Biblioteca di Celso, un tesoro dell’arte antica nella Turchia più bella

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Katia Sposini, Efeso / Turchia

E’ una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico; è stata una delle più grandi città ioniche in Anatolia; è una delle sette città indicate nell’Apocalisse di Giovanni, è la città natale dello scrittore Androne, autore dell’opera sui Sette Sapienti; è stata sede di famosi Concili. Tanto basta per qualificare Efeso, nell’attuale Turchia, un luogo straordinario da visitare. E la meraviglia c’è davvero davanti all’imponente Biblioteca di Celso, pezzo forte del sito archeologico.

 

(TurismoItaliaNews) Quando si entra nell’area archeologica di Efeso si ha subito la sensazione di essere davanti a qualcosa di grande, di affascinante, di imponente. Pietra su pietra, ben più di semplici resti antichi che si rivelano essere un libro di storia tutto da leggere. E’ come aver attraversato una stargate e trovarsi all’improvviso indietro di migliaia di anni.

Non a caso questa città situata in Lidia alla foce del fiume Caistro, ogni anno è meta di migliaia e migliaia di visitatori che arrivano da tutto il mondo. Ma Efeso è qualcosa da apprezzare poco per volta, possibilmente a più riprese, anche se la maggior parte dei turisti (gran parte dei quali arrivano qui attraverso i tour delle crociere nel Mediterraneo) sono obbligati al classico “mordi e fuggi”.

C’è tanto da vedere, perché si tratta sostanzialmente di un’intera città, di cui si legge benissimo l’impianto urbanistico e di cui si riesce perfino ad immaginare, percorrendone le strade lastricate, come qui scorreva la vita quotidiana nel periodo del suo massimo fulgore. La storia di questa città parte da lontano: basti considerare che i più antichi reperti storici di Efeso sono del XV e XIV secolo avanti Cristo. E’ stata un importante e ricco centro commerciale e dal 29 a.C. è anche diventata la capitale della provincia romana di Asia.

I visitatori oggi possono raggiungere il sito della città ellenistica e romana tramite due porte d’entrata. Seguendo la strada che porta a Kusadasi, si entra ad Efeso per la porta del Porto e il percorso che ne scaturisce, si rivela essere portentoso perché procede in un crescendo di emozioni. Finché non ci si trova davanti al pezzo forte: la famosissima Biblioteca di Celso realizzata in età traianea in onore di Gaio Giulio Celsius Polemaius, l’illustre personaggio che ricoprì tutte le cariche previste dal cursus honorum romano.

Le antiche città
ai tempi di Efeso

Oltre ad Efeso le grandi città ioniche furono Priene, Mileto, Teos, Samos, Chios, Focea, Mionte, Lebedos, Clazomenes, Eritrea e Colofone. L'alfabeto ionico fu il più conosciuto fra le variazioni orientali dell’alfabeto classico greco. Quello utilizzato a Mileto fu ufficialmente riconosciuto da Atene nel 403 avanti Cristo e verso la metà del IV secolo a.C. adottò, come l'alfabeto greco, 24 lettere.

L’importanza dell’edificio (che costituisce il monumento sepolcrale dello stesso Celso, la cui tomba si trovava al di sotto della costruzione) è ulteriormente attestata dalla posizione in una zona nevralgica della città, a ridosso della grande agorà commerciale. Un incendio nel 260 lo ha semidistrutto, ma per fortuna è stata risparmiata la facciata. Vi si accede tramite una scala larga 21 metri e composta da 9 gradinate. La biblioteca, a due piani, misura 16 metri d’altezza e la facciata era ornata da nicchie che contenevano statue anche di bronzo. La tecnica edilizia utilizzata è l'opera laterizia, con l'impiego di pietrame. Quattro statue femminili sono oggi esposte nel Museo delle Belle Arti di Vienna: è stato infatti un gruppo di archeologi austriaci ad effettuare gli scavi dell’edificio nel ventesimo secolo e a ricomporne le decorazioni (indicate come esempio di “barocco asiatico”) oltre a riportare alla luce nel cortile anteriore una fontana del IV secolo con altorilievi che illustrano scene della guerra vinta dall'imperatore Marco Aurelio e guidata da Lucio Verio contro i Parti. Il restauro della biblioteca è iniziato nel 1970 e si è concluso nel ’78.

Ma tra le rovine di Efeso da ammirare ci sono anche il teatro, il ginnasio, i bagni, l'agorà. Il Grande Teatro (costruito nel periodo romano nel I o II secolo durante il regno dell'imperatore Claudio e terminato sotto quello di Traiano) è un’opera magnifica che si estende sul fianco del monte Pion e poteva contenere 25.000 persone.

E poi le Terme della Scolastichia, il Tempio di Serapide (datato al II secolo e dedicato alla dea egiziana), la Casa del piacere (occupata da donne belle e di buona cultura), la Porta di Mazzeo e Mitridate (è l’accesso dell'Agorà commerciale e rappresenta il più bel monumento restaurato negli ultimi anni), l’Odeon (un piccolo teatro e alla data del II secolo), le antiche abitazioni, il Tempio di Adriano (costruito in stile corinzio), il Ginnasio di Vedio (fatto costruire dal ricco efesino Vedius Antonius nel 150, era dedicato alla dea Artemide e all’imperatore Antonino Pio. Qui sono trovate numerose statue, due delle quali del Dio-Fiume, esposte al Museo archeologico di Izmir). E ancora lo Stadio, la Borsa Romana o doppia Chiesa di Santa Maria, e la Strada dei Cureti, via che si estende dalla porta di Eraclito alla Biblioteca di Celso.

I Concili e la Grotta
dei Sette Dormienti

I famosi concili di Efeso (431 e 449 dopo Cristo) si sono svolti nella chiesa di Santa Maria, costruita nel IV secolo e i cui ruderi si trovano vicino alle terme. Non lontano dalla zona degli scavi c’è la grotta chiamata dei "sette dormienti" che, secondo tradizioni e leggende risalenti al III secolo, venne usata da alcuni giovani in contrasto con il potere romano dell'epoca.

La Via Arcadiana, così chiamata in onore dell'imperatore Arcadio (395-408) che la restaurò, collegava la piazza del Porto con il teatro ed era una della più importanti strade della città: era lunga 600 metri e larga 11, lastricata con mosaici e fiancheggiata da portici coperti che proteggevano i passanti in inverno dalla pioggia ed in estate dal sole.

Oggi Efeso, moderna Izmir, è tra i siti della Turchia candidati ad entrare nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità dell'Unesco. Il grande Paese euro-asiatico ha ratificato la Convenzione nel 1982 ed attualmente ha dieci siti iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale e altri 38 sono in attesa di entrarvi. Altri luoghi straordinari da vedere.

 

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