La Recoleta, viaggio nell'eternità artistica di Buenos Aires: storie, personaggi e artisti di un Cimitero famoso

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Giovanni Bosi, Buenos Aires / Argentina

Di per sé il tema può apparire triste o addirittura morboso, eppure nel mondo sono davvero molti i cimiteri che si visitano da turisti. Raccontano storie importanti, quasi sempre esibiscono autentici patrimoni artistici, sempre sono espressione del periodo storico in cui sono sorti e delle tradizioni del Paese. A Buenos Aires, il cimitero della Recoleta è un luogo che è parte integrante della visita della capitale argentina, in un quartiere di grande interesse storico e architettonico. In definitiva, è un’opera d’arte diffusa.

 

(TurismoItaliaNews) Inutile dire che quando si cammina per i suoi vialetti ben curati, superato un primo momento di sconcerto dovuto alle bare in bella mostra all’interno delle cappelline (bare che nella consuetudine italiana non sono mai visibili), lo sguardo comincia a indugiare tutt’intorno, soprattutto alla ricerca di epitaffi più o meno suggestivi, per capire chi erano quelle persone, cosa hanno fatto in vita, in cosa si sono distinte o cosa ha loro riservato la sorte. Una degli “abitanti” più illustri è sicuramente María Eva Duarte de Perón, ovvero Evita Perón, scomparsa nel 1952, first lady (o primera dama per dirla in spagnolo) nonché seconda sposa di Juan Domingo Perón. Ma anche il premio Nobel per la chimica Luis F. Leloir, Isabel Walewski Colonna, nipote di Napoleone Bonaparte, e l’ex presidente Raúl Alfonsín.

E allora diciamo anche che una visita alla Recoleta non ti lascia indifferente, ma ti arricchisce di sensazioni, emozioni, ricordi e persino considerazioni. Qui non si lasciano fiori in onore dei morti, mentre le richieste dei vivi per esservi sepolti dopo la dipartita sono tantissime. Tanto per capire quale fosse fino agli anni Settanta il fortissimo grado di attrattività di questo cimitero per i porteños, vale a dire gli abitanti di Buenos Aires, pensate che c’era la moda di acquistare un appartamento con vista sul camposanto. Oggi (per fortuna) i gusti sono cambiati e si punta su Puerto Madero, il vecchio porto riportato a nuova vita con un sapiente intervento urbanistico di riqualificazione. In ogni caso intorno al cimitero la movida notturna impazza con locali, discoteche e mercatini, mentre al di sotto è spuntato uno shopping center e accanto c’è anche l’Hard Rock Cafè. Tutto è nella normalità. In Italia, invece, intorno ai cimiteri vige il vincolo che impone un divieto assoluto di edificazione.

Si fa presto a dire cimitero. Cos’è dunque esattamente quello della Recoleta? Di certo un cimitero monumentale in stile vittoriano neoclassico, con mausolei solenni e tombe sontuose (80 delle quali dichiarate di interesse artistico) in cui sono custodite le spoglie di personaggi storici o famiglie importanti come Alvear o Sarmiento. Ideato da Bernardino Rivadavia e disegnato dal francese Prospero Catelin, è stato aperto nel 1822 in quello che era l’ex frutteto del convento de los Padres Recolos, religiosi dell’Ordine francescano arrivati nella zona agli inizi del XVIII secolo. C’è un francese dunque alla base dell’assetto del cimitero e non a caso se si tiene conto che il quartiere della Recoleta ha molti edifici le cui facciate richiamano l’architettura tipicamente parigina e molti a Buenos Aires ne parlano come “el barrio parisino de la ciudad”.

La Recoleta, viaggio nell'eternità artistica di Buenos Aires: storie, personaggi e artisti di un Cimitero famoso

All’ingresso del cimitero tre date incise sulla pavimentazione ricordano altrettanti momenti importanti per la storia di questa struttura: 1822 (anno della sua creazione), 1881 (data della prima ristrutturazione) e 2003 (terzo intervento di sistemazione). Esistono regole consolidate per quanto riguarda la sepoltura: la salma dell’ultimo arrivato viene posizionata nella parte più alta della tomba mentre le altre scalano tutte di una posizione verso il basso; i resti di quelle più vecchie vengono man mano raccolte in una cassa comune.

La tomba di Rufina Cambacérès (1883 – 1902)

Tra le tante storie che si raccontano e che commuovono, c’è quella di Rufina Cambacérès (1883 – 1902), raffigurata in una scultura a grandezza naturale con la mano protesa verso la porta della sua tomba: è stata sepolta viva ed è stata il primo caso di epilessia verificatosi in Argentina. E’ stata la sua tragedia a spingere il mondo a cambiare le regole per poter procedere alla sepoltura di una persona deceduta: la ragazza diciannovenne si stava preparando per assistere ad uno spettacolo, quando improvvisamente è crollata a terra, esanime. Ben tre medici chiamati a soccorrerla e ad esprimersi sull’accaduto, ne hanno decretato la morte per un attacco di cuore. Così Rufina (nata in una famiglia benestante, erede di una grande fortuna in bestiame, e suo padre Eugenio noto scrittore e uomo politico morto di tubercolosi quando lei aveva appena 4 anni) è stata sepolta al termine del funerale in una bara collocata nel mausoleo realizzato per lei. Ma pochi giorni dopo un operaio ha trovato quella bara con il coperchio rotto in più parti: all’interno la povera Rufina (con mani e volto tumefatti) aveva cercato con le unghie di aprire il coperchio per uscire. Non era morta quando l’avevano sepolta, ma era finita in catalessi. Quando è tornata in sé risvegliandosi nella bara, è morta di sfinimento e shock. Questa è – almeno – la storia, arricchitasi nel tempo di dettaglio più o meno improbabili, più o meno fantasiosi. Di certo la sua tomba è un capolavoro in stile Liberty.

Sabù, il fedele cane di Liliana Crociati: toccargli il naso porta fortuna

C’è poi la tomba di Liliana Crociati, di origine italiana, morta nel 1970 ad appena 26 anni sotto una valanga a Innsbruck: la sua statua la immortala con accanto il fedele cane Sabù, toccare il naso del quale si dice porti fortuna. E tutti lo fanno, hai visto mai… E poi, tra le più visitate, la tomba di Evita Peron nella parte sinistra del cimitero, massiccia, in marmo scuro e al termine di un vicolo cieco. Non è sepolta insieme al marito, ma nella cappella di Juan R. Duarde, di cui era figlia illegittima. La salma è tornata in Argentina soltanto nel 1976 a seguito delle pressioni popolari dopo che nel 1973 - quando Peròn tornò al potere - la terza moglie Isabel si era opposta al rientro del corpo di Evita, sepolta con falso nome a Milano. Dopo la morte il corpo di Evita era stato imbalsamato e sepolto nella sede della Confederazione Generale dei lavoratori; nel 1955 quando Peròn fu cacciato dal potere, le spoglie furono spedite in Italia e qui ritrovate dopo molte ricerche per niente facili.

La lapide metallica di Eva Peron

E a proposito di María Eva Duarte il suo è stato uno dei casi più diffusi e conosciuti di imbalsamazione in Argentina. Ovvero tanatoprassi, trattamento “post-mortem” (in ogni caso da non confondere con l’imbalsamazione perpetua) che permette una conservazione temporanea del corpo per 10-15 giorni prima della sepoltura. Non tutti coloro che hanno desiderato di essere sepolti alla Recoleta ci sono riusciti: lo scrittore di Buenos Aires Luis Borges (1899-1986) ha fantasticato di essere sepolto in questo luogo, ma alla fine non è accaduto, perché è stato sepolto a Ginevra, in Svizzera.

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Giovanni Bosi, giornalista, ha effettuato reportages da numerosi Paesi del mondo. Da Libia e Siria, a Cina e India, dai diversi Paesi del Sud America agli Stati Uniti, fino alle diverse nazioni europee all’Africa nelle sue mille sfaccettature. Ama particolarmente il tema dell’archeologia e dei beni culturali. Dai suoi articoli emerge una lettura appassionata dei luoghi che visita, di cui racconta le esperienze lì vissute. Come testimone che non si limita a guardare e riferire: i moti del cuore sono sempre in prima linea. E’ autore di libri e pubblicazioni.
(A.F.)

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