krumlov, Porta Coeli a Predklasteri e Vyssi Brod).

L’eco italiana nell’architettura ceca: Rinascimento e Barocco
Scavalcate le Alpi, il vento di rinascita nell’arte e nell’architettura, nel XV secolo dall’Italia arriva a soffiare sull’odierna Repubblica Ceca. Anche qui sboccia il Rinascimento in tutto il suo splendore. Ispirandosi all’opera degli architetti e dei progettisti italiani, o ingaggiandoli direttamente, l’architettura locale fa sue le teorie del movimento, ma le reinterpreta e dà vita a una corrente propria. E’ tempo di armonia di volumi, giochi di proporzioni, simmetrie e prospettive, a simboleggiare una dimensione armonica dell’uomo con la natura e con Dio. In Cechia fioriscono porticati, loggiati, portali decorati, frontoni modellati che danno un’impronta di elegante leggiadria agli edifici. Ne sono esempio i cortili porticati dei palazzi di Opocno, Bucovice e Velke Losiny. Assolutamente da regalarsi una visita ai palazzi rinascimentali di Kratochvile, Grabstejn, Jindrichuv Hradec e Nelahozeves, oltre al Castello di Horsovsky Tyn. A impreziosire il palazzo di Moravska Trebova, il portale rinascimentale più antico del Paese, del 1492. Al di là dei singoli edifici, comunque, il Rinascimento ha cambiato anche qui l’assetto e l’aspetto di intere cittadine, simili a veri e propri camei. E’ il caso, per esempio, dei centri storici di Trebon, Slavonice e Prachatice. Per non parlare del lato “green” del Rinascimento, che ha regalato ovunque, Cechia compresa, giardini-capolavoro che mescolano in un’armonia perfetta gioielli di architettura e architettura del verde. Come nel Giardino Reale del Castello di Praga.
Non rinuncia a una certa leggiadria, seppur nell’abbondanza dei decori e nell’obbligo dello sfarzo, nemmeno il Barocco, altra corrente artistica e architettonica le cui basi vengono trasmesse alle maestranze ceche dalle grandi firme italiane dell’epoca. Chiaroscuri, planimetrie complesse, abbondanza di simbolismi, strategie allusive, opulenti tetti a cipolla, scalinate signorili, ori e stucchi e statue non risparmiano niente, dall’architettura civile a quella ecclesiastica, fino a quella rurale.

Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra) nei secoli si crea un grande Paese, dal sicuro fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture

L’allievo, se non supera il maestro, se ne rende presto però indipendente e nasce il cosiddetto Barocco ceco, che non ha eguali altrove. Oggetto di un itinerario tematico specifico, che traccia come un ricamo tutto il Paese, non può essere riassunto in poche righe. Non si può però non citare il talento dei Dientzenhofer (padre e figlio) e Jan Blazej Santini (di chiare origini italiane), che plasmarono il volto barocco del Paese, scolpendolo con opere ineguagliabili: chiese, cattedrali, santuari, conventi e palazzi civici. Quanto a Santini, legato fortemente ai simbolismi, l’Unesco ha posto sotto tutela diversi suoi edifici. Nell’abbraccio equilibrato eppur poderoso del Barocco ricadono anche il Teatro del Castello di Cesky Krumlov, il Giardino Vrtbovska e gli altri giardini a Mala Strana, la lunga teoria di statue del Ponte Carlo, quelle allegoriche di Kuks, la Colonna della Santissima Trinità a Olomouc, gli interni dei Castelli di Slavkov u Brna, Vranov nad Dyji e Kromeriz.

Dal giocoso rococò alla linearità anticheggiante del Classicismo
Un vero e proprio inno a tutto ciò che è decoro, quando non attecchisce più di tanto negli esterni, spadroneggia comunque negli interni. Leggero, figlio del Barocco ma più capriccioso e bizzarro, dalla Francia il Rococò arriva in Cechia nella prima metà del 1700, quasi a regalare un’ultima boccata di ossigeno prima dell’avvento del Classicismo, a cavallo tra XVIII e XIX secolo. Non per nulla lo splendido palazzo di Nove Hrady, con i suoi magnifici giardini e addirittura un teatro barocco naturale, è detto “la Versailles di Cechia”. Un teatro naturale, con palco rotante, anche nei giardini della residenza estiva Bellarie, a Cesky Krumlov. Imperdibili gli interni. Delizioso, infine, il palazzo rococò con tetto mansardato di Dobris, con un elegante giardino a terrazzamenti e tanto di Orangerie, fontane, installazioni floreali, siepi artistiche e broderie di bosso. Poi il gioco finisce e l’architettura ceca si rifugia nel rigore e la “pulizia” del Classicismo, che sfocerà nello Stile Impero. A partire dalla seconda metà del Settecento, attingendo all’antichità, ecco tornare una tendenza a linee semplici, pulite, sobrie se non addirittura severe. Una sorta di ritorno al futuro: una nuova impronta che emula il passato e che ridisegnerà urbanistica, palazzi, teatri e terme. I modelli greci e romani nella loro sobria bellezza si (re)impongono. Ma è una severità elegante, raffinata, che rivendica un’eredità forte e dignitosa. Ne risultano gioielli come il palazzo di Kacina, vicino a Kutna Hora, in assoluto il più bell’edificio ceco in stile impero con il suo impianto a semicerchio, impreziosito da due ali simmetriche e porticate. Da ammirare anche il palazzo di Kynzvart, il cui stile viennese tradisce la commissione del cancelliere Metternich. I dettami del classicismo vengono applicati a interi città o quartieri, quasi fossero stati disegnati col righello: il Teatro degli Stati a Praga, le città di Frantiskovy Lazne, Terezin e Josefov. Interessante anche il paesaggio culturale del complesso di Lednice-Valtice.

Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra) nei secoli si crea un grande Paese, dal sicuro fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture

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Dallo spensierato Liberty al Funzionalismo
Tra fine ‘800 e inizio ‘900 è anche qui tempo di Liberty, con il suo bagaglio di curve, riccioli, fiori, foglie, colori, rameggi e sogni. Ancora una volta, il contagio è europeo, ma in Cechia si trasforma in uno stile a sé. A impazzare nei decori sia esterni che interni è la declinazione austriaca dell’Art Nouveau, nota come Secessione e caratterizzata dall’esasperazione delle componenti plastiche e decorative. Noto soprattutto per le sue opere pittoriche (i manifesti e le locandine in primis), ma anche architetto, Alfons Mucha è il massimo esponente artistico ceco dell’epoca. La vera archistar, a ogni modo, è Jan Kotera, che si spinse però presto verso il modernismo. Il Liberty praghese e ceco è testimoniato in palazzi, hotel d’epoca, quadri, gioielli e altre espressioni dell’arte nuova. Tappe imprescindibili a Praga sono la Casa Municipale, Villa Bilkova e, tra gli altri, l’Hotel Europa e l’Hotel Pariz, entrambi in piazza San Venceslao, che sfoggia anche Casa Peterka. Poco lontano, la Stazione Centrale, dove convivono architetture secessioniste e moderne. Viale Parizska è orlato di palazzi liberty e neorinascimentali. Echi della Belle Epoque anche a Karlovy Vary, Marianske Lazne, Olomouc e Brno (città natale di Kotera).

In piena antitesi con i voli artistici del Liberty, senza fronzoli, forte di materiali nuovi come cemento e acciaio che favoriscono la funzione anche a scapito dell’estetica (come tradisce il nome), il Funzionalismo si afferma prepotentemente negli Anni ‘20 e ’30 del secolo scorso, carichi di cambiamenti geopolitici e culturali. Attecchisce soprattutto a Brno. Nell’allora Cecoslovacchia conquista le firme delle archistar del tempo, come Adolf Loos e Ludwig Miese van der Rohe. Villa Tugendhat, a Brno, firmata appunto da quest’ultimo è l’unico monumento dell’architettura moderna in Repubblica Ceca a esser stato incluso nella Lista del patrimonio culturale mondiale dell'Unesco. Con il Funzionalismo inizia l’architettura moderna, espressione della vita sociale e lavorativa della sua epoca. A Praga lo rappresentano, tra gli altri, il Palazzo delle Esposizioni, il centro commerciale Bat’a, la villa per la famiglia Müller e la colonia Baba, con le sue case-scatola. A Brno, anche Villa Stiassni, il Cafè Era, lo Zeman Café, l’Avion Hotel, la Fiera e la Kolonie Novy Dum. A Zlin, infine, la città-modello voluta da Tomas Bat’a, dell’omonimo, celebre calzaturificio, per i suoi operai.

Mattone su mattone (e prima ancora pietra su pietra) nei secoli si crea un grande Paese, dal sicuro fascino e dalla storia immortalata in tante, variegate e pregiate architetture

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Dall’architettura di regime allo stile del dopo-Rivoluzione di Velluto
Il Funzionalismo fa in qualche modo da cuscinetto nel passaggio, altrimenti davvero brusco, dal Liberty alle architetture del cosiddetto stile Sorela, ovvero il Realismo Socialista. A metà del Novecento, a celebrazione dell’ideologia stalinista, l’architettura si fa monumentale, storicizzante, simmetrica all’esasperazione. Ispirata alla perfezione, “partorisce” edifici globalizzati, in stile russo, tutti uguali. A inchinarsi alle nuove tendenze sono soprattutto città come Kladno, Karvina, Havirov e Ostrava. Definito “barocco stalinista”, il nuovo stile si insinua a ogni livello, dall’urbanistica all’edilizia, e pretende impianti stradali regolari ad angolo retto, uniforma l’altezza dei quartieri, nient’altro che blocchi di condomini chiusi, e i decori -là dove ci sono- si riducono a colonne classiciste, frontoni triangolari e composizioni che inneggiano alla nazione e alla sua ricostruzione. A spezzare tanta rigidità, ecco però gli ampi viali alberati e l’abbondanza di verde pubblico. Anche Praga conserva il suo spicchio di stile Sorela: l’Hotel Crown Plaza, a Podbaba, fu costruito sotto il controllo diretto del governo e con chiara ispirazione a sette monumentali edifici simili a Mosca. Ultimo singulto in stile è l’Hotel Jalta, in piazza Venceslao. A Praga come un po’ in tutte le città ceche si ritrovano i panelaky, ovvero case popolari in cemento senza alcun vezzo estetico.

E infine, quando la Rivoluzione di Velluto nel 1989 cancella il comunismo dalla storia ceca, via libera a un’architettura moderna, libera e futurista. Opere innovative, che osano e che nel giro di pochi anni sono già storia e tendenza. Il simbolo assoluto di questo nuovo clima fervido e creativo è certamente la Casa Danzante di Praga, di Vlado Milunic e Frank Gehry, ispirata ai ballerini Ginger & Fred, la cui inconfondibile facciata sembra mossa da un fremito. L’edificio, sovrastato da una cupola trasparente in filo metallico, ricorda certa architettura viennese. Altre tappe consentono però di svelare il volto moderno di Praga: il centro commerciale Zlaty Andel a Smichov, il Teatro Nuovo, la Danube House, il Mainpoint Karlin, il Florentinum e la Biblioteca Nazionale della Tecnica a Dejvice. Diversi, poi, i design hotel di rilievo; tra tanti, nella capitale l’Hotel Josef, nel Paese l’Hotel Omnia a Janske Lazne e l’Hotel Miura a Celadna. Altri edifici moderni degni di nota sono il Centro Culturale Uffo a Trutnov, il Centro Congressi Universitario a Zlin e il recentissimo centro commerciale Letmo a Brno.

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