Chiese, conventi e chiostri dalle architetture barocche: la città coloniale di Olinda racconta lo straordinario passato del Brasile

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Giovanni Bosi, Recife / Brasile

Chiese, conventi e chiostri dalle architetture barocche. Stucchi dorati, intarsi e decorazioni che si lasciano ammirare con stupore. Fede e tradizione si fondono e parlano ancora di un passato che è più che mai presente nella storia non solo della città patrimonio dell’Umanità, ma dell’intero Paese che la conserva. Olinda, città coloniale del Brasile la cui nascita risale al 1535, è un’irrinunciabile attrazione per chi arriva nello stato di Pernambuco e nella parte nord della regione metropolitana della capitale Recife. E oggi è anche il luogo più ambito dove soggiornare durante il Carnevale…

 

(TurismoItaliaNews) Per arrivare ad Olinda si parte proprio da “Recife Antigo”, ovvero la zona più vecchia della metropoli capitale dello Stato. Al centro della grande piazza che si affaccia sull’Atlantico e dove campeggia il monumento al Barone do Rio Branco, c’è una grande placca metallica circolare che identifica il punto zero dal quale vengono calcolate tutte le distanze del Pernambuco, Olinda compresa. All’antica capitale si arriva percorrendo la strada che si inerpica sulla collina da cui si gode una vista magnifica dello skyline punteggiato di grattacieli della Recife moderna.


Salendo si scoprono man mano, tra la vegetazione, i gioielli architettonici della città fondata dal portoghese Duarte Coelho Pereira. La rapida ascesa della città è avvenuta tra il XVI e il XVIII secolo grazie alla coltivazione della canna da zucchero e al lavoro di migliaia di schiavi: in effetti è questo lo scenario in cui matura la magnificenza di Olinda, dove l’approdo dei diversi ordini monastici – dai francescani ai carmelitani, ai benedettini – chiamati ad evangelizzare con le loro missioni non solo i nativi ma anche i coloni, si è tradotto in insediamenti di grande pregio, al pari di quanto avvenuto in Europa.

Un’ottima churrascaria nella città di Recife

Chi vuol mangiare ad Olinda, può andare all’Oficina do Sabor, in Rua do Amparo 335, che propone cucina regionale a prezzi medi. Se invece si rientra a Recife, merita sicuramente la steak house Spettus in Rua Agamenon Magalhaes 2132, un’ottima churrascaria dove si può assaggiare senza alcuna limitazione carne di tutti i tipi (senza escludere il pesce anche in versione sushi) servita al tavolo da solerti camerieri direttamente sugli spiedi, oltre ad un ottimo assortimento di antipasti e frutta a buffet. Insomma da provare.
 

Uno di questi è il Convento di San Francesco d’Assisi, una sorta di biglietto da visita di Olinda. La chiesa della Madonna della Neve, la sacrestia, il chiostro, la cisterna, il refettorio, la Cappella di Sant’Anna e quella del Capitolo (la più antica) sono l’essenza di questo grande complesso. La data incisa su una targa – 1577 – si riferisce in realtà all’iniziale convento che proprio in quell’anno il Terz’Ordine Francescano Regolare Mary Rose aveva costruito per i religiosi che avrebbero dovuto arrivare ad Olinda, ma che riuscirono ad insediarsi solo nel 1585. Ristabilito l'ordine dalla Restaurazione di Pernambuco nel 1654, i frati furono impegnati nella ricostruzione del convento e di una chiesa più ampia, così come la si può vedere oggi. Entrando, si ha subito la sensazione di trovarsi in qualcosa di grandioso e di mistico. Il tempo sembra essersi fermato. La Cappella di Sant’Anna è una grande sala con l’altare riccamente intagliato e dorato in stile di Dom João V; le pareti sono rivestite da piastrelle in ceramica blu di grandi dimensioni, che mostrano scene della vita della santa, mentre la massima cura gli artisti del tempo sembrano averla riservata al soffitto in legno decorato, sul quale campeggia San Francesco d’Assisi. La cui vita è anche il soggetto della maioliche realizzate tra il 1735 e il 1745 che rivestono i lati del chiostro a due piani, delimitato da colonne. E’ nella sacrestia che si trovano però le opere d’arte più preziose, con i lavori in legno di palissandro, marmo, ceramica e altri dipinti. Di grande impatto anche la chiesa vera e propria, adornata con pannelli di maestri i cui nomi restano ignoti e che raccontano la vita della Madonna.


Spostandosi nei vari spazi del convento si comprende subito perché dal 1982 Olinda è stata inserita dall’Unesco nel Patrimonio dell’umanità, onere-onore che presuppone la necessità di conservare intatti i suoi tesori a beneficio delle future generazioni. Anche perché la città nel corso dei secoli – nel passaggio di mano tra portoghesi ed olandesi – ha dovuto dire addio a molte delle sue straordinarie costruzioni a causa di incendi volutamente appiccati. Al di là degli edifici sacri – tra cui la notevole chiesa di São João Batista, il Convento do Carmo, il Palazzo Vescovile o il Collegio dei Gesuiti – o le numerose Passos (ovvero cappelle ed oratori) che appaiono improvvisamente come si gira un angolo della strada, è l’intero centro storico a rimanere impresso, soprattutto da quando è stata intrapresa una politica di recupero che gli sta restituendo colore e funzioni. Tanto che le affascinanti strutture architettoniche (il tessuto urbano essenziale risale al XVIII secolo) finiscono con il contrastare con l'altrettanto affascinante semplicità delle case dipinte con colori vivaci o rivestite con piastrelle di ceramica. E ovviamente il sistema migliore per godersi il tutto è passeggiare a piedi per la cittadina antica, facendo cadere lo sguardo sui tanti diversi scorci che si aprono davanti agli occhi, inclusi il mercatino della frutta e dei prodotti tipici, i negozietti d’arte e artigianato o i simpatici suonatori di chitarra che si esibiscono per pochi Reais. Inclusi i ragazzi pronti a scatenarsi nel Frevo, musica e danza che nel Pernambuco soppiantano il samba.


 

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