Piticchio, il castello che si fa amare: l’antico borgo di Arcevia è una gemma nell’Appennino marchigiano

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Angelo Benedetti, Arcevia / Marche

Il suo nome è curioso e rivela in qualche modo le sue origini lontane nel tempo: quasi mille anni fa. E’ il Castello di Piticchio, uno dei nove castelli di origine medievale di Arcevia, gemme dell’Appennino marchigiano. Il borgo è uno dei posti da vedere a cui non si può rinunciare, perché qui si respira ancora l’atmosfera del passato.

 

(TurismoItaliaNews) Dopo aver seguito un altalenante percorso che sale e scende sulle dolci colline intorno ad Arcevia, si arriva al cospetto di questo borgo e ti chiedi come sia possibile che finora non lo avevi mai visto. Il nostro Belpaese è pieno di luoghi come Piticchio, ciascuno speciale ed unico a suo modo. Le Marche poi sono tutta una scoperta e la meraviglia è anche dovuta al fatto che questi piccoli centri sono tutti tenuti in perfette condizioni di manutenzione, un tempo presidio del territorio ed oggi alfieri della bellezza e della storia. Piticchio ha molto da raccontare, se è vero che la sua prima citazione è datata 1223 tra i possedimenti del vescovo di Senigallia, sottomesso da Rocca Contrada, dopo varie distruzioni, alla fine del Duecento. Rocca Contrada è l’antico nome di Arcevia, il capoluogo comunale che si trova a circa sette chilometri di distanza e che a sua volta merita di essere visitato. Siamo in provincia di Ancona, in direzione di Serra de’ Conti; l’altitudine qui sfiora i 400 metri, perché si è alle propaggini dell’Appennino.

Piticchio, il castello che si fa amare: l’antico borgo di Arcevia è una gemma nell’Appennino marchigiano

Piticchio, il castello che si fa amare: l’antico borgo di Arcevia è una gemma nell’Appennino marchigiano

Una volta attraversato il portale in cima alla breve salita che dà il carattere di “fortezza” al borgo, il Castello invita a farsi scoprire camminando tra le sue viuzze. Forma perfetta, si diceva: all’interno del suo impianto tipicamente quattrocentesco, tutto imperniato sulle mura di cinta, si scopre un ottimo restauro conservativo. “ Splendido il camminamento di ronda che permette di circuitare l’intera cinta muraria, con l’ampia scarpa che caratterizza buona parte del circuito” ci fanno notare. Nel Cinquecento Piticchio ha subito un rifacimento consistente ad opera del Bellinzona, mentre tra Ottocento e Novecento si è aggiunta la doppia porta estesa sulla terrazza attuale.

Il cuore del paese è la chiesa parrocchiale di San Sebastiano, arricchita da un imponente dossale di legno intagliato e dorato risalente al XVI secolo, nel quale sono incastonate appositamente 3 tele e due tavolette, capolavori della maturità di Ercole Ramazzani, realizzati alla fine del Cinquecento. Interessante anche la doppia casa patronal, appartenuta alle due potenti famiglie dei Destrani e dei Giampieri.

Piticchio, il castello che si fa amare: l’antico borgo di Arcevia è una gemma nell’Appennino marchigiano

Piticchio, il castello che si fa amare: l’antico borgo di Arcevia è una gemma nell’Appennino marchigiano

Il territorio arceviese si presta ad incontri ravvicinati di questo tipo: adattissimo per chi ama le esplorazioni in mountain-bike, o anche per passeggiate ed escursioni, l’attrazione sono proprio i castelli, ovvero borghi sorti fra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo che meritano una visita: oltre a Piticchio, sono Avacelli, Castiglioni, Caudino, Loretello, Montale, Nidastore, Palazzo e San Pietro in Musio. Tutti capaci di suscitare curiosità e meraviglia. E pure per scoprire le specialità locali, come il vino, l'olio extravergine d'oliva, il miele, il farro e la cicerchia biologica.

 

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