Liguria, un angolo di paradiso sul mare di Portofino: l’Abbazia di San Fruttuoso, l’acqua delle sorgenti

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E’ un monastero benedettino dell’anno Mille, ma nel tempo anche covo di pirati e quindi borgo di pescatori: una vera oasi in uno scenario già di per sé unico, tra la terra e i boschi del monte di Portofino e il mare azzurro della Liguria di Levante. E’ l’Abbazia di San Fruttuoso: costeggiando il Parco Naturale che da Camogli conduce a Portofino, appare come un miracolo, incastonata in una piccola insenatura protetta da una torre cinquecentesca, un’architettura così felicemente integrata con il suo contesto naturale. E oggi è un patrimonio del Fondo per l’ambiente italiano.

 

(TurismoItaliaNews) La storia dell’abbazia di San Fruttuoso si intreccia inevitabilmente a quella di un’altra risorsa ambientale: l’acqua. A monte dell’antico edificio, a circa 300 metri di quota sgorgano acque copiose. Si tratta delle sorgenti di Caselle: da qui un tempo iniziava l’antico tracciato dell’acquedotto di Camogli, costruito alla fine dell’Ottocento, che oggi invece rifornisce di acqua potabile il borgo di San Fruttuoso. “L'acqua è un bene essenziale per l'umanità – sottolineano dal Fai ponendo San Fruttuoso i tra casi virtuosi di gestione idrica - ma è una risorsa scarsa che va valorizzata e difesa attraverso azioni congiunte volte al risparmio, al recupero e al riciclo”. L’abbazia è stata donata al Fai da Frank e Orietta Pogson Doria Pamphilj, nel 1983.

L’acqua sgorga da una frattura del conglomerato, la roccia caratteristica del promontorio del Monte di Portofino, la cui particolare conformazione caratterizza l’aspetto aspro di questi luoghi e permette all’acqua piovana di infiltrarsi creando delle riserve idriche nascoste nel sottosuolo. La pendenza elevata del versante fa sì, infatti, che i venti principali provenienti dal mare, carichi di umidità, siano costretti a una rapida risalita che determina la condensa di parte delle acque trasportate sotto forma di vapore e la conseguente alimentazione di svariate sorgenti perenni, anche in quota. Quindi, nonostante la concentrazione delle piogge nei mesi primaverili e autunnali, anche nella stagione secca il territorio beneficia di numerosi punti d’acqua.

L’acqua delle sorgenti di Caselle è attualmente utilizzata dall’Abbazia di San Fruttuoso per l’irrigazione, scopi idrico-sanitari e antincendio. A questo fine il Fai nel 2005 ha realizzato una grande vasca di riserva idrica alle spalle della Chiesa, le cui murature sono state rivestite da paramenti in pietra in modo da nascondere completamente la struttura all’interno dei terrazzamenti di terreno esistenti. L’acqua si trova non solo a monte dell’Abbazia ma anche al di sotto delle sue fondamenta. Una leggenda dell’VIII secolo narra, infatti, che le reliquie del martire cristiano Fruttuoso giunsero dalla Spagna via mare accompagnate da due presbiteri e che durante il lungo viaggio un angelo ordinò ai religiosi di fondare una chiesa in onore del santo su una spiaggia sovrastata da un monte, proprio sopra a una "sorgente" perenne.

“Ancora oggi la ‘sorgente’, per gli antichi garanzia di sopravvivenza e manifestazione del sacro, zampilla qui, sotto le arcate che sorreggono l’abbazia, esattamente alla base della torre nolare della chiesa, restaurata di recente – evidenziano dal Fai - un luogo nascosto e segreto, una pagina di storia dimenticata, che, grazie ai lavori conclusi, viene ora riscoperta per essere raccontata. L’antica "sorgente" è stata, infatti, occultata per oltre trent’anni nel retro di un ristorante affacciato sulla spiaggia, che ha trovato una nuova collocazione nella piazzetta del borgo, sotto un pergolato di limoni”.

L’acqua che sgorga dalla "sorgente" raggiunge il mare attraverso un cunicolo voltato posto sotto ai grandi archi di levante dell’Abbazia. Tra la seconda e la terza campata sono stati realizzati degli interventi che hanno permesso di creare un nuovo percorso di visita, con accesso dalla spiaggia, agli ambienti della fonte, molto caratteristici sia per la conformazione architettonica sia per la spiritualità che questi luoghi emanano. La seconda campata è stata, invece, adibita a ricovero delle imbarcazioni “storiche” dei residenti del borgo, mentre le due arcate di destra della facciata fronte mare sono state chiuse mediante reti di fibra di cocco, prodotte in collaborazione con i pescatori del luogo secondo le tecniche della tradizione locale.

Ricostruita nel X secolo come monastero benedettino, dal Duecento l’Abbazia di San Fruttuosa ha intrecciato le sue sorti con quelle della famiglia Doria che ne modificò l’assetto, costruendo ad esempio il loggiato a due ordini di trifore e trasferendo qui il sepolcreto familiare, fino a quando, nel 1983, decise di donare l’intero complesso al Fai. Da allora è in corso la rinascita di questo complesso articolato su corpi con caratteristiche molto diverse fra loro e tanto bisognoso di cure costanti e che nell’aprile del 2017 ha visto concludersi gli ultimi restauri che hanno liberato e valorizzato la fonte sorgiva su cui venne costruita la torre nolare.

Il monastero, con il suo chiostro e le tombe Doria, la chiesa primitiva e la parrocchiale, i reperti archeologici e il piccolo borgo, vale una visita per scoprire l’anima autentica di questo luogo lambito da uno mare cristallino spettacolare, che offre al visitatore anche l’inedita possibilità di soggiornare nella foresteria del Bene, ideale per chi cerca un’insolita fuga dal mondo.

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