Il Codex Purpureus Rossanensis è tornato a casa: nel Museo di Rossano il prezioso manoscritto bizantino patrimonio dell’Umanità

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 CALABRIA  E’ estremamente importante sia dal punto di vista religioso sia dal punto di vista della manifattura. Un vero e proprio patrimonio artistico e culturale di cui la Calabria è orgogliosa. E’ il Codex Rossanensis, opera bizantina del VI secolo dopo Cristo, realizzato in pergamena color porpora manoscritta e miniata, tornato dopo un delicato restauro nel nuovo Museo di Rossano, in un’area interamente riservata alla sua migliore visione e conoscenza.

 

(TurismoItaliaNews) Riconosciuto nel 2015 dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, il Codex Purpureus Rossanensis, è stato affidato nel 2012 all’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e librario del ministero dei ceni Culturali, affinché venissero eseguite approfondite analisi biologiche, chimiche, fisiche, tecnologiche e tutte le necessarie cure per il suo restauro e la sua conservazione.

Sotto la guida della direttrice dell’Icrcpal, Maria Letizia Sebastiani, e dell’ex direttrice dell’Istituto, Maria Cristina Misiti, il Codex è stato affidato alla responsabile del Laboratorio di Restauro, Lucilla Nuccetelli e alla restauratrice Maria Luisa Riccardi, che si è occupata direttamente del restauro conservativo. Il restauro del codice e le operazioni di conservazione sono state precedute da una serie di indagini ed analisi volte ad indicare l’effettivo stato di conservazione del manoscritto. Il lavoro degli studiosi ha fornito significative risposte sulla storia e sull’esecuzione del volume, oltre a dettare importanti indicazioni generali sulla fattura e lettura dei codici di analoga provenienza e periodo storico. Nei tre anni di studio e indagini sul Codex si è giunti ad una “rilettura” importante del codice stesso.

 

Ora è tornato a Rossano nel nuovo Museo del Codex, in un’area interamente riservata alla migliore visione e conoscenza del prezioso codice bizantino e strutturata in modo da offrire ai visitatori ogni strumento di consultazione dell’antico manoscritto e delle sue straordinarie miniature. Gli spazi dedicati al Rossanensis sono inseriti all’interno del Museo Diocesano di Arte Sacra, anch’esso interamente rinnovato al fine di proporre una visione privilegiata degli ulteriori antichi tesori di arte sacra che lo spazio museale conserva. E il Codex è uno straordinario manoscritto la cui colorazione porpora delle carte membranacee (pergamene) conferisce al volume valore di estrema sacralità. E’ un oggetto prezioso, manifestazione di potere, opulenza e prestigio del possessore e della committenza e non poteva che appartenere ad una classe socio-economica elevata.

Il Codex Rossanensis consiste di 188 fogli di pergamena di 31 per 26 centimetri numerati recto verso e scritte in caratteri in oro e argento. Molte delle pagine sono impreziosite da miniature che illustrano alcune fasi della vita di Gesù. In particolare contiene 13 miniature sulla vita di Cristo, una miniatura dei quattro Evangelisti, parte della Lettera di Eusebio a Carpiano racchiusa in una decorazione aurea, la miniatura di Marco evangelista con la Sofia ed è scritto a caratteri onciali in oro e argento e, occasionalmente, con inchiostri neri. Per la sua consistenza, pur se mancante di molte pagine, è il più prezioso fra i codici onciali (scritti in caratteri greci maiuscoli) dell’antichità. Ma soprattutto è l’unico codice rilegato, i codici analoghi sono ormai solo fogli sciolti. Contiene l’intero Vangelo di Matteo, parte del Vangelo di Marco, mentre sono interamente perduti i Vangeli di Luca e Giovanni.

Il restauro è stato effettuato in modo estremamente rispettoso del volume, per non alterarne ulteriormente le fragilità dovute all’invecchiamento naturale e a varie vicissitudini. Nonostante in passato vi sia stata una manomissione dei fogli del codice con l’apporto di una numerazione del tutto arbitraria, i restauratori hanno scelto di rilegare nuovamente il codice seguendo l’ordine di numerazione non originale per non alterare il delicato equilibrio delle pergamene. Le pergamene, contrariamente a quanto si credeva non sono state trattate con il murice, un mollusco gasteropode (conchiglia) da cui si ricavava la porpora reale (diffusa dai fenici), ma utilizzando l’oricello, un colorante di origine vegetale. Colorante, evidentemente a disposizione dell’antico laboratorio che trattò le pergamene. Tale importante esito si è ottenuto confrontando i risultati ottenuti su campioni appositamente preparati nel laboratorio di chimica con quelli forniti dagli originali, analizzati in spettroscopia di riflettanza con fibre ottiche.

Le analisi di laboratorio, eseguite su alcuni pigmenti originali e altri appositamente preparati in laboratorio, hanno permesso di approfondire le conoscenze sui materiali pittorici impiegati nell’alto medioevo e forniscono la prima evidenza sperimentale dell’uso della lacca di sambuco in un manoscritto così antico. La miniatura di Marco Evangelista con Sofia, che è stata l’unica risparmiata dall’intervento di restauro effettuato fra il 1917 e il 1919 da Nestore Leoni, ha dato la possibilità a studiosi di differenti discipline di analizzare la tecnica di esecuzione e le componenti dei materiali originali della miniatura. Un risultato di grande rilievo che non è inferiore al fatto che, la stessa miniatura, di sublime preziosità, appare oggi così come quando fu realizzata. Questo preziosissimo foglio consente di ammirare la bellezza più pura del codice a distanza di 16 secoli.

Tutti i fogli del Codex sono di provenienza ovina, i follicoli di piccole dimensioni, l’elasticità e la solidità del tessuto fibroso riportano a esemplari giovani della specie, ma non da latte. In una pergamena intera si possono riconoscere il collo, il dorso, lo scalfo, i fianchi, la culatta. Le pergamene sono per lo più molto sottili e lavorate. Ma in particolare lo studio sulle pergamene rivela che il Rossanensis è stato realizzato in un laboratorio artigiano di grande livello e competenza tecnica nell’affrontare tutte le fasi della lavorazione. Il copista doveva avere avuto sul suo scrittoio le pergamene già tagliate nella misura di un bifolio, in modo da poter prendere, uno dopo l’altro i fogli che avrebbero formato il fascicolo ed inserirli senza difficoltà nell’ordine corretto.

 

Museo Diocesano e del Codex Via Arcivescovado 5, Rossano (Cs)
Orario estivo: aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 e dalle 16.30 alle 20.30
Orario invernale: dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18, festivi dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18; chiuso il lunedì
Ingresso: intero € 5,00; gruppi € 4,00; scuole € 3,00
Per prenotazioni e informazioni: telefono e fax 0983 - 525263 / 340 - 4759406
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www.museocodexrossano.it
Facebook: Museo Diocesano e del Codex

 

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