Ipogeo dei Volumni, le impressioni dell’architetto visitatore

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arch. Luciano Beddini, Perugia
presidente Club per l’Unesco Foligno e Valle del Clitunno

Trovarlo non è proprio facile, purtroppo. Ma d’altra parte vista l’aura di mistero che, almeno nell’immaginario collettivo, circonda gli Etruschi non ci si dovrebbe aspettare di più. E forse è anche giusto che una necropoli sia posta in posizione in un certo senso “riservata” ma abbiamo il sospetto che questo allontanamento dalla visibilità del circuito turistico non sia proprio una ricercatezza culturale quanto una trascuratezza.

 

Ci hanno messo un carico da undici il tracciato della ferrovia, prima, e quello della “superstrada” poi, cosicché l’elegante ottocentesco ingresso apogeo si è trovato costretto tra due pur utili ma mortificanti strutture. Soprattutto il viadotto stradale inquieta per l’incombenza e, certo, non aiuta gli umori dei visitatori colpiti dall’impatto con un luogo estraniato per la commistione di presenze ...sconvenienti.

Un'ipotesi di "mitigazione" del viadotto che incombe sull'Ipogeo dei Volumni secondo l'architetto Luciano Beddini

Tuttavia non siamo pessimisti, con pochi interventi di “revisione” del contesto paesaggistico si può immaginare uno scenario più accogliente senza mega progetti e senza mega investimenti che renderebbero altamente improbabile la fattibilità. Probabilmente affidando la riqualificazione a soluzioni a cavallo tra l’ingegneria naturalistica e l’installazione di land-art si potrebbe ottenere un contesto più adeguato all’incredibile patrimonio che ospita: immagino il viadotto schermato con una semplice struttura metallica posta a spalliera, che dal piano stradale scende al suolo, colonizzata da vegetazione rampicante a creare una quinta che rimanda all’ars topiaria, un grande fondale verde, magari di aspetto cromatico cangiante con le stagioni... ma qui esorbito la visione del visitatore/turista che mi ero imposto.

Prontamente sfuggo l’agguato del mio interesse professionale e rientro nei ranghi del visitatore. L’accoglienza degli operatori presenti ristabilisce l’umore, il personale è qualificato e la signora che accompagna gli ospiti, gentile ed appassionata agli oggetti in custodia, ci apre la tomba di Arunte con un rispetto non attenuato dall’abitudine.

La visione è preceduta dall’osservazione e la descrizione di decine di urne funerarie ordinatamente collocate all’ingresso, di sorprendente fattura, di straordinaria suggestione, testimonianze di inattese quanto raffinate abilità artigianali. Un colpo d’occhio che indubbiamente cattura prima del dromos che conduce al vestibolo e alle camere ipogee. Qui la maestosa urna di Arnth, in un ambiente che sa di casa, non solo per le precipue caratteristiche architettoniche con cui l’ambiente è stato realizzato, ma per essere naturalmente accogliente: ad imitazione di una abitazione gentilizia di età ellenistica, come d’altronde le urne, che hanno anch’esse tipologia architettonica e con coperchio a spioventi, come una scatola cinese, o antesignana matrioska. La porta dell’aldilà è vigilata da due demoni risoluti ma con ali d’angelo, l’aspetto mi rassicura sul fatto che abbiano tollerato questo mio irriverente pensiero.

Abbiamo attraversato l’ampia necropoli sul versante assolato della collina incontrando numerose altre tombe ipogee, più piccole di quella del potente Arnth Velimna, ma ognuna custode di fascino e bellezza; purtroppo sono state protette con discutibili tegoloni in calcestruzzo prefabbricato buttati sui fianchi di terra che le opprime in maniera direi... dolorosa. Da alcune di queste sono state tratte vestigia e reperti ora custoditi nel museo più a monte.

Il percorso della Necropoli del Palazzone, tra il profumo della vegetazione a fatica tenuta a bada per la scarsità di risorse umane, sottopassa il viadotto -gigante che incute timore anche agli spiriti- e conduce all’Antiquarium dove sono esposti i reperti che ci aiutano a conoscere l’antico popolo degli etruschi. Una raccolta davvero preziosa ed entusiasmante.

La nostra gentile accompagnatrice capisce lo stupore del visitatore ignaro di tanto valore e si astiene dal commentare anche qualche mia pedanteria non convenientemente frenata, anzi sta al gioco e rilancia sulle curiosità con paziente attenzione. Veniamo riaccompagnati nell’aldiqua con reciproco compiacimento per la visita. Fuori, sull’improbabile parcheggio con rampa d’accesso a gomito, dannazione degli autisti che accompagnano le scolaresche, il sole ha impietosamente surriscaldato la nostra auto.

 

Arnth Velimna Aules: con gli etruschi nell’Ipogeo dei Volumni per un salto nel tempo di 2.300 anni

 

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