Un bosco alleato del trasporto pubblico per aiutare l’ambiente: nelle Marche l’esempio della società Steat per il credito di carbonio
Giovanni Bosi, Fermo / Marche
Il verde come opportunità per la conoscenza del territorio e dell’ambiente, ma anche come contributo al “credito di carbonio” a parziale compensazione delle emissioni prodotte. E’ un esempio positivo quello che arriva dalle Marche e che ha come protagonista una Spa a capitale completamente pubblico: la Steat, l’azienda di trasporto delle persone che opera nelle province di Fermo, Ascoli Piceno e Macerata. Un possedimento terriero che era stato “versato” nelle casse della società in occasione di un aumento del capitale sociale, è stato trasformato in un bosco e valorizzato per tornare ad essere fruibile dalla collettività.
(TurismoItaliaNews) Un esempio virtuoso da seguire, sicuramente. Che peraltro assume un valore ancor più strategico se si considera che ad attuarlo è stata una società pubblica che opera nel campo della mobilità e che si ritrova impegnata a svolgere il compito sempre più in maniera green e dunque sostenibile, a partire dai bus in esercizio e dai carburanti utilizzati. L’occasione per parlarne è stata la presentazione del primo piano sociale e ambientale di Steat, illustrato in occasione della trentesima edizione di Tipicità Festival al FermoForum. Una cornice quanto mai adeguata e pertinente, visto che proprio Tipicità è tradizionalmente vocata sia alla valorizzazione dei territori, che alla diffusione della buone pratiche. Lo ha sottolineato lo stesso direttore Angelo Serri nell’introdurre il tema e nell’evidenziare lo sforzo non comune messo in atto da Steat con un lungo periodo di verifiche, analisi, certificazioni.
“Avendo la responsabilità di guidare una delle più importanti aziende di servizio pubblico operanti sul territorio fermano, è per me d'obbligo dedicare la dovuta attenzlone alle performance economiche della Steat, ma è altrettanto vero che il valore reale di un'azienda non si misura solo da utili e ricavi: ogni impresa, a maggior ragione se pubblica, ha il dovere di interfacciarsi con i propri soci, il territorio, l'ambiente, i clienti, i lavoratori. Tutti soggetti portatori di uno specifico interesse nei confronti dell'azienda e proprio tenendo conto di questo, Steat dedica agli aspetti legati alla responsabilità ambientale e sociale del proprio lavoro altrettanta importanza di quella riservata all'equilibrio economico” ha tenuto a dire il presidente Fabiano Alessandrini, che ha fortemente voluto l’adozione di questo piano sociale. Così oggi l’azienda si assume nuovi e più ambiziosi impegni di miglioramento, proponendo una relazione completa ed esaustiva del suo operato in ciascuno dei tre ambiti fondamentali della sostenibilità: sociale, ambientale ed economico.
Steat – acronimo di Società Trasporti Ete Aso Tenna - è tecnicamente una società interamente a capitale pubblico: i soci sono la Provincia di Fermo (detiene la maggioranza con il 84,034% delle azioni), il Comune di Fermo, la Comunità Montana dei Sibillini ed altri 39 Comuni. Steat Spa insieme alla Sirio Scarl ha pure costituito una società consortile per la gestione del servizio di trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, nel territorio della Provincia di Fermo. Un bosco dunque. Ed è questo a destare curiosità e soprattutto interesse. Il parco si trova sul Monte Cacciù, tra Fermo e il mare Adriatico, che ormai grazie a questo progetto di bilancio ambientale e di ecosostenibilità costituisce un bene ambientale di notevole pregio per le sue caratteristiche floristico-strutturali e per il contesto territoriale in cui si colloca. “Infatti è situato in un territorio in cui le cenosi forestali sono piuttosto rare, soprattutto a seguito della presenza ultramillenaria dell'uomo, che ha man mano sostituito la copertura originaria delle foreste primarie con colture agricole o comunque con una vegetazione antropogena – spiega Carlo Francalancia, professore emerito di biologia vegetale dell’Università di Camerino - la varietà delle essenze arboree e arbustive è notevole; sono state classificate 56 entità diverse. Numerose sono le specie autoctone quali roverella, rovere, carpino bianco, ciavardello, leccio, pino d'Aleppo, ontano nero, acero, frassino maggiore. Molto diffuse sono anche le specie ornamentali come le conifere (cedro, pine, abete) e le latifoglie (ippocastano, ligustro, salice piangente)”.
Il Parco costituisce un ottimo sito per svolgere attività didattico-educative di tipo naturalistico - ambientale, oltre che per eventi culturali e ricreativi in genere. A tale scopo sono stati predisposti dei cartellini identificativi con le informazioni più importanti (nome volgare, nome scientifico, famiglia di appartenenza, area geografica di distribuzione, habitat). Il Parco può insomma portare un contributo rilevante per formare una consapevolezza che questi temi non vanno affrontati solo sotto l’aspetto conservazionistico, ma anche e soprattutto, in funzione di uno sviluppo realmente ecosostenibile.
“In questo percorso ci conforta la convinzione che il costante aumento del nostri clienti nel corso degli anni pre-pandemia, sia dovuto anche al fatto che l'azienda è percepita dai cittadini fermani come parte integrante del tessuto sociale del territorio e non solo come un semplice fornitore di servizi. Uno stimolo in più dunque per Steat per continuare sulla strada intrapresa e mettere la sostenibilità sempre più al centro delle proprie strategic imprenditoriali” chiosa il presidente Fabiano Alessandrini.



