New York, quindici anni dopo: le nuove architetture verticali della Grande Mela

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Luciano Beddini, New York / Stati Uniti

Un viaggio nella New York delle nuove archittture verticali, a quindici anni di distanza da Ground Zero

(TurismoItaliaNews) Per la maggior parte di quanti non l’hanno visitata, New York è immaginata come una metropoli ben grande ma che comunque conserva quei caratteri urbani della città a noi familiari. In realtà, invece, dovremmo parlare di una smisurata conurbazione, posta nel settore sudorientale dello Stato omonimo, che si estende per oltre 800 kmq e la cui morfologia è difficilmente tratteggiabile con semplificati stereotipi. Cinque i distretti amministrativi che la compongono: Staten Island, Brooklin, Queens, Bronx e infine la centrale Manhattan con cui tutti identifichiamo la vera NY: una imponente ed emozionante concentrazione di edifici a sviluppo verticale che compongono uno scenario probabilmente ancora ineguagliato nel panorama dei pur impressionanti “duplicati” internazionali.

Un’area metropolitana con uno sviluppo grandioso, dovuto alla felice posizione geografica in una delle insenature più riparate e articolate dell’America Settentrionale che è stato naturale approdo per i colonizzatori che giungevano dall’Europa per essere stata agevole via di penetrazione verso l’interno. L’11 settembre 2001, insieme alla dignità e all’etica umana, è stato sfregiato lo skyline urbano della centrale Manhattan, con il crollo per mano terroristica dei due grattacieli (Twin Towers) del World Trade Center . Il World Trade Center era un complesso di sette edifici nel Lower Manhattan, progettato dall’architetto Minoru Yamasaki e dall’ingegnere Leslie Robertson: le torri gemelle con i loro centodieci piani svettavano superando i 410 metri e sancivano che lì era il cuore degli affari commerciali e finanziari degli Stati Uniti.

La pronta ricostruzione del sito, chiamato Ground Zero (come vengono definiti gli epicentri dei disastri dopo le deflagrazioni nucleari) è stata frutto di una competizione internazionale tra “archistar” vinta dall’architetto polacco-americano Daniel Libeskind che ha previsto l’elevazione di nuovi edifici tra cui, e in particolare, il One World Trade Center, detto Freedom Tower (torre della libertà) alto 541 metri e ultimato alla fine del 2014. E’ il quarto edificio più alto al mondo e simbolo della più grave strage terroristica della storia americana. Visitarlo è una esperienza da non perdere, salire all’ultimo livello per godere di una vista mozzafiato sulla metropoli e sovrastare i grattacieli come da un volo aereo ci fa cogliere immediatamente gli aspetti salienti di New York, consentendoci una lettura del tessuto urbano nel suo insieme ma anche degli elementi morfologici primari: il mare, il porto, il fiume, i ponti, la rete viaria, le grandi infrastrutture, i grandi isolati, i grattacieli, le aree periurbane, i grandi spazi verdi e il vero polmone il Central Park e, in definitiva, ci fa cogliere anche con semplice colpo d’occhio le caratteristiche e le differenze tra il cuore della city (Manhattan) e l’immenso corpo urbanizzato della metropoli, nonché i principali cambiamenti intervenuti in questi ultimi quindici anni in cui si è assistito ad una significativa accelerazione degli interventi di trasformazione e riqualificazione urbana.

Siamo nella zona di Downtown, la punta a sud dell’isola di Manhattan, distretto finanziario, centro degli affari e del governo, dove si trova il municipio, la borsa di Wall Street, il ponte di Brooklyn e via via spostandoci verso Midtown, si trovano Times Square, i teatri di Broadway, il Rockefeller Centre, l’Empire State e Chrysler Building, l’imponente stazione ferroviaria Grand Central Terminal e ancora più a nord la Uptown che parte dal Central Park e si estende fino ad Harlem, con i quartieri più ricchi di NY, edifici di altissimo livello e il Metropolitan Museum, il Guggenheim, il Jewish Museum, l’International Center of Photography, il National Design Museum; l’American Museum of Natural History, per citarne solo alcuni, e il Lincoln Center of Performing Art, la vera mecca dello spettacolo. Dunque una infinita serie di luoghi da conoscere - e non solo nella centrale Manhattan ma anche negli altri cinque distretti, vere e proprie città nella città - luoghi che vanno dai siti più famosi a quelli meno eclatanti ed apparentemente più ordinari ma in realtà spesso strepitosi e pronti a sorprenderci perché esuberanti, dinamici, in continua evoluzione e con quelle trasformazioni ricche di contaminazioni interculturali che hanno reso NY una città davvero speciale.

Molte le architetture significative e che catturano l’attenzione, sia sotto il profilo compositivo che per l’innovazione tecnologica, una vetrina di interventi in costante rinnovamento e che propongono una immagine urbana di NY come luogo aperto alla sperimentazione dei linguaggi. Infatti la città offre all’osservatore una sorta di catalogo di architettura moderna e contemporanea, visti i molti maestri architetti che hanno avuto occasione di esprimersi in questo contesto, certamente aperto all’innovazione anche in virtù della forte concentrazione economico-finanziaria che ha supportato grandi cambiamenti e reso possibile grandi opere. Innumerevoli cantieri sono stati aperti in quest’ultimo decennio nonostante la mutata condizione economica e sono tutt’oggi aperti con grande fermento, testimoni di una importante rinascita. Lo sviluppo è stato accompagnato da diversi miglioramenti dei trasporti come ben sintetizza la costruzione del Fulton Center, un centro commerciale aperto nel novembre del 2014 posto su un importante snodo ferroviario, connesso con nove linee della metropolitana Mta e con cinque stazioni della metro e il World Trade Center Transportation Hub: completato di recente vi si collegano linee metropolitane e svariati treni con un’efficiente connessione sotterranea che va da Brookfield Place fino a Fulton Center. Un polo di trasporto all’avanguardia che si snoda sotto l’Oculus, spettacolare architettura con suggestioni zoomorfe progettata dall’architetto Santiago Calatrava.

Un altro magnifico esempio di riqualificazione urbana è rappresentato dalla High Line, una delle passeggiate urbane più belle di NY. E’ un parco lineare, un percorso esclusivamente e rigidamente pedonale di un paio di km e mezzo realizzato sul sedime della West Side Line, una vecchia linea ferroviaria sopraelevata in disuso che si snoda da Gansevoort Street nel Meatpacking District, attraversa il quartiere di Chelsea, per terminare poi nel West Village. La High Line ha dato nuova vita al quartiere trasformandolo nella zona tra le più trendy della città e con le residenze immobiliari fra le più ambite di Manhattan. E’ rapidamente diventata una delle attrazioni più viste di New York, con numero di visitatori che supera quello della Statua della Libertà, come sostengono gli operatori turistici. In effetti offre la possibilità di osservare il panorama, il quartiere, le strade, il traffico, i grattacieli che costeggia, da un punto di vista inconsueto, sospeso tre o quattro piani fuori terra e con le vecchie rotaie che a tratti affiorano tra il verde di nuovo impianto. Una meta assolutamente da non perdere è il Chelsea Market, ma la High Line ci passa attraverso, si scendono le scale e ci si tuffa in un policromo e brulicante mondo di profumi, cibi, suoni, sensazioni, idiomi, varia umanità.

A proposito del ricco sistema dei parchi urbani non si possono tralasciare un paio di citazioni o, meglio, raccomandazioni: come non fare un salto a Roosevelt Island letteralmente atterrando sull’isola dalla spettacolare funivia (Roosevelt Island Tramway) che la collega con l’East Side di Manhattan sorvolando la trafficatissima Second Avenue, fino a passare a pochi metri dai palazzi costeggiando il ponte sull’East River. Viaggia sospesa ad una ottantina di metri dall’East River e approda sull’isoletta dove troviamo il Four Freedoms Park elegante parco con giardini e sculture anch’esso recentemente inaugurato (2012) che si affaccia a 360 gradi sull’East River. Infine Dumbo (Down Under the Manhattan Bridge Overpass) sotto e al di là del famoso ponte di Brooklyn: qui si apre un mondo dal clima artistico e di festa, concerti, gallerie, polmoni verdi, l’Empire Fulton Ferry State Park e il Brooklyn Bridge Park, scelta inevitabile per tramonti full immersion nel panorama urbano, nella memoria letteraria e cinematografica.

L'autore. Architetto, urbanista, scrittore, musicista, past president del Club per l’Unesco Valle Umbra. Luciano Beddini è davvero una figura poliedrica a tutto tondo, autentico cittadino del mondo. Impegnato su più fronti per la diffusione di una cultura rispettosa dei luoghi, è tra i più adatti a raccontare le esperienze di viaggio. La multidisciplinarietà della sua conoscenza consente una visione globale che coinvolge il lettore solleticandone la voglia di approfondimento.

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