Marche motore propulsore dell’economia: dalla nicchia all’export i territori fanno rete (con Tipicità)

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Giovanni Bosi, Fermo / Marche

Il festival Tipicità 2017 si è confermato una volta di più quale opportunità strategica per affermare il ruolo delle Marche e dei suoi territori come motore propulsore dell’economia italiana. Export delle eccellenze, ma anche capacità di attrarre e sedurre con i suoi borghi e le sue aziende. Non a caso il leit motiv della venticinquesima edizione è stato “Il futuro dalle nostre radici”.

(TurismoItaliaNews) Una vetrina che si trasforma in una vetrina per parlare di se stessi, per verificare lo stato dell’arte, per capire insieme come muoversi. Il tema è quello del lavoro e dell’economia sullo sfondo di una regione che, come tengono a dire i marchigiani, racchiude in sé l’Italia intera, fra mare, colline e montagne. Se gli ultimi mesi sono stati drammatici per il territorio che ha devastato una buona fetta di entroterra, è pur vero che la forza di rialzarsi è fortissima. E Tipicità lo ha dimostrato. "E’ stata una Tipicita che ha esplorato il futuro – conferma il direttore Angelo Serri - e che rappresenta un momento di rinascita per le tantissime eccellenze che questi territori esprimono”.

L’evento nato 25 anni fa si è dimostrato un’intuizione brillante e precursore di un trend che oggi tutti inseguono. Del resto nel momento in cui si parla insistentemente di macro-regioni, alleanza e rete sono due obiettivi irrinunciabili, in particolare nel centro Italia. Si pensi al caso di Marche e Umbria, da sempre cugine ed oggi più vicine che mai (anche in termini infastrutturali). Se ne è parlato nel forum inaugurale con Nunzio Tartaglia, direttore generale della Banca Popolare di Ancona, Riccardo Venchiarutti giornalista economico, Francesco Adornato rettore dell’Università di Macerata, Flavio Corradini rettore dell’ateneo di Camerino e Sauro Longhi rettore dell’Università Politecnica delle Marche. Una disamina a tutto tondo, a partire da una considerazione: le Marche che guardano all’internazionalizzazione delle proprie aziende promuovendo la nicchia. In sostanza quello che fa Tipicità da un quarto di secolo.

Non si poteva dunque non parlare di Made in Italy, anzi di “creato in Italia”: e sì, perché si scopre che il fascino della nostra lingua traina l’economia. Made in Italy è il terzo marchio più conosciuto al mondo e l’italiano la quarta lingua più studiata nel pianeta: due fondamentali simboli del Bel Paese che costituiscono un’eloquente testimonianza della reputazione e dell’ammirazione che il tricolore riveste a livello globale. Non a caso nel mondo sono più di due milioni le persone che studiano la lingua di Dante, come ha sottolineato Laura Berrettini, docente e formatore di italiano all’Università per stranieri di Perugia. Nell’incontro promosso da Eli e Campus L’Infinito, si sono analizzati i possibili risultati derivanti da una strategia che passa attraverso una più stretta interazione tra questi due “valori” che, da soli, rappresentano già fattori di straordinario successo in campo internazionale.

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E le Marche, proprio con Tipicità, da sempre guardano all’altra sponda dell’Adriatico. Le relazioni storiche e la prossimità geografica hanno determinato la costituzione di una fitta rete di scambi culturali ed economici tra l’Italia e la Croazia, con la recente costituzione della Macro-regione Adriatico-Ionica che ha rafforzato il contesto entro cui queste relazioni si svolgono. Territori, si diceva. Oggi le Marche ferite da un sisma infinito guardano a quei luoghi pensando in positivo. Ricostruzione, ma al contempo anche un Grand Tour a tavola alla riscoperta delle delizie di quei territori. In che modo? Con un menù che è pure un itinerario: Ascolana fritta accompagnata dal Verdicchio di Matelica Doc Spumante “Cuvee Nadir”; crema di ceci quercia con olio extravergine di oliva, Salame Fabriano e Lonzino del padrone; Croccanti, crescia e polenta di mais ottofile di Roccacontrada a gustare con Verdicchio di Matelica Doc "Vigneti del Cerro" 2016. Primi piatti: Lumaconi con ricotta e tartufo su fondo di patate della Sibilla e Vincisgrassi, da servire con Verdicchio di Matelica Doc Biologico "Vigneti B" 2015. Secondi piatti: Coniglio ai marroni del Sibillini e Monti della Laga; e Frecandò; vino proposto: Colli Maceratesi Doc Riserva "San Leopardo" 2012. Infine come dessert la mela rosa.

Del resto Tipicità è stata anche un’esperienza alla conoscenza dei luoghi: “Un Grand Tour – ha sottolineato Alberto Monachesi - per conoscere luoghi insoliti ed inaspettati, delle Marche in primis, ma anche delle Piccole Italie, quelle al di fuori dei grandi circuiti, ricche di piccoli incanti e grandi sapori, insieme a confronti con altre realtà mondiali, dalla Cina a Dubai”.

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