Cina: Tulou di Yongding, il romanticismo delle case-fortezza del Popolo Hakka patrimonio dell’Umanità

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Giovanni Bosi, Yongding / Fujian, Cina

Erano vere e proprie fortezze: oggi il loro ruolo di abitazioni delle comunità contadine del popolo Hakka non è venuto meno ed ora che sono Patrimonio dell’Umanità grazie all’Unesco, la quotidianità della vita si intreccia alla curiosità di chi, arrivando nei villaggi che punteggiano l’area montana, vuol saperne di più. Scoprendo degli autentici micro-cosmi. Siamo nella Cina del sud, nella provincia del Fujian. E’ qui che sorgono i Tulou, siamo andati a vedere.

(TurismoItaliaNews) Per arrivarci ci mettiamo in moto da Xiamen, la metropoli affacciata sulla costa meridionale del Mar del Cina, e dopo tre ore di autobus tra distese di coltivazioni di banani, la strada comincia ad arricchirsi di curve e tornanti in un paesaggio che man mano si connota per la presenza di queste insolite, enormi costruzioni di forma perfettamente circolare. La sorpresa è grande quanto l’attesa di vedere da vicino questi Tulou che dal 2008 sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e che rappresentano una delle tante sfaccettature di questo immenso Paese che è la Cina, straordinaria e in grado di riservare sempre delle autentiche scoperte.


Di turisti italiani da queste parti ne arrivano ancora troppo pochi considerando l’autenticità e l’unicità del sito, che va visto, vissuto e persino “assaporato”, perché non si può dire di aver visitato l’area dei Tulou se non si è girato in lungo e in largo all’interno di queste “costruzione di terra”, se non si è mangiato dentro uno di essi e se, perfino, non si è assistito ad un rito funebre taoista che documenta la vita di ogni giorno della gente che abita qui.

Va subito detto che i Tulou sono un complesso unico di costruzioni ad uso abitativo e difensivo che riflettono la convivenza dei gruppi etnici stabilitisi nella zona delle pianure centrali e fortemente legati ai concetti tradizionali della scuola confuciana. Case che funzionavano come unità di villaggio e conosciute come “piccolo regno per la famiglia” o “vivace piccola città”. Opere difensive che, per dirlo con le parole dell’Unesco, riflettono l'antica esigenza di proteggersi da un nemico straniero e che al stesso tempo si amalgamano perfettamente con il paesaggio, sintetizzando il concetto di cielo e terra. E di fatto un esempio eccellente di costruzioni ad uso abitativo. Severe all’esterno, riccamente decorate all’interno. Definirli “palazzi” non è improprio e la straordinarietà sta nel fatto che la quasi totalità svolgono ancora le funzioni per i quali furono pensati e costruiti. Ognuno di essi è il “quartier generale” di un clan e dentro ciascun Tulou potevano arrivare ad abitare anche più di cento sub-famiglie.

Popolo degli Hakka, dunque, vale a dire gente arrivata dal nord importando uno stile architettonico che si rifà al Tempio del Cielo di Pechino, di cui ne mutua la forma circolare. Ma in realtà i Tulou sono anche quadrati, rettangolari, in stile Wufeng, alcuni concavi, altri semicircolari oppure edifici Bahua. Un tempo ne esistevano almeno trentamila, oggi ne sono rimasti circa 6.000 distribuiti in villaggi sparsi su un territorio molto vasto e quelli che si visitano hanno mediamente cento anni; la costruzione più vecchia ha 1200 anni ma non è possibile visitarla; il più grande ha più di 72 stanze. Il sito Unesco comprende 46 di queste case, costruite tra il XV e il XX secolo (ma le strutture più elaborate risalgono ai secoli XVII e XVIII) su un territorio che si sviluppa su 120 km a sud-ovest della provincia del Fujian.

Il nostro approccio è con i Tulou del villaggio di Yongding ed il primo che visitiamo è quello di forma circolare chiamato Zhencheng Lou, conosciuto anche come Bagua Lou, costruito nel 1912 (il primo anno della Repubblica cinese) composto da due edifici circolari concentrici che occupano un’area di 5.000 metri quadrati e con 44 stanze per ciascun piano. Un’osservazione non sfugge: pur essendo strutture di antichissimo retaggio culturale, i Tulou sono costruiti con materiali che, pur garantendo ad esempio la resistenza al vento e ai terremoti, rivelano una fragilità che si palesa per intero in caso di pioggia, che può creare problemi e letteralmente scioglierli; per questo la falda del tetto è molto sporgente per proteggerli. Il basamento è di pietra, ma la muratura in elevazione è realizzata con una curiosa miscela di terra, fibre vegetali e legno, che nel tempo rendono necessario un intervento radicale, pur nel mantenimento della tipologia. Caratteristica questa che, di fatto, è tipica dell’architettura cinese. Esternamente le finestre si trovano a partire soltanto dal secondo piano, mentre il micro-cosmo si scopre internamente, varcando il grande portone del Tulou. Su atri e cortili si affacciano gli spazi comuni come la cucina, la dispensa ai piani bassi e le piccole stanze per dormire ai piani alti; attraverso scale e ballatoi si raggiungono i vari livelli, in genere non più di 4-5 piani. Un piccolo ecosistema, in cui si condivide tutto e dove non c'è spazio per la privacy personale. In genere gli accessi principali sono un paio e i residenti entrano dalle Porte chiamate “di Terra” e “degli Esseri Umani”. E’ quasi sempre presente uno spazio ottagonale al piano terra usato per riunirsi, per la cena con gli ospiti in visita, o persino come teatro con gli spettatori che si sistemano sul ballatoio del primo piano. Ci sono poi due pozzi con acqua alimentata da due diverse sorgenti e limpidezza diversa a seconda della provenienza.


Già, ma chi sono realmente le persone che abitano o che hanno abitato in queste case massicce? Contadini, allevatori, artigiani, persone che per le loro attività oggi possono contare sulla disponibilità di terreni garantita dallo Stato, utilizzati per la coltivazione di te, riso, tabacco, verdure come il bambù o l’allevamento di animali da cortile. L’inserimento della zona nel Patrimonio dell’Umanità ha avuto un effetto positivo sull’economia dell’area consentendo l'apertura al turismo: ciò ha permesso ai contadini di vendere direttamente i loro prodotti e questo ha fatto sì che tornassero a risiedervi i giovani grazie alla disponibilità del lavoro. Qualche Tulou è stato riconvertito in ristorante e b&b, ma la gran parte degli edifici continuano ancora ad essere utilizzati come una volta.

Passeggiare per il villaggio di Yongding ci consente di capirne di più e di vedere la gente immersa nelle proprie occupazioni, con alcuni anziani impegnati nell’essiccamento di frutta come i cachi, da vendere poi ai visitatori, oppure nella preparazione di spremute di pompelmo. I cinesi sono grandi consumatori di questo agrume, ricco di proprietà antimicotiche, antimocrobiche e antibatteriche, e che secondo la medicina tradizionale può togliere le infiammazioni interne. Lungo il fiume che attraversa l’abitato vi sono molti altri edifici ed è proprio sul corso d’acqua che si affaccia la casa rotonda più piccola, appena 16 metri di diametro. Poco distante sorge invece il Tulou Kuiju Lou, costruito in posizione strategica nel 1834, sotto il regno dell’imperatore Daoguang della Dinastia Qing: la porta d’accesso e la facciata compongono un ideogramma cinese che significa “Re” e la combinazione degli altri elementi del prospetto finiscono con l’assegnargli il significato di “testa della tigre”; basti considerare che la porta di accesso al cortile esterno è posizionata lateralmente in modo che la fortuna non esca subito e facilmente.

“Questi edifici – ha evidenziato l’Unesco – sono esempi eccezionali nelle loro dimensioni, la loro tradizione di costruzione e funzione sono un esempio unico di insediamento umano, sulla base di una vita in comune e di esigenze difensive, pur mantenendo un rapporto armonico con il loro ambiente”. Almeno due anni di tempo per costruirli e con una tipologia estremamente standardizzata: stanze grandi e piccole sono tutte uguali, scelte che evidentemente richiedono un’organizzazione sociale molto particolare. Qual è appunto quella degli Hakka People.


E c’è un aneddoto sulla “scoperta” dei Tulou che raccontano gli stessi cinesi. Nel 1985 le costruzioni sono diventate famose grazie agli americani: quando i satelliti le hanno individuate, si è pensato che quelle forme circolari fossero delle testate nucleari in quanto costruite sulle montagne. Un agente spia mandato sul posto per appurare cosa fossero, arrivando nella zona intorno all’ora di pranzo e vedendo che i camini fumavano, si rese conto che erano semplicemente delle case straordinarie in cui la gente viveva e cucinava il cibo come qualsiasi altra famiglia del mondo.

L’Ente nazionale del Turismo cinese in Italia, impegnato nella promozione del Paese, punta molto anche su questa provincia, che merita di essere conosciuta più approfonditamente anche dagli italiani e che può essere proposta come ulteriore alternativa ai tour più classici e conosciuti che riguardano la capitale Pechino, Guilin, Suzhou o Xi’an, la città del famosissimo Esercito di terracotta.

Per saperne di più
www.turismocinese.it
www.toloutours.com
www.fjtl.gov.con

 

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