“Dal visibile all’indicibile”: crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno

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"Dal visibile all’indicibile: crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno" è la mostra che si tiene fino al 6 gennaio 2013 a palazzo Trinci nella città d’origine della beata. Il senso della rassegna espositiva è tutto nel titolo, dal visibile: le immagini di Cristo crocifisso, al processo interiore che l’ha portata ad un percorso mistico. Una rara occasione di ammirare, composte in una succinta antologia, testimonianze fra le più alte dell’arte di epoca tardo-medievale in Umbria.

 

(TurismoItaliaNews) Angela da Foligno è la più grande mistica italiana, come Caterina da Siena è la più grande profetessa. Il suo Memoriale, che contiene il resoconto della sua esperienza di Dio dal 1291 al 1296, è infatti, senza dubbio alcuno, uno dei capolavori della mistica occidentale, paragonabile alle opere di Ildegarda di Bingen, Teresa d’Avila o Teresa di Lisieux.

Nella esperienza religiosa di Angela da Foligno, l’arte ha un posto molto importante. Come in altri mistici e mistiche, visioni ed estasi prendono spesso l’avvio dall’incontro con un dipinto o con una scultura, ma in Angela si sviluppano in un percorso di inconfondibile intensità. La figura che più spesso stimola la sua immaginazione, con esiti visionari impressionanti, è quella del Cristo crocifisso. "10 immagini al tempo di Angela", scalate fra il secolo XII e gli ultimi anni del Duecento, sono state scelte perché di epoca coincidente con la sua vita o comunque, se più antiche, con la sua esperienza visiva e perché vicine alla sua sensibilità. Angela le vide o potrebbe averle viste.


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Coordinatori scientifici della mostra sono Bruno Toscano, Attilio Bartoli Langeli e Massimiliano Bassetti. Autori dei saggi Mario Sensi, Francesco Santi, Attilio Bartoli Langeli e Bruno Toscano; le schede sono state composte da Emanuele Zappasodi, Alessandro Del Priori, Elvio Lunghi, Luca Mor Bruno Toscano e Mirko Santanicchia, autore delle schede dei codici Massimiliano Bassetti. La mostra è promossa dal Comune di Foligno d’intesa con il Comitato nazionale per le celebrazioni del settimo centenario della morte della beata Angela.

Nello stesso tempo, le opere in mostra offrono al pubblico una rara occasione di ammirare, composte in una succinta antologia, testimonianze fra le più alte dell’arte di epoca tardo-medievale in Umbria. Fra di esse, sette illustrano il tema del Crocifisso, una il Compianto, due la Deposizione dalla croce. Uno degli intenti che spiegano la presenza di queste, e non di altre, opere è stato quello di fare risaltare la varietà dei modi nei quali l’immagine del Cristo era proposta alla venerazione dei fedeli: varietà evidente non soltanto nei caratteri espressivi, ma anche nel tipo degli oggetti, nelle tecniche e nei materiali adoperati.

 

La mostra "Dal visibile all'indicibile" a palazzo Trinci offre la preziosa occasione di vedere, per la prima volta l'uno accanto all'altro, i più antichi manoscritti medievali (risalenti al secolo dal principio del Trecento al primo del Quattrocento) che trasmettono il testo del Liber della beata Angela da Foligno. Malgrado la loro apparenza modesta e ordinaria (per quanto si possa considerare ordinario un oggetto di per sé unico come ogni manoscritto medievale), sono questi manufatti a recitare la parte dell'"indicibile" evocato dal titolo della mostra. Nessun paradosso in questo. I codici esposti, infatti, per quanto dimessi e poco sontuosi, ebbero la cruciale funzione di divulgare il racconto, redatto dal francescano "frater A.", della sovrumana e indicibile esperienza mistica vissuta da Angela.

 

Quei manoscritti, pertanto, brulicano e ribollono delle parole che faticosamente provano a dire i tormenti, le vertigini, il dolore, le ascensioni estatiche, la tristezza e il buio che produce, in negativo, la luce accecante di Dio, con cui Angela, nella figura di Cristo, intrattiene rapporti sconvolgenti. Non si deve commettere l'errore di sottovalutare la funzione strumentale che riposa nell'aspetto dimesso di questi "testimoni" (così, significativamente, si chiamano in filologia i testimoni di un'opera antica e medievale). Essi, infatti, vissero, almeno per i primi cinquant'anni del Trecento, una vita clandestina, segnata da censure e occulti passaggi di mano.

Come noto, il Liber di Angela fu un'opera identitaria per il partito "radicale" dei francescani, i così detti spirituali, e soprattutto per i leaders di quella fazione, Ubertino da Casale e Angelo Clareno, loro stessi (e, con loro, i segni della propria appartenenza, tra cui proprio il Liber) lungamente perseguitati dal papato avignonese. Fu, dunque, grazie all'aspetto dimesso che questi manoscritti riuscirono eroicamente a trasmettere la storia, narrata in presa diretta, di una donna che vede e incontra e si inoltra in Dio anche durante il papato di quel Giovanni XXII (al secolo Jacques de Cahors) che aveva voluto affermare che nemmeno i beati nella schiera celeste potessero godere della beatifica visione di Dio (e dunque guardarlo direttamente), se non nel giorno del giudizio universale. Grazie all'inestimabile valore delle loro forme poco appariscenti, insomma, i manoscritti che sono esposti in mostra hanno potuto testimoniare sino a noi e ai nostri giorni, con le loro perturbanti parole, una storia davvero indicibile.

 

 

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