Sul lago di Bolsena tra miti, leggende e tradizione si riscopre la vocazione a pesca e turismo: il Flag diventa la bandiera di Marta

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Giovanni Bosi, Marta / Lago di Bolsena

Vocazione fa rima con tradizione a Marta, sul lago di Bolsena. Ma tradizione e vocazione oggi più che mai sono un valore aggiunto nell’economia di un piccolo centro e dunque un’opportunità di crescita. Così, a partire dalla pesca lacustre, si vuol mettere a regime un progetto di valorizzazione che – ovviamente – non può prescindere dal turismo. Siamo in provincia di Viterbo.

 

(TurismoItaliaNews) Quando arrivi a Marta, ti rendi subito conto che la testimonial di questo paese proteso sul lago è l’imponente Torre dell’Orologio, che caratterizza lo skyline e sbandiera l’orgoglio di questo luogo. Di storia qui ne hanno da vendere e per capirne qualcosa in più la visita del piccolo comune deve partire proprio dalla cima del mastio del castello, da cui si gode un meraviglioso panorama sull’intero lago di Bolsena, incluse le due splendide isole Martana e Bisentina.

Uno scorcio di Marta dalla Torre dell’Orologio

“E’ davvero uno scenario straordinario, da scoprire passo dopo passo tra i vicoli del castello e poi nel borgo dei pescatori” ammicca Ludovico Greco, cultore della storia locale che ci accompagna nel nostro giro. Il riferimento al borgo dei pescatori è inevitabile, perché è proprio questo “una delle zone più caratteristiche e pittoresche di Marta, oltre che una delle più visitate dell'intero bacino lacustre” aggiunge Antonio Castello, giornalista da anni impegnato sul fronte della valorizzazione della Tuscia. E sì, perché non solo Bolsena è il lago di origine vulcanica più grande d’Europa, custode di miti e leggende, ma in un certo qualmodo è pure l’ombelico del territorio etrusco nell’alto Lazio. E dunque fra cielo, terra e acqua si snoda un’area che non si può non amare, soprattutto quando si conosce la sua gente. Di oggi, come quella di ieri.

Amalasunta, ad esempio, regina dei Goti e unica figlia di Teodorico, re degli Ostrogoti, che morì prigioniera sull’isola Martana il 30 aprile 535 e che oggi una stradina della zona antica la ricorda; oppure, tornando ai giorni nostri, Antonio Castelli, cui si deve la “rinascita” effettiva della Cannaiola Doc, secondo la tradizione e senza invenzioni. E’ un vino amabile, abboccato e chi dice Cannaiola dice Marta: “E’ un vino che porta in sé una tradizione, una coltura e una sapienza contadina fortemente legate alla conoscenza delle caratteristiche del territorio e alla capacità di esaltare le qualità intrinseche della specifica qualità di vite – ci spiega – è ottenuto da una raccolta ritardata del vitigno Canaiolo Nero, da uve raccolte a mano per garantire un’elevata qualità del prodotto finale. Ricostruire la giusta modalità di produzione non è stato facile, è stato fondamentale il ricordo di un anziano coltivatore del posto”. Dunque la tradizione e poi la vocazione. In riva al lago la pesca è un’attività che giocoforza si svolge e proprio questo lavoro – che ancora oggi dà sostentamento ad una ventina di famiglie e a due cooperative di pescatori – insieme al turismo rappresenta la voce più importante dell’economia locale.

“Qui si vive di pesca e turismo – sottolinea il sindaco Maurizio Lacchini – abbiamo l’incubatoio ittico per il sostentamento della pesca pensato per agevolare il lavoro dei pescatori locali attraverso il ripopolamento periodico del pesce presente nel lago di Bolsena”. “Il nostro obiettivo è l’intensificazione del connubio in un’ottica di giusto equilibrio per non depauperare le risorse naturali” spiegano all’unisono Giusy Gargiulo e Dania De Grossi, giovanissime assessori rispettivamente al turismo e alla pesca. In che modo? I fondi dell’Unione europea uniti al cofinanziamento regionale e comunale sono un’opportunità strategica: sul piatto ci sono almeno un milione e 200mila euro.

“L’associazione gruppo di azione locale per la pesca Flag del Lago di Bolsena – ci spiega la presidente Bruna Rossetti - è nata per concorrere allo sviluppo sostenibile e al miglioramento della qualità della vita nelle zone di pesca delle acque interne viterbesi in una strategia globale di sostegno all’attuazione degli obiettivi del Feamp e delle altre misure regionali, nazionali e comunitarie per lo sviluppo delle zone di pesca. Si tratta dei primi fondi europei che arrivano a sostegno delle nostre acque interne. Per valorizzarle e promuoverle, per mettere in sinergia attività economiche e risorse territoriali”. Al progetto partecipano 7 Comuni, la Camera di commercio, 8 organizzazioni di categoria, la Banca di credito cooperativo di Pitigliano e 5 cooperative, con l’obiettivo di valorizzare le ricchezze del più grande lago vulcanico d’Europa.

Gli obiettivi sono ambiziosi ma realizzabili, tenuto conto che si tratta di un’alleanza pubblico-privata: “Dall’innovazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali alla filiera dell’energia rinnovabile, dalla tutela del paesaggio e della biodiversità animale e vegetale, allo sviluppo del turismo, fino alla valorizzazione delle risorse ambientali e del patrimonio culturale, all’inclusione sociale e alla diversificazione economica: puntiamo su tutto questo – rileva il direttore tecnico Stefano Cerioni - e naturalmente crescita occupazionale, riqualificazione urbana, cooperazione nazionale e transnazionale tra le zone di pesca, formazione e istruzione degli operatori del settore della pesca e attività di animazione del territorio stesso”. Nelle acque del lago si pescano il luccio, la tinca, la scardola, il cavedano, il cefalo, il latterino, un’ottima anguilla (che per riprodursi raggiunge il mare attraverso il fiume Marta) ma anche il coregone (immesso alla fine dell’800) e più raramente il barbo, il cobite, il vairone, la lasca e l’alborella. Una sottolineatura importante la merita l’anguilla del Bolsena, celebrata persino nella “Divina Commedia”.

E dunque, in un ragionamento come questo, si parla sempre più di marketing territoriale. Ne sa qualcosa Vincenzo Peparello, presidente di Confesercenti Viterbo, responsabile marketing del Centro Sviluppo Imprese di Viterbo nonché anima di Visit Tuscia, l’evento che promuove il territorio: “Oggi si parla di 7 tipologie di turismi nella Tuscia a dimostrazione della capacità d’attrazione che ha. C’è stata una presa di coscienza da parte dei Comuni per lo sviluppo del territorio, anche grazie agli strumenti importanti a favore delle imprese. Il marketing territoriale deve consistere in una serie di investimenti con ricadute concrete su occupazione e sviluppo. La promozione si deve accompagnare alla commercializzazione e dunque con il coinvolgimento delle imprese. Oggi ci si muove su motivazioni e non più solo su destinazioni… Con Visit Tuscia stiamo riuscendo su questa strada: in 10 anni c’è stato un aumento del 30% nella programmazione dei tour operators orientata su questi luoghi, con una crescita del 10% sul territorio”.

E siccome tra le motivazioni il food è fondamentale, a Marta si è rispolverata con successo la “festa del Pescatore” in agosto, con una pattuglia di pescatori (coordinati da Giuliano Rocchi) in cucina insieme alle donne del paese. Un momento conviviale apprezzatissimo, ovviamente a base di pesce di lago, destinato d’ora in avanti a diventare un appuntamento fisso irrinunciabile. Un esempio di menù? Filetto di coregone marinato alla pescatora, gnocchi con filetto di coregone, persico reale e luccio; filetto di pesce in salsa rossa martana; frittura fior di lago. E al di fuori della festa, c'è un posto dove la tradizione a tavola è garantita insieme alla qualità: il celebratissimo Ristorante Sant’Egidio di Marta.

“Marta è una comunità vivace e la disponibilità di molti a lavorare per il suo rilancio è gratificante per tutti” chiosa Susanna Cherchi, consigliera comunale con delega alla cultura.

Dove mangiare a Marta
Ristorante Sant’Egidio
Via Garibaldi, 80
Tel. 0761-871543

 

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