Cinque Terre, i cinque sensi del Parco più piccolo d’Italia: da Riomaggiore a Monterosso

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Eugenio Serlupini, Manarola / Cinque Terre

E’ il più piccolo parco d’Italia, ma anche il più densamente popolato. Per scoprirlo serve una vacanza slow, perché questo lembo di territorio a picco sul mare va centellinato un poco alla volta, assaporato, vissuto, fatto proprio. E’ solo così che i suoi borghi, i loro colori, il calore della gente e l’assoluta unicità di questi paesini restano impressi negli occhi e soprattutto del cuore. Perché il Parco delle Cinque Terre è così: un angolo di Paradiso.

(TurismoItaliaNews) Finché non ci si è stati, finché non si è fatto su e giù per le stradine dei paesi, finché non si è gustata la ricca gastronomia di questa zona, finché non si è cercato lo scorcio migliore per rubare una foto, finché non si sono esplorati i sentieri e non si è preso il treno per spostarsi, non si può comprendere la filosofia di vita di questi straordinari luoghi. Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso sono i cinque borghi a strapiombo sul mare, cresciuti intorno a castelli medievali o antichi romiti, arroccati lungo quindici chilometri di costa frastagliata e ripida che oggi costituiscono il cuore del Parco. Quasi 4300 ettari in provincia della Spezia, che si specchiano sulla prospiciente Area marina protetta istituita nel 1997 e nata due anni prima del parco nazionale.

Così bella e così fragile, la costa vista dal mare rivela tutta la sua complessità, ma forse l’approccio più entusiasmante avviene proprio via terra. Monterosso al Mare, adagiato lungo due piccole valli, si apre su una delle poche spiagge dell'area. Vernazza, cresciuta lungo il rio Vernazzola, si stende sulle pendici di un promontorio che ripara il paese dal mare. Corniglia è l'unico dei borghi a non affacciarsi sulla costa e rimane adagiato su un promontorio. Le case di Manarola sono in parte alte sul mare, e in parte lungo il rio Grappa. Il centro più a sud è quello di Riomaggiore, le cui abitazioni fiancheggiano la valle dell'omonimo Rio.

Le acciughe salate di Monterosso

Piatto tradizionale delle Cinque Terre, vengono lavorate secondo l’antica ricetta di Monterosso al Mare. Note come "pan du ma", le acciughe vengono pescate con il tradizionale metodo della lampara e con la rete a cianciolo e lavorate a mano nell'arco di due o tre giorni. L'attenta disposizione a strati, un'adeguata pressatura e un accurato monitoraggio di quantità e qualità della salamoia, rendono le acciughe sode e gustose, garantendone anche la perfetta conservazione. Il prodotto così ottenuto mantiene tutto l'aroma e il sapore del pesce appena pescato. Da provare con olio, origano e aglio per un eccezionale antipasto ma anche ottimo come secondo piatto.
 
 

“Un paesaggio atipico e fortemente antropizzato che – come ci spiegano dall’Ente Parco – è i1 tratto identitario delle Cinque Terre, la cui irripetibilità e l'alta valenza culturale e scenica è stata sancita con l’iscrizione alla categoria dei paesaggi culturali del Patrimonio mondiale dell'umanità, come sito Unesco di Portovenere, Cinque Terre e isole Palmaria, Tino e Tinetto”. “La riviera ligure orientate delle Cinque Terre è un paesaggio culturale di valore eccezionale, che rappresenta l'armoniosa interazione stabilitasi tra l'uomo e la natura per realizzare un paesaggio di qualità eccezionale - recita la motivazione dell'Unesco - che manifesta un modo di vita tradizionale millenario e che continua a giocare un ruolo socio-economico di primo piano nella vita della comunità”. Perché giocoforza il territorio nel corso dei secoli è stato modificato per superare gli svantaggi di un terreno ripido e irregolare, sezionando gli scoscesi pendii delle colline per ricavarne strisce di terra coltivabili, i ciàn, sorretti da circa settemila chilometri di muretti a secco (la lunghezza della Grande Muraglia cinese) costruiti con pietra naturale, e che costituiscono l'elemento caratteristico di questi insediamenti. Tipici della zona sono i terrazzamenti, le fasce, che cominciarono a prender forma soprattutto a partire dal XII secolo quando, cessate le incursioni saracene, si formò via via il particolare intervento agricolo di modellazione dei versanti per consentire lo sfruttamento, per quanto possibile, dei terreni in forte pendenza sul mare.

“L'economia delle Cinque Terre - spiega il presidente del Parco nazionale delle Cinque Terre, Vittorio Alessandro - ancora oggi trae importanti risorse dalle attività agricole, prevalentemente la coltivazione dei vigneti, ma anche oliveti, basilico, erbe aromatiche, limoni. Le strisce di terra coltivata, che raccontano la storia dell'impegno ostinato dell'insediamento umano in molte generazioni, sono attraversate da una fitta rete sentieristica, elemento di forte richiamo turistico, che consente di osservare il paesaggio nelle sue molteplici prospettive. Il compito istituzionale dell'Ente Parco è quello di conservare e valorizzare il patrimonio paesaggistico ed ambientate delle Cinque Terre, con un delicato equilibrio fra mare e costa, salvaguardando in massimo grado la peculiarità identitaria da cui uomo e natura traggono storia e forza”.

Il treno è il mezzo di trasporto ideale per recarsi alle Cinque Terre. Le corse hanno una notevole frequenza, in particolare durante la stagione estiva e i treni locali fermano in tutte le stazioni delle Cinque Terre: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare. Il capolinea è La Spezia, sulla linea Pisa - Genova, dove si fermano tutti i treni a lunga percorrenza. www.fsitaliane.it

In primavera - estate esistono collegamenti giornalieri via mare dalla Spezia, Lerici e Porto Venere. Monterosso, Vernazza, Manarola e Riomaggiore sono inoltre servite, nell'arco della giornata, da linee di navigazione interne, con capolinea Monterosso www.navigazionegolfodeipoeti.it

Quel Passito che nasce dai vitigni Bosco, Albarola e Vermentino
Lo Sciacchetrà è un vino passito, dolce e liquoroso, prodotto nelle Cinque Terre dalle uve dei vitigni Bosco, Albarola e Vermentino. Se l’origine del nome sembra avvolta nel mistero – per alcuni deriva dal termine semitico "shekar" col quale, nella Palestina di 3.000 anni fa, venivano definite le bevande fermentate, per altri dal verbo dialettale "sciacàa", ossia "schiacciare", utilizzato in questo caso per indicare l'operazione di pigiatura dell'uva – certo è che il pregiato vino è divenuto l’emblema per eccellenza delle Cinque Terre. Un profumo fruttato, floreale, che ricorda le essenze della macchia mediterranea: sentori di frutta secca, confettura d’albicocca, pesca gialla e vaniglia, miele di castagno e spezie. Un colore caldo e intenso: dal giallo dorato all’ambra, tendente al topazio. Un sapore dolce, ma mai stucchevole, caldo, di buon corpo, vellutato e suadente, ben equilibrato, da una piacevole e lievissima tannicità. Comprendere sino in fondo un vino come lo Sciacchetrà significa, non solo assaporarne le qualità organolettiche ma anche apprezzarne tutto il bagaglio di conoscenze tradizionali legate alla cultura della terra.

Per saperne di più
Il sito ufficiale del Parco delle Cinque Terre
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tel. 0187 - 743500 (Cinque Terre Point La Spezia)
La webcam del Parco nazionale

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