Foligno, la città dei Palazzi: in Umbria è un unicum tutto da scoprire

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Giovanni Bosi, Foligno / Umbria

Foligno, città dei Palazzi. Vista dal di fuori, questo è forse uno degli aspetti meno conosciuti di un centro che per le sue qualità urbanistiche si differenzia in modo sostanziale dal resto dell’Umbria, dove è più facile trovare paesini e paesotti abbarbicati sulle colline piuttosto che adagiati in piena pianura. Eppure Foligno, città della Quintana, centro del mondo seconda una consolidata tradizione, erede dunque di un fastoso retaggio barocco, punta oggi proprio sulla valorizzazione di un vasto patrimonio edilizio che nella regione non trova eguali. E la conclusione dei lunghi lavori di ricostruzione e riqualificazione conseguenti al drammatico terremoto del 1997 ha restituito una città senza eguali.

 

(TurismoItaliaNews) Il luogo in cui lo splendore di Foligno è più evidente, oggi è forse piazza San Domenico, dove la conclusione della ripavimentazione in pietra ha restituito un colpo d’occhio formidabile grazie alla presenza di testimonianze artistiche di grande valore come la Collegiata di Santa Maria Infraportas e l’antica chiesa domenicana trasformata in un Auditorium unico nel suo genere. Per inciso è in questa città che nel 1472 è stata realizzata la prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante Alighieri.


La presa di coscienza dei folignati è inevitabilmente maturata intorno alla corte di palazzo Trinci, esempio di raffinata cultura umanistica, sintesi razionale ed artistica di capolavori del passato inseriti nel contesto decorativo del gotico internazionale, ma anche manifestazione di un potere che si esprime attraverso strutture possenti, segno della propria determinazione politica. Resa ancor più evidente dal ciclo di affreschi di Gentile da Fabriano. Il recupero di questo “contenitore”, museo di se stesso e sede della pinacoteca e del museo archeologico, ha dato la stura ad un nuovo modo di considerare i tanti palazzi che si affacciavano su vie e piazze principali così come lungo i percorsi minori.

L’effetto, anche sull’onda del dopo-terremoto, è stato quello di avere antichi palazzi (pubblici e privati) recuperati e restituiti alla loro funzione, fornendo una testimonianza diretta di come un edificio possa riacquistare un proprio ruolo e soprattutto di quel che si sarebbe rischiato di perdere se il degrado che per tanti anni li aveva caratterizzati fosse stato lasciato al suo destino. Negli ultimi tre decenni Foligno ha conosciuto una nuova vitalità nel settore delle dimore storiche grazie essenzialmente al ruolo promotore svolto dal Comune, proprietario di molti edifici di pregio, ma di certo la concomitanza della ricostruzione post-sisma e la disponibilità di risorse hanno finito con l’incentivare anche i privati.

Gli esempi? Tantissimi. “Foligno custodisce, nel suo tessuto urbano, alcuni dei più importanti palazzi gentilizi del centro Italia – spiega il professor Fabio Bettoni, ricercatore e docente emerito di sistemi economici all’Università di Perugia - eretti quale testimonianza della ricchezza e del potere conseguiti dalla borghesia locale in epoca rinascimentale e barocca, a rappresentare il salto di qualità sociale, culturale, ed architettonica di una solida classe alto-borghese, imprenditoriale ed agraria, con mire aristocratiche”. Il punto di forza è stato l’insediamento delle famiglie di antica e nuova nobiltà a Foligno nei secoli XVII e XVIII, che rispondeva a fattori di diversa natura: la rilevanza della città come polo fieristico e mercantile nell’ambito dello Stato Pontificio; la sua centralità rispetto a importanti collegamenti viari, ma anche a circuiti culturali e religiosi, l’emergenza economica e sociale di nuovi gruppi mercantili, spesso di origine extraregionale.

“La fioritura di palazzi – aggiunge Bettoni - ben documenta la vocazione della società folignate, che si conferma centro residenziale d’eccellenza, polo di attrazione di risorse economiche, artistiche, culturali, che una nuova falda sociale convoglia sull’abitato, concorrendo a disegnare, per felice congiuntura storica, un volto rinnovato della tradizionale città di palazzi”. Il recupero delle residenze nobiliari ha poi portato ad un gradino successivo: la loro riapertura grazie anche ad iniziative come “Festa a Palazzo”, promossa dall’assessorato al turismo e dall’associazione Amici dell’Arte e dei Musei umbri.


Per la quasi totalità dei folignati è stato come svelare un mondo sconosciuto con il quale avevano eppure convissuto. Quasi sempre nella più totale indifferenza. Oggi fortunatamente non è più così, al contrario i Palazzi sono diventati i capisaldi del centro storico e si è ripreso a conoscerli con i loro nomi originari: a partire da palazzo Lezi-Marchetti, in via Benedetto Cairoli, con le sue pitture di ispirazione mitologica databili tra il 1776 e il 1785 attribuite al pittore marchigiano Marcello Leopardi. Nel salone principale domina la volta la figura di Cerere, anche se i veri protagonisti sono Bacco e Arianna raffigurati in languido abbandono su un cocchio dorato trainato da leopardi.

E poi palazzo Barugi, solenne nel suo isolamento, all’inizio di via Mazzini. I preziosi affreschi che possiede al piano nobile, anche questi ispirati a temi mitologici, sono stati realizzati intorno al 1780 dal folignate Liborio Coccetti, considerato “il più dotato decoratore umbro del Settecento” e che peraltro ha terminato la sua carriera nella cerchia romana della corte papale, realizzando interventi pittorici nei palazzi Braschi, Chigi e Barberini di Roma. Come non citare inoltre palazzo Brunetti-Candiotti, quartier generale dell’Ente Giostra della Quintana? Situato nei pressi dell’Auditorium San Domenico e dell’Oratorio del Crocefisso, costituisce uno dei più importanti complessi architettonici privati nella Foligno del Settecento. Il palazzo ha conservato in parte il suo arredo originario allestito contemporaneamente alla decorazione pittorica. I dipinti, affreschi e olii su tela, risalgono alla fine del Settecento e vengono attribuiti al bolognese Tommaso Bottazzi e al folignate Francesco Pizzoni. Le pitture sono ispirate a temi mitologici e profani desunti dal repertorio decorativo rococò, dal Vecchio e dal Nuovo Testamento.


E inoltre palazzo Alleori-Ubaldi, in via Gramsci, con il fronte impreziosito dalla cornice di coronamento e dallo sporto di gronda, ricco di mensole, e che è decorata con motivi floreali alternati a metope con motti in latino diversi tra loro. Palazzo Pierantoni, sede dell’Albergo della Gioventù; il settecentesco Palazzo Cantagalli in corso Cavour; palazzo Barnabò alle Conce, eretto nei primi decenni del Cinquecento; palazzo Nuti-Deli, in via Gramsci, ora sede temporanea degli organi istituzionali del Comune; palazzo Giusti-Orfini in via Umberto I; palazzo Leopardi-Mancia, in via Gramsci 62; palazzo Trampetti, in via Piermarini, palazzo Monaldi-Barnabò in piazza XX Settembre, palazzetto Orfini e palazzo del Podestà in piazza della Repubblica, palazzo Roncalli in via Cairoli, palazzo Varini in piazza Garibaldi, palazzo Gentile Spinola in via Mazzini.

E poi gli oratori barocchi, che attendono di essere inserito in un organico circuito storico-architettonico. Un itinerario interminabile in una Foligno che ormai ha preso il gusto di farsi scoprire.

 

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Per saperne di più
www.comune.foligno.pg.it
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